Una vita a foglietti

10 maggio – Tutto in un solo giorno

CALENDARIO-maggio1Comincia presto questo 10 maggio, tanto presto che forse è iniziato ieri!

Come spiegare quel colpo al cuore che ti prende nel sentire la voce di tua figlia rotta da lacrime e dolore? Non è la paura dettata dalla lontananza, ma la scoperta che sta facendo di una ferita nuova, diversa.

Non è facile conoscere e convivere con il dolore. Alcuni arrivano troppo presto. Non li riconosci. Si siedono accanto a te, diventano la compagnia di tutti i giorni. Sono la causa e il rimedio dei tuoi mali. Loro sanno e quindi sanno anche capire. Gli altri no. Non sono seduti sempre accanto a te, passano; e non basta per comprendere.

E allora il pensiero di una sofferenza mi strazia il cuore, la sua solitudine nel doverlo affrontare mi pietrifica, perché so che per lei è nuovo, la mette di fronte a una separazione che sa che può esistere, l’ha anche vissuta ma non l’aveva capita. Ora si.

Ma il vero 10 maggio comincia, in chiesa, dove ci ricordano di “amarci gli uni con gli altri”. E io penso a quanto abbiamo amato qualcuno che non ha capito, come non sono più capace di raccontare quanto vorrei amare, come un cuore zoppo cerca di camminare ancora diritto.

E poi comincia un’altra volta, in un portone spalancato, manifesti ovunque e scale zeppe di fiori. Fiori che addolciscono lo sguardo e regalano un profumo intenso, che stordisce. Sanno che sarebbe meglio perdersi in un oblìo piuttosto che salire quelle scale e andare a vedere.  Invece i gradini poco a poco finiscono, la porta è aperta, una stanza, un letto, tanta gente, tanto silenzio. Non ci sono lamenti, c’è un grande dolore! Muto, forte, dignitoso. Ci sono singhiozzi nascosti, lacrime che hanno cambiato lo sguardo degli occhi. Tutto sembra uguale, fermo, immobile; mai più sarà tutto uguale. Due persone si abbracciano: hanno lo stesso dolore, uno vecchio, incancrenito quasi, l’altro giovane, ancora da venire. Rimbalza tra queste mura come pugni su un punching ball, ma non ci sono punti da segnare, solo colpi da incassare.

Chi c’è qui oggi, chi  vive in questa casa, sa che inizia qualcosa di nuovo e sconosciuto. Cambierà tutto. Questo dolore che hanno voluto tenere privato, invece ha attraversato montagne, è andato a scuotere altri cuori lontani, che non condividono abbracci ma solo lacrime. Arriverà il momento per vedersi, per ricordare ciò che era e che non sarà più. E tutto questo silenzio mi fa scoppiare il cuore.

E comincia un altro 10 maggio, quello dell’essere umano, quello di madre e figlia. Ho sentito quella voce distrutta che da migliaia di chilometri urlava il suo dolore, la sua rabbia per non esserci, per non aver saputo e di come fosse sola e persa e cercasse conforto da chi sa che, naturalmente, c’è sempre per lei, anche solo dietro il filo di un telefono. E il suo dolore amplifica ancora di più il mio. Non poterla abbracciare, non poterle raccontare di come vita e morte camminano sotto braccio e nessuna delle due può dimenticare l’altra. E tutto il suo dolore, così vivo nel mio, non poteva spiegarmi come è stato possibile chiedere ad altre persone come hanno fatto a non provare niente, o a cosa ci fosse nel “loro” cuore, quando hanno visto spezzarsi davanti ai loro occhi quelli dei figli?

Come? Cosa?

E perché io piango un papà morto che non è il mio, pensando all’idea di questo dolore, di questa perdita che fa male, ma che è giustificata da una fine.

La mia sofferenza è per ciò che non è finito ma non ha più un legame, all’idea di un letto, di una malattia, di un bisogno che non vedo, che non sento, che mi condanna ancora una volta alla solitudine. E purtroppo questa la conosco bene, ritorna. Sempre.

E questo è il mio 10 maggio: tutto in un solo giorno.

Come tanti altri giorni sola.

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