Una vita a foglietti

25 Aprile, di Salvatore Capasso

Non è un errore di data, è la “casualità”, a cui non credo, che mi ha portata a conoscere solo ieri questo pezzo. Ho avuto quasi timore a farlo apparire nel mio blog perché qualcuno, distratto, potrebbe pensare che sia mio e non lo è. Di mio c’è solo questa foto, scattata poche sere fa, che ho scelto perché è lo stesso panorama di cui si parla in un altro momento dell’anno. L’autore è mio figlio, Salvatore; lo dico con grandissimo orgoglio e un’emozione che mi stringe il cuore. Buona lettura.

Oggi sono fiducioso.
Il mondo, intorno a me, vive sospeso sull’orlo del baratro. L’epidemia è solo uno dei meccanismi di collasso che la civiltà umana, in maniera congenita, ha creato, e a cui è affidato l’arduo compito di farci comprendere come il moto perpetuo verso la crescita, molto poco sociale, troppo poco culturale, sì scientifica, ma soprattutto, più che tirannica sulle altre, economica, sia la firma sulla nostra condanna. E per crescita economica intendo la speculazione assoluta e assolutamente irrispettosa di qualsivoglia valore. Userò una similitudine del mio mondo, che sia più chiara possibile: ogni anno l’umanità, rappresentata da un grattacielo, ha bisogno di realizzare nuovi piani per sopravvivere. Accedere a risorse sempre maggiori? Un nuovo piano. Aumentare la produzione? Un altro piano. Soddisfare il crescente bisogno abitativo? Ancora uno. Far sì che il PIL cresca? Magari due. E non solo. Abbiamo bisogno che ogni anno il grattacielo cresca più dell’anno prima. “Sky is the limit”, ci ripetiamo. In realtà neanche più il cielo lo è, e aggiungerei fortunatamente in qualche caso, da buon appassionato di astronomia.

Ma in questa corsa sfrenata, non abbiamo l’accortezza, e tantomeno la voglia, di guardarci indietro: ciò che supporta i nostri sforzi sono i piani inferiori, fatti a immagine e somiglianza dei nostri difetti, ed ancora più in basso le fondamenta, che nelle nostre tacite ipotesi strutturali consideriamo perfette: assorbiranno qualsiasi carico, urto, vibrazione, senza cedere mai. In realtà, può essere giusto considerare perfetto il nostro pianeta. Ciò che abbiamo tralasciato, è che questa magnifica struttura non è a nostro uso esclusivo. Semplicemente non ci appartiene, perché essa è, come noi, parte integrante di un meccanismo che raggiunge continuamente nuovi stati di equilibrio.
Tutto questo conduce ad una soluzione scontata: quando i piani saranno troppi, la fondazione non cederà, era qui da troppo tempo e lo sarà per molto altro dopo che l’ultimo ricordo dell’uomo sarà un mattone consumato dalla vita, ma semplicemente ricercherà un nuovo equilibrio.

Saremo preparati, o crolleremo su noi stessi, sui piani deboli sotto di noi, su paesi e popoli dove l’assenza di diritti, che in giorni come questi rivendichiamo a gran voce (25 aprile), ci permette di vivere con le comodità di cui godiamo?

Ci abbatteremo con violenza sui “colpevoli”, dimenticando che ogni elemento della società ha contribuito, volente o nolente, conscio o meno, a condurla nelle condizioni attuali?

O, infine, soccomberemo, lottando finché avremo aria in corpo contro l’altro uomo o la natura maligna, la fondazione menzognera e traditrice, fuggita al nostro controllo mentre eravamo più in alto possibile, cosicché la caduta fosse più rovinosa.

Può sembrare scontato, stupido, anche fine a se stesso fare ragionamenti del genere, come ci si trovasse in un fiume inarrestabile e noi, povere e semplici goccioline, volessimo risalire la corrente. Ma questo momento, questo 25 aprile, questo sabato, questo tramonto che continuo a guardare dalla stessa mattonella, hanno qualcosa di diverso.

Non parlo della ricchezza del colore, della nettezza geometrica delle nuvole, del calore degli ultimi raggi; questo, semmai, dovrebbe riportarci alla mente e spiegarci, con emozioni più che con parole, che abbiamo la fortuna e non più il merito di ammirare una realtà che ha un tempo diverso dal nostro, talmente più grande, diverso, da continuare ad ammaliarci, da costringerci a cercare ogni sera, nello stesso tramonto, quella sfumatura, quella particolare nuvola, che siano testimonianze, per noi tangibili, di poter trascendere.

Rubare piccolissime impressioni, dettagli, conservarli, effimeri, nelle nostre menti, sentendoci per un secondo partecipi del tempo smisurato dell’universo, graziati dalla sua casualità della consapevolezza di questo godimento.
Ciò di cui parlo, e che dovrebbe incoraggiarci, è che sento che le mie mancanze, la mia impotenza verso tutto questo, possano essere colmati da un’entità superiore, nella quale il numero assume connotati di qualità, dove lo sforzo combinato, di chi come me è limitato, aggiunga qualcosa a chi ha tanto di più da dare al mondo, e a cui manca proprio una piccola frazione. 

Mi interrogavo spesso sul linguaggio architettonico dei nostri giorni: ogni età, nella storia, ha saputo esprimersi con un linguaggio, una sorta di ricerca condivisa, che pur nella totale libertà e varietà di risultati, continuava a mostrare caratteri trascendenti ed identificabili. Spesso tali linguaggi potevano essere associati alla necessità di conciliare nuove modalità e tecnica costruttiva a nuove forma, o viceversa, o ancora di raggiungere un particolare scopo, ritenuto fondamentale in un dato luogo e tempo. Pensavo, riguardo al nostro linguaggio, che debba essere quello della sostenibilità, che concili, in un unicum inscindibile e necessario, il processo progettuale, la ricerca e il risultato, non solo nel rispetto dell’ambiente, ma nella totale simbiosi con esso, fondendo vocaboli della forma, della struttura, della tecnologia alla ricerca dell’equilibrio. Ovviamente tale linguaggio necessiterebbe delle sue strutture sintattiche, di parole per riempirle, ma ciò non mi appartiene, e probabilmente non appartiene a nessuno.

Ciò che voglio mi appartenga, e voglio ci appartenga, è la convinta e totale dedizione alla loro ricerca. 

E, ora, non parlo solamente di architettura, ma del nostro approccio alla vita, al lavoro, alla società. Ho una fiducia sconfinata nella mia generazione. So che tantissimi come e meglio di me percepiscono tale necessità di cambiamento, perché questa è la grande sfida del nostro tempo, e non possiamo tirarci indietro.

Siamo la generazione degli “incapaci” perché cresciuti con troppe e facili scorciatoie, dei “fannulloni” perché all’età in cui i nostri genitori creavano una famiglia stentiamo a guadagnarci il pane, delle “cavie” degli effetti del totale disinteresse per la vita e la natura di chi ci ha preceduti, dei “condannati” ad essere schiacciati dalla competitività spietata che ci ha allevato e che, in ogni ambito, dobbiamo prepararci ad affrontare. 

Siamo tutto questo, ma saremo molto di più.
Saremo la generazione che salverà il mondo, perché nessun’altra dopo di noi potrà farlo. Saremo quelli che affronteranno la sfida più difficile perché non è contemplata la sconfitta.
Saremo la generazione del sacrificio, perché noi per primi dovremo cambiare il modo di percepire la realtà, prendere atto della nostra condizione e rinunciare a cose che sembrano indispensabili come l’aria che respiriamo, ma è ciò che va fatto se vogliamo liberare i nostri figli dalla prigione in cui noi stessi siamo nati e dove ci accontentiamo di rincorrere piccole soddisfazioni nel nostro piccolo tempo, invece di immolare mente e corpo al tempo più grande, dell’umanità e della Terra.
Oggi sono fiducioso, perché per la prima volta abbiamo aperto gli occhi, e la prigione l’abbiamo vista crescere con noi, e il desiderio di liberarcene supererà qualsiasi altro.
Noi siamo la generazione che cambierà la dimensione del tempo, perché sento che il desiderio di rivalsa, condiviso, diventa realtà.

Salvatore Capasso

One thought on “25 Aprile, di Salvatore Capasso

  1. Teresa

    Chiara analisi di quella che definisco “la notte dell’uomo”.
    Posso solo elogiare la commovente e straordinaria volontà di questo giovane uomo, di volere essere la generazione che “salverà il mondo”.
    Bravo Salvatore.
    Non mollare mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: