Una vita a foglietti

A pelare patate…

sbucciare patate L’immagine dello sguattero con un quintale di patate davanti da sbucciare è la prima che ti viene in mente se pensi a questo gesto. Come una delle cose più umili da fare, o quella da far fare all’ultimo della fila.

Ma le patate le sbuccio anch’io; e mentre lo faccio, scopro che mi regala una grande opportunità. Mi fa pensare.

A volte una scritta da un mondo virtuale mi ricorda che non “pubblico” da un tot di giorni, ma tra non pubblicare e non scrivere o pensare, ce ne passa. Perché io, di pensieri ne ho miliardi. Su tutto. La mia testa è talmente piena che comincio a perdere colpi. E dunque scrivo. Sperando di trovare ordine su questi righi che mi aspettano, rassegnati alla furia della mia penna.

Ma cosa posso pensare mentre sbuccio patate un sabato mattina di giugno, con fuori una magnifica giornata?

Penso a ieri, al famoso Brexit, all’80% e più di cittadini britannici che in un giovedì di una giornata meteorologicamente parlando, tremenda, sono andati ad esprimere un parere. Più dell’80% un giovedì. E come non devo pensare alle nostre domeniche di voto, ai dilemmi “è giusto farli se c’è il ponte?”, “è domenica da mare” a quando aggiungevamo il lunedì per i ritardatari ma per raggiungere che cosa? Un numero sempre minore di votanti. E poi da ieri mi è capitato di leggere, da parte dei miei connazionali, che credo abbiano poco  da insegnare da un punto di vista civico agli anglosassoni, diverse critiche. “Me lo diceva il nonno” “ Sono superbi” “Pensano solo ai fatti loro” e così via.

Io non lo so cosa significherà questo voto per il futuro loro e di noi tutti. So che LORO hanno scelto. Hanno avuto il coraggio di credere in ciò che volevano e, anche se per poco, hanno vinto. Come aveva vinto la Grecia ve lo ricordate? Anche loro avevano avuto coraggio, ma la differenza è che sono già schiavi e i loro capi non hanno rispettato il volere di un popolo. In Inghilterra Cameron si è dimesso.

A noi arrivano i commenti degli economisti, di Renzi che parla dell’Europa della “fantasia”; cavolo, per una volta devo dargli ragione: da quando siamo passati all’euro, di fantasia ce n’è voluta molta. Per tirare avanti.

Perché mi chiedo cosa pensiamo noi gente comune non di questa Europa, ma di questa nuova moneta. Dal suo arrivo chi ha avuto benefici? Forse quelle banche che oggi strepitano, forse la Merkel che ha, di fatto, avuto il controllo dell’Europa. Noi, quelli che non hanno competenze, quelli che sono laggiù a remare come gli antichi schiavi per far avanzare la barca, abbiamo visto due cose: gli stipendi adeguati all’euro, alias dimezzati e il costo della vita che si è invece completamente adeguato al cambio 1 a 1. Un gelato 1000 lire un gelato 1€. Un litro di latte 1200 lire, un litro di latte 1,5 € o anche più. E se pure non siamo economisti, capiamo che non è la stessa cosa. Così siamo scomparsi. Scomparsi i piccoli artigiani, scomparsi tanti posti di lavoro, scomparsi risparmi e scomparse tante vite che non hanno retto ai fallimenti. Mentre si risollevavano banche che non aiutavano chi dovevano e quando sono intervenute lo hanno fatto mostrando il loro vero volto: strozzini. E più cresceva la nostra povertà, più aumentava la corruzione e il degrado. Ricchi più ricchi, poveri più poveri e ceto medio quasi scomparso.

La forbice tra chi ha e chi non ha, tra chi può e chi non può, si è aperta a dismisura, allontanando, se fosse possibile, ancora di più la “politica” e la realtà.

Questo ci resta. Oggi è questa la nostra condizione. Quella che molti non vogliono vedere, quella di cui parlano i nostri politici (non li chiamo rappresentanti perché non ci rappresentano, non li abbiamo votati, sono usurpatori moderni), solo per recitare una lezione come a scuola, imparata a memoria, ma mai studiata, mai vissuta.

E mentre continuo a sbucciare patate mischiando bucce e desiderio di libertà, mi viene in mente una donna. Una che non c’è più ma che ha lasciato forti testimonianze del suo fare, del suo pensare: Oriana Fallaci. La mia storia con lei è stata strana. L’ho conosciuta (parlo di libri ovviamente) molto presto, poi l’ho tralasciata perché non mi piacciono gli autori con l’etichetta di destra o di sinistra, io credo nella libertà, ma poi l’ho ritrovata quando ho scoperto che non andava più bene né a destra né a sinistra. Perché lei era libera.

Libera di avere un pensiero, libera di volerlo esporre, libera di volerlo difendere e diffondere, libera di non avere un prezzo. Se avrà avuto anche ragione con le sue previsioni, ce lo dirà solo il tempo.

Mi dispiace che oggi non ci sia più, avrei letto con curiosità il suo pensiero sul risultato dell’UK, perché la sua conoscenza del mondo era quasi spaventosa.

Perché, per le volte che la sento citare, davvero mi chiedo se chi la critica ha mai letto fino in fondo, per intero, un suo libro. Lei mi ha dimostrato che si deve arrivare alla fine di un discorso. Leggendo alcune sue affermazioni, mi sono al momento meravigliata, ma non avendo voluto giudicare, ho trovato poi le risposte di cui l’argomento aveva bisogno.

E non me ne sono meravigliata. Una mente così aperta, così preparata, con tanta conoscenza della storia e degli uomini, non poteva deludermi. E continuano le domande. Le sue interviste hanno fatto il giro del mondo, tutti sanno che ha incontrato i grandi leader del mondo arabo, ha visto la guerra e i suoi orrori, ma tutti hanno letto anche i contorni di questo suo lavoro? Sanno delle sue umiliazioni, sanno che la violenza gratuita a cui l’hanno obbligata ad assistere ha segnato la sua vita, così come le interviste stesse? Ma perché allora è stata bandita da quel suo mondo di “sinistra” che inizialmente la annoverava tra le sue fila con molto orgoglio, visto lo spessore del personaggio?

La risposta mi sembra banalmente semplice: era troppo vera per questo nostro mondo. Le sue parole “… c’è un momento in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo, un dovere civile, una sfida morale…” non sono sillabe messe insieme per costruire una frase. Sono il risultato di una coscienza, di un vissuto, di una storia personale che merita di valere. E come mai noi l’abbiamo fatta esiliare? Come mai le abbiamo tolto la sua casa, la sua terra, la sua famiglia, come mai non abbiamo avuto rispetto per quella sete di verità? Anche questa risposta è semplice: abbiamo paura. Ascoltare la verità, sentirsi rimproverare per gli errori commessi non è nostra abitudine. Se ci richiamano per aver buttato una carta a terra, rispondiamo con arroganza e forse togliamo il saluto. Noi non rimproveriamo neanche i nostri figli, perché colpe non ne vogliamo. Scaricarle addosso agli altri è molto più semplice, soprattutto più comodo.

Abbiamo grandi progetti con obiettivi mondiali, e non riusciamo ad andare d’accordo con chi lavora al nostro fianco, rosi dall’invidia e dalla pochezza.

Di colpe ne abbiamo tante.

Anche di sprecare il nostro tempo sbucciando patate senza lasciare il cervello acceso.

2 commenti su “A pelare patate…

  1. Teresa d.

    Si, loro hanno scelto e hanno fatto il loro dovere di cittadini aventi senso civico. Come finirà lo dobbiamo vedere, pare sia considerato un voto di protesta il loro.
    Concordo che dall’euro in avanti noi italiani siamo in continua sofferenza, quel cambio iniquo ci ha rovinati. E sono pure certa che gli economisti dei giorni nostri, ma forse di tutti i tempi, sono solo dei teorici ma di pratico prevedono ben poco. Tutte le conseguenze che la Brexit può comportare negli equilibri socio-politico-economici dell’Europa e non solo, se lo chiediamo ai molti espertoni della sovranità monetaria, ho la sensazione che nessuno sa cosa succederebbe, nessuno ha anche solo uno straccio di modello di previsione. E non avremo mai nessuno disposto ad ammettere che “ci abbiamo provato e abbiamo fallito”. Ammettere di sbagliare non è consentito nella civiltà odierna. Non ho letto la Fallaci, non so se ha mai parlato di economisti, so che non si arrendeva alle teorie e alle diplomazie, che dove portava il corpo portava sempre una lucida mente e un’anima, che amava la verità e vedeva la realtà. Credo che avrebbe stroncato questo sistema di potere delle banche, questa loro collusione nel crollo dell’economia, questo agire speculativo.
    Quanti pensieri, sbucciando patate a non solo…

    1. Paola La Valle Autore

      Mi piace la tua certezza che lei ci sarebbe riuscita. Io invece mi chiedo dove sono finiti i suoi tanti lettori visto che i suoi pensieri sembrano dispersi nel vento….

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