Una vita a foglietti

A Roccapiemonte Andrea De Carlo e il suo ultimo libro

De CarloDa Vivimedia

A Roccapiemonte si apre il nuovo anno con il “botto”: Andrea De Carlo presenta, grazie alle Associazioni Fedora e Rosa Aliberti, il suo ultimo libro “L’imperfetta meraviglia” (Ed. Giunti).

L’appuntamento è alle 18,00 e pochi minuti dopo sono già pronti per iniziare; sala gremita, gente in piedi, insomma, la “solita” Roccapiemonte accogliente e presente.

La serata sarà moderata dalla giornalista Cristina Marra, ma è Gaetano Fimiani, presidente di Fedora, a fare i saluti di benvenuto, e non è una cosa che capita spesso. L’eccezionalità della serata la confermano le sue stesse parole, che ricordano la considerazione di Italo Calvino per questo autore, a cui addirittura firmò una prefazione al suo primo romanzo. Averlo a Rocca, bere un caffè con lui nel pomeriggio è un premio che, conoscendo un pochino Gaetano, immagino conserverà per sempre.

Ma nonostante la grande emozione, non si impadronisce della scena, e questa sarà una caratteristica della serata; se dovessi descriverla in una sola parola, la definirei “essenziale”; forse è stata una delle più veloci presentazioni che abbiamo seguito, ma vi posso assicurare che non abbiamo mai avuto l’impressione di non essere soddisfatti.

Andrea De Carlo non è solo scrittore, ma anche fotografo, musicista, pittore: lo definiremmo Artista in un solo termine e la sua sensibilità verso i dettagli della vita si sentiranno tutti in questa conversazione che proverò a raccontarvi.

Il colloquio tra Cristina Marra e Andrea De Carlo, nasce e si sviluppa in un percorso che ci permette di toccare tutti i temi del libro. Cominciamo dalla foto di copertina, a firma dello stesso autore, da quel bel gelato appena un po’ sciolto che rappresenta il punto centrale, l’elemento che unisce i protagonisti della storia; storia che si svilupperà in soli tre giorni in un luogo reale della Francia, nel mese di novembre.

Nick e Melania sono due personaggi apparentemente agli antipodi l’uno dall’altro. Lei donna alla ricerca della perfezione nella particolare arte del gelato, lui cantante rock di fama internazionale, che da tempo ha dimenticato di mettere passione nel proprio lavoro.

Lei nasce nella fantasia di Andrea per raccontare un luogo di vacanza nei periodi in cui i turisti non ci sono più; con l’altro vuole mostrare i retroscena della vita di una star. Nel tempo, le strade di questi due personaggi si sono incrociate nella fantasia dell’autore e hanno fatto nascere la storia.

Lei, stanca degli uomini, sceglie una nuova relazione con una compagna; lui è alle soglie del terzo matrimonio; loro in comune hanno un passato di dubbi e incertezze che ne hanno, ovviamente, condizionato le scelte.

Il tono della conversazione è fatto di domande e risposte, di tasti toccati che, come su un pianoforte, immediatamente restituiscono note. Note che diventano musica e in veloci giri di lancette, ci svelano tantissimi particolari di questo libro.

Melania e Nick non li definiremmo giovani; lui ha quasi 60 anni e la voglia, o forse solo la tentazione, di rimanere ragazzino nell’aspetto ma soprattutto nell’atteggiamento; De Carlo aggiunge, di suo, che a volte il chiletto in più, qualche ruga sul volto e una spruzzatina di bianco tra i capelli, può aiutarci a comprendere una sorta di maturazione.

Ma anche queste considerazioni di vita, l’autore le inserisce così, come se fossero delle appendici del romanzo, o stanno lì solo a confermare che il libro è nato da pensieri reali, da ricerche quotidiane, dal desiderio di raccontare esistenze che non sempre sono oggetto di introspezione, ma solo di culto apparente.

Milena, come detto, ha voluto una compagna per la sua vita, scelta che inizialmente le apre prospettive di gioia, di libertà, di maggiori spazi, ma non sono sentimenti duraturi. Con il tempo anche quella relazione assume gli stessi aspetti negativi delle precedenti avute con altri uomini. La routine, il gioco dei ruoli si ripresentano puntualmente, a confermare che quando l’equilibrio manca all’interno della tua vita, non ci sarà nessun rapporto che potrà mai compensarlo.

L’episodio scatenante è un black out che colpisce la cittadina: senza corrente elettrica per Milena è una tragedia perché le si sciolgono i gelati; Nick perde le comodità ed è costretto a rallentare i propri tempi.

Come la scelta del mese, novembre, uno dei mesi in cui non è più estate, ma non è ancora nemmeno inverno, anche quell’interruzione del normale flusso quotidiano diventa una scelta dell’autore per cercare di fermare il tempo, di obbligare i suoi personaggi ad interrogarsi.

Il libro è pieno di domande. Cristina Marra sottolinea come da sempre De Carlo abbia scritto testi che hanno lasciato molto spazio al lettore per inserire le proprie visioni, il proprio vissuto, ma forse questo lo è ancora di più. E uno dei passaggi che per antonomasia rende questa apertura verso il lettore è rappresentato dal gusto al fior di latte. Il suo colore bianco, la sua semplicità ma allo stesso tempo l’estrema delicatezza, lo rendono unico. È il gusto che scegli se non sai cosa prendere, ma lo si vuole anche perché sta bene con tutto. È qualcosa di neutro e per noi rappresenta il foglio bianco dove possiamo appuntare i nostri personali pensieri, le nostre domande private. O sarebbe meglio come posto dove conservare risposte.

Andrea si lega al concetto e risponde che la vita è piena di domande. Le domande possono continuare all’infinito e anche qui, a volo, infila un pezzo del suo di vissuto. Una finestra sul suo passato di papà che friggeva i sofficini nel latte alla figlia “sperando che facessero meno male”, ma che veniva assillato da quella sfilza di “Perché” che sono tipici dei bambini, che ti portano all’assoluta convinzione che appunto le domande si possono susseguire per ore, ma non sempre si trovano risposte per ognuna di loro.

Poi si passa al titolo e viene posta la domanda: perché quello? In realtà L’imperfetta meraviglia è anche il nome della gelateria di Milena e la risposta di Andrea è ancora un quesito: perché la meraviglia è perfetta? Ma questa è anche la domanda di Nick a Milena e De Carlo le dà voce per anticiparci la risposta: perché non dura.

Ci parleranno ancora del luogo dove si incontreranno, la casa nel bosco che può ricordare quella delle fiabe; del tatuaggio con la doppia A di Milena; delle tante “cose” di Nick che non gli permettono comunque di avvertire il senso di appartenenza ad un luogo ma solo del possesso; del volo che può, metaforicamente, rappresentare il salto verso il nuovo.

Ecco, è passata un’ora. Tutto è sembrato come il giro vorticoso sulla giostra, con immagini, parole, sensazioni che si sono succedute come fotogrammi che pensavi di perdere, ma che invece sono rimaste impresse sulla pellicola e si sono fatte riguardare.

Cristina ci aveva detto che questa è la diciannovesima pubblicazione e per De Carlo e devo dire che l’esperienza si è vista. Lui ha superato quell’emozione tipica di chi si trova le prime volte davanti ad un pubblico numeroso, ha saputo sempre centrare il cuore delle risposte da dare, è stato “essenziale”, ma mai avaro. Perché la cosa bella che mi è rimasta è proprio quella soddisfazione che ti coglie quando ti rendi conto di aver vissuto un’ora del tuo tempo con una persona che conosce il suo lavoro, lo fa con passione e ha voluto trasmettere messaggi di esperienza vera.

Noi abbiamo scoperto queste due nuovi nomi che sono diventate persone nelle pagine di un libro che ancora non conosco, che dovrà raccontarmi i dettagli di una storia, di parentesi di vita che a volte, “per caso” si ritrovano lungo il cammino.

Domanda:

Sarà incontro perfetto?

Risposta

Lo deciderà la vita nella sua meravigliosa imperfezione.

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