Una vita a foglietti

A Roccapiemonte Lorenzo Marone presenta “La tristezza ha il sonno leggero”


Lorenzo 5
Da Vivimedia

È bello tornare a Palazzo Marciani. Dopo essere stati per diverse occasioni ospiti in altre sedi, l’atmosfera qui a Rocca ti manca. Il tappeto rosso, l’aria pulita di una splendida giornata, la frescura di quelle mura accoglienti… Qui si sta bene.

La serata è per Lorenzo Marone, scrittore napoletano autore de “La tristezza ha il sonno leggero” edito da Longanesi. Se poi a presentarlo è Irene Fimiani, componente del direttivo di Fedora, che di professione è insegnante, tutto diventa particolare. Quando ci invita al silenzio e a prendere posto, ha molto il tono della maestra con gli alunni. In verità se lo può permettere perché sono tutti amici suoi, ci sono molti ragazzi in sala e l’atmosfera è come sempre familiare, distesa, cordiale e, cosa che non guasta, ottiene subito ciò che vuole.

Con le Associazioni Fedora e Rosa Aliberti, sappiamo bene che tipo di incontri ci aspettano: Gaetano Fimiani, Luca Badiali, Antonio Pisano, Orlando Di Marino sono dei perfetti padroni di casa e sanno come accogliere i loro ospiti. Non a caso la prima frase di Lorenzo è di ringraziamento proprio per il pubblico: “Grazie per essere così tanti”.

LorenzoIrene prende la parola e fa subito riferimento al primo libro di Lorenzo, “La tentazione di essere felici”, che ha letto per avere un quadro più ampio dell’ospite che avrebbe intervistato. Confessa di averlo trovato molto bello e che qualche dubbio le era sorto perché, dopo una prima pubblicazione di così alto livello, il secondo avrebbe potuto non reggere al naturale confronto. Ma così non è stato.

E partono i paragoni e i riferimenti ai protagonisti dei due libri, che Lorenzo semplifica come personaggi alla ricerca di qualcosa: l’importanza di saper scegliere e la continua ricerca di un proprio sé.

La storia, di cui Irene ci legge le prime pagine, ci svela l’esperienza di un bambino, Erri, alle prese con i litigi dei genitori e con quella necessità di “dover scegliere” tra uno dei due, che non è una cosa normale. Quella condizione, quella situazione di paura e immobilità, di attesa di qualcuno “che venisse a prenderlo”, è ciò che gli resta impressa nell’anima e nella mente per molti dei successivi anni della sua vita. L’incapacità di scegliere, di rendersi protagonista degli eventi e delle relazioni della sua vita, segnerà il percorso di Erri, ragazzo con genitori separati, madre risposata e fratelli nuovi da accettare.

Da qui cominciano a presentarci alcuni dei numerosi personaggi che arricchiscono la trama di questo libro, a cominciare dalla madre di Erri, Matilde, definita “il capo miliziano”, termine molto apprezzato da Irene  e dal pubblico. Forse perché si riconoscono in questa donna forte, capace di prendere decisioni. Mentre invece Erri si dichiara uno “che da 40 anni si fa di speranze”.

Lorenzo definisce la rabbia uno di quei sentimenti che ti permette di spezzare gli equilibri e dunque può essere vista positivamente: ma Erri ne è privo, dunque perde anche questa spinta emotiva. Lui è un ribelle silente. I suoi cambiamenti arrivano solo quando è costretto, non per scelta; fino a quando non ritroverà, nel profondo dei ricordi, quei sogni che tutti abbiamo ma che non sempre rispettiamo.

Irene ci racconta che lei trova molti dei personaggi che affiancano Erri come dei veri co-protagonisti, perché in ognuno di loro ci sono messaggi profondi e forti su molti argomenti: dall’amicizia, all’amore, alla libertà.

Cita la frase “Fai una cazzata una volta nella vita” e lo fa con estrema sincerità, con la serenità di una conversazione da cui vuole poter ricavare il massimo delle informazioni per sé e per noi, come se fosse sul divano di casa. Questa atmosfera risulta particolarmente gradevole, invita alla partecipazione.

Sarà anche per questo che Lorenzo parte col raccontarci della sua personale esperienza di famiglia allargata, anche se i personaggi descritti sono completamente diversi dai suoi familiari. I primi bambini, quelli degli anni 70, che hanno  subito l’esperienza del divorzio. Confessa di aver voluto riveder il film Kramer contro Kramer, di aver studiato le cicatrici di quei ragazzi per capire cosa sono diventati negli anni. “Tutti feriamo e tutti veniamo feriti”. I veri amori sono quelli che sanno sopravvivere a tutto questo.

In questo libro ogni personaggio affronta un’esperienza di dolore, ma ognuno la affronta in maniera diversa, anche perché il dolore è una di quelle cose che ti cambia, o addirittura, può schiacciarti. Nelle relazioni, nel tempo, tendiamo ad eliminare i gesti d’affetto, mentre invece dovremmo aggiungerne, perché l’altra persona è sempre da tutelare, da coccolare. Bisogna saper perdonare.

Quando poi si parla di Mario, papà adottivo di Erri, uomo ideale, con grandi qualità, Irene confessa che per sua esperienza personale, la figura paterna è anche più importante di quella materna. Ma in realtà nessun uomo è mai perfetto o cattivo in assoluto. Gli uomini sono segno tangibile di imperfezione per questo “Innamorarsi è un atto di fiducia”.

Lorenzo ci confessa che per raccontare una parte dei sogni legati alla sospirata maternità di Matilde, moglie di Erri, si è dovuto inventare un diario che ha consegnato pochi giorni prima di andare in stampa, cosa non molto apprezzata dai curatori, ma che comunque apre ancora un’altra porta: problematiche sul non poter avere figli a cui si uniranno le considerazioni sull’adozione e di cui Irene sembra molto ben informata.

Ma poi passa velocemente ad un’altra lettura, il racconto di un’uscita in auto, Erri e Matilde, il traffico, la pioggia e la domanda “Mi ami?” “E tu mi ami?” Nessuna risposta e squarci di nuovi orizzonti svelano novità.

Lorenzo dice che ha voluto raccontare l’amore della vita reale non quello delle favole. Quando decidiamo chi saranno i nostri compagni, lo facciamo anche in base a ciò che ci serve, guardiamo chi compensa le nostre mancanze.

E poi l’infanzia. È un periodo sempre magico? “Non credo” risponde Lorenzo “Non abbiamo potere decisionale, siamo alla mercé dei grandi, sottoposti a continui giudizi.” Confessa che, per quanto un autore cerca di nascondersi dentro le pagine del proprio libro, non ci riesce mai completamente.

Le sensazioni che Lorenzo descrive sono tante, lo abbiamo detto: quel senso di libertà che ti prende immediatamente dopo essere stato lasciato; quel dolore che si mescola alla gioia per le immense possibilità che si aprono sul futuro; o ancora quel “formicolio” alla pancia per tutte le emozioni che si possono ancora vivere.

Nel suo passato reale Lorenzo ha una laurea in giurisprudenza e 10 anni di lavoro di avvocato fatto “perché papà lo fa”, ma senza convinzione e forse senza qualità. Poi un dolore gli ha dato il coraggio di cambiare strada, perché bisogna “alzarsi dopo ogni caduta”. Tante persone si amano poco e non è una buona cosa. Bisogna coltivare la propria felicità per poterla donare, anche rispetto ad un figlio. Anche se Lorenzo questo libro l’ha scritto prima di essere padre, quando non immaginava neanche che lo sarebbe diventato. “Oggi forse dovrei riscriverlo”.

Ma la sala freme, i ragazzi hanno letto e vogliono partecipare. La prima domanda è sul titolo:

-          Perché quello?

Si apre di nuovo una parentesi sul primo libro “La tentazione di essere felici”, il cui titolo Lorenzo ci svela è stato scelto dagli editori mentre lui temeva che potesse sembrare uno di quelli per pubblicazioni new age che danno risposte sulla felicità. Questo invece, scelto da lui, rappresenta un po’  ‘a pucundria, quell’espressione tipica napoletana per indicare  un malessere con cui conviviamo, che ci portiamo dentro.

Poi si alza un signore che pure ha letto e li ha definiti bellissimi “come una seduta di psicanalisi”, “ti obbligano a fare i conti con una parte della tua vita” e che l’hanno aiutato per situazioni personali. Ricorda una sua metafora sul dolore: “ero un bambino felice prima che la vita mi si schiantasse addosso come un’onda che ti prende alle spalle.”  Poi fa riferimento ad Aldo Masullo, filosofo napoletano, che spesso ricorda come la vita è fatta di tante cose ed è difficile fare sempre delle scelte, e di contro associa ad Erri quasi un autismo comportamentale perché, a fronte di tanti input, lui rimane troppo spesso passivo.

-          Quando hai capito di essere uno scrittore?

La scelta  non è stata così romantica: lascio l’avvocatura per scrivere. No. Ho iniziato a 20 anni a scrivere racconti che non facevo leggere a nessuno. Poi mia moglie mi ha spinto e, dopo aver vinto diversi premi, ho deciso di scrivere. E ricorda una testimonianza di uno dei suoi fratelli, che descriveva così la sua esperienza con Lorenzo: “In una famiglia dai discorsi pesanti (tutti avvocati), quando entravo nella stanza di Lorenzo, trovavo tutto un altro mondo, tre acquari, musica…” a testimonianza di altre aspirazioni che poi per fortuna sono venute fuori.

“A volte il consiglio sbagliato può venire proprio da chi ci ama di più.”

“Quando si prende una decisione bisogna mettere in preventivo anche un fallimento.”

-          Qual è l tuo concetto di adozione? E quale rapporto con i fratellastri?

Per questi ultimi all’inizio c’è gelosia perché pensi di perdere le attenzioni ricevute fino ad allora. Per l’adozione sono estremamente favorevole: è l’incontro tra chi vuole dare amore e chi ha bisogno di riceverne. Ammiro chi  non si ferma davanti alla lunghissima burocrazia  prevista.

-          E il cane Ernesto? È il legame tra Erri e Matilde?

Lorenzo scoppia a ridere. “Lo sai che non ci ho mai pensato? Amo gli animali e ce n’è sempre uno nei miei romanzi, ma solo perché fa parte del mio concetto di amore universale. Forse anche nel mondo dei cani il dolore plasma gli animi più meritevoli.”

La serata è andata via così. Mi accorgo, scrivendo, che di cose ne abbiamo dette tante. Non so se erano tutte quelle che Lorenzo voleva, ma ce le ha raccontate con una sincerità palpabile. In verità ci lasciamo anche perché Irene, e non è la sola, ci tiene a ricordarci che a breve ci sarà una partita importante (che al nostro Napoli è andata malissimo!!!). Già, la passione del calcio qui è viva quanto quella dei libri, perché non è vero che non possono convivere.

L’ultima notizia che mi è stata comunicata poco prima dell’arrivo e che Irene annuncia pubblicamente, è che il romanzo “La tristezza ha il sonno leggero” è entrato a far parte della lista dei nove titoli da cui usciranno i tre finalisti del Premio Badia di Cava de’ Tirreni. Ciliegina sulla torta.Mi avvicino a Lorenzo, che non ho il piacere di conoscere, e lui mi scrive una dedica che si riferisce a Erri e alla speranza che possa regalarmi qualcosa. Mi colpisce perché affida ad un personaggio inventato il compito di raccontare, di lasciare tracce, che è sicuramente quello che lui ha lasciato nell’animo del protagonista. Un uomo finto, ma pieno di emozioni vere.

Ma quello che il libro mi racconterà, lui lo saprà da queste pagine, solo che in quel momento non lo poteva immaginare…

 

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