Una vita a foglietti

All’Associazione Cuba World, serata con Alberto De Marco con il libro che svela un nuovo Antonio De Curtis

totoRitorno all’Associazione Cuba World a distanza di mesi. Le foto alle pareti ricordano sempre lo spirito del ballo, così come le grandi gonne rosse e nere ferme ad aspettare di poter di nuovo svolazzare in pista. Ma stasera non c’è spazio, ci sono sedie e una scrivania ricoperta da una grande bandiera cubana. Una ragazza suona il violino e le padrone di casa, Silvia Guarino e Marisa Annunziata, curano gli ultimi dettagli della serata. Dunque niente balli, ma musica si, e soprattutto un libro: “Totò, Antonio De Curtis, Il Grande Artista dalla straordinaria umanità.” (Ed. E. M. S. Edizioni Movimento Salvemini)

Se vieni invitata alla presentazione di un libro su Totò, ci arrivi, penso di esprimere un pensiero abbastanza comune, con la convinzione di sapere già tutto. Chi di noi non ha visto almeno tre o quattro volte i suoi film e non ha ascoltato “Malafemmena” o letto “A livella”?

Eppure l’autore Alberto De Marco, già presente in sala con Vincenzo De Sio, regista che ha curato il film documentario “Omaggio a Totò Maschera, Principe e Poeta”, passa da una dedica sui suoi libri, all’intrattenimento degli ospiti già presenti con un desiderio fortissimo di parlare del “suo” Totò. Comincio a pensare che qualcosa di nuovo ci sarà, ma ancora non mi è chiaro cosa, ma giustamente, se partecipiamo a queste serate, è per saperne di più. Alberto De Marco, poi, non è solo l’autore del libro insieme al compianto Duilio Paoluzzi, ma è anche Presidente dell’Associazione “Amici di Totò… a prescindere” una Onlus che ha come obiettivo la solidarietà verso le persone più bisognose.

Siamo allora particolarmente ansiosi di cominciare e Silvia Guarino fa gli onori di casa, annunciando che questi appuntamenti della domenica alle 18.30, saranno una consuetudine, una forma di dopo lavoro che lei definisce il “dopo partita” del giorno di festa.

E finalmente Alberto De Marco, avvocato che ha rinunciato alla sua carriera per questo progetto e quindi con il dono dell’ars oratoria, prende la parola. Ho l’assoluta sensazione, che diventerà certezza nel corso della serata, che potrebbe rimanere a raccontarci motivazioni ed episodi della vita del grande Totò per ore e ore. Al momento gli è concesso di esprimere uno dei suoi sogni, che sarebbe quello di vedere inserito nel cimitero di Salerno, ma anche di altri comuni, una statua, un busto del principe De Curtis, dal quale poter sentire recitare “A livella.”

Ma il video alle sue spalle fa partire le immagini intramontabili di alcuni spezzoni di Totò Peppino e la Malafemmena, Totò a colori, La banda degli onesti. Le risate in sala crescono, quelle battute che sono entrate nel dire comune, puoi sentirle anche migliaia di volte, ma non cambia mai l’effetto. Un grande.

La scaletta poi prevede un’alternanza tra violino e poesia. Allo strumento Melania Siani e per la recitazione Giorgia Russo. I pezzi che si alterneranno saranno legati da un filo comune: alla musica del “Gladiatore”, segue la poesia Chi ò ll’ommo?, l’immensa Per Elisa precede Ll’ammore e per finire Funiculì Funiculà con ‘O schiattamuorto.

Dopo queste parentesi che di sicuro hanno regalato già belle emozioni alla sala, Alberto De Marco, passa a raccontare quegli aspetti della vita di Totò che in pochi conoscono, come ad esempio la sua grande umanità che si concretizzava con aiuti a chi aveva davvero necessità. E soprattutto di una bontà che lui non amava raccontare e sbandierare ai quattro venti, per questo la massa non ha percepito fino in fondo quanto davvero abbia dedicato la sua vita al benessere degli altri. È anche il momento in cui lui stesso ci legge quella poesia così amata, così vera, così profonda come “A livella”. Mentre recita quei versi, le parole mi si svelano una ad una insieme con l’immagine nitida di banchi di scuola da dove la ripetevamo a memoria. Uno di quei regali che la scuola di un tempo faceva, “costringendoci” ad incidere quei versi, quei significati non solo nella mente, ma nel cuore.

E allora tutto assume un nuovo significato. Le poesie scelte, il valore dell’uomo, la necessità dell’amore e l’ineluttabile giustizia della morte, sono stati i pilastri che hanno retto la vita di un uomo e che ha avuto, come capita ai Grandi Uomini, il potere di contagiare chi ha voluto raccogliere quel messaggio così potente, così immortale che da millenni ci è stato tramandato, ma che spesso sfugge dal nostro quotidiano.

De Marco racconta di aver rifiutato la pubblicazione con una delle più grandi case editrici italiane, perché questo avrebbe causato un costo troppo alto per un libro che viene venduto al solo scopo di raccogliere fondi per opere di beneficenza. Chi lo ha poi stampato invece, lo ha fatto gratuitamente e di questo ringrazia ancora l’E.M.S.

L’intervento poi di Vincenzo De Sio, contribuisce a chiarire quanto Totò sia stato grande nel suo lavoro, non solo perché noi ancora oggi ridiamo dei suoi film, ma perché ha dettato delle regole che hanno poi sostenuto il futuro del cinema. Anche se Totò odiava i sequel che oggi vanno così di moda e non amava il doppiaggio, perché in altre lingue le sue battute non facevano ridere!

Totò non amava essere prigioniero di un personaggio, ma forse ai “posteri” è arrivato solo quello con l’abito di comico. De Marco ci dice invece che ha rischiato di essere, tra l’altro, fucilato in guerra per i lavori e le idee che portava avanti. E che in ogni posto del mondo è conosciuto per i “quadretti” che si appendono alle pareti, ma dietro quelle espressioni che hanno fatto storia, c’era una vita: una vita sconosciuta alle masse, ma degna di essere raccontata.

Forse il contrasto più grande di quest’artista meraviglioso, è stata la sua capacità di far sorridere intere generazioni ed essere fondamentalmente segnato da una profonda sofferenza, dovuta alle sue umili origini che non ha mai voluto rinnegare.

De Marco ci svela anche un particolare sulle sua nobiltà, in contrasto con la miseria che lo ha accompagnato per la maggior parte della sua vita. Noi lo chiamiamo Principe De Curtis ma lui in realtà era figlio di un marchese che non aveva riconosciuto il bambino nato da una relazione con una semplice cameriera. Lo sberleffo che Totò ha voluto fare a quel mondo aristocratico che non lo aveva creduto degno di potervi appartenere, è stato quello di “comprare” il titolo da un vero Principe, De Curtis appunto, uno squattrinato che, con la grande fortuna che Totò aveva accumulato nella sua carriera, aveva scambiato fortuna per casato.

È a questo punto che davvero riesco a dare un senso a tutto quello che è stata solo una sensazione dall’inizio della serata: quella voglia, quella necessità di raccontare, di svelare quanto di grande c’è ancora da sapere su un uomo ricco di un’umanità fuori dal comune.

Quando torno a casa, sfoglio il libro. È ricco di foto, di testimonianze, di personaggi che, anche in altri ambiti, hanno dimostrato che lottare per la verità, per un mondo migliore, dovrebbe essere l’obbligo di tutti, ma in realtà resta il sogno di pochi.

Per questo mi torna in mente, anche a distanza di ore, quella luce che brillava negli occhi di chi si è fatto testimone di un sogno, di un insegnamento e, cambiando tutte le regole della propria vita, ha deciso di lottare affinché un pensiero nuovo, o forse molto vecchio ma per questo spesso sepolto da troppa polvere, possa riavere una boccata d’ossigeno, possa trovare realizzazione attraverso le azioni di tanti in modo da lasciare un’altra nuova traccia, un nuovo sentiero; che serva per non allontanarsi troppo da quanto già sappiamo ma che viene troppe volte deviato da quella assurda necessità di possedere e non di essere.

E se il punto di partenza di De Marco è stata una frase di Ezra Pound che ha citato nel libro, allora ve la riporto, perché forse scuoterà qualche altra coscienza:

“Se un uomo non è disposto a correre dei rischi per le sue idee, due sono le cose, o non valgono niente le sue idee o non vale niente lui”.

Sarebbe bello scoprire le nostre idee e combattere per loro.

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