Una vita a foglietti

Arte Tempra Spettacolo finale “Musical Parade”: emozioni

musicalDa Vivimedia

L’aria frizzante che si respira all’Auditorium De Filippis, non è solo dovuta all’atmosfera romantica di San Valentino che si festeggia in questo 14 febbraio, ma principalmente perché è l’ultimo appuntamento dell’Autunno Cavese della scuola Arte Tempra di Clara Santacroce e Renata Fusco con lo spettacolo Musical  Parade.

La sala fa prevedere sold out e qualcosa di più, si vedono aggiunte di sedie; emozione e attesa si confondono nei tanti capannelli di amici che si ritrovano, parenti che aspettano curiosi. C’è davvero un po’ di tutto, e non possono mancare gli ospiti d’onore, come il sindaco Vincenzo Servalli, l’assessore  Autilia Avagliano e il Rettore dell’Università di Fisciano. Sono per loro i saluti e i ringraziamenti per il Comune e la Provincia che hanno reso possibile l’uso della struttura che ci accoglie, di una Clara Santacroce davvero emozionata e forse anche sfinita per il grandissimo impegno che questa lunga rassegna ha richiesto. In verità noi ancora non sappiamo cosa andremo a vedere, ma a fine serata saremo sicuramente più consapevoli di cosa sono riuscite a mettere in scena le due “padrone di casa”.

Il suo è un saluto di accoglienza che raccoglie lo spirito dell’intera stagione, durante la quale si sono alternati lavori drammatici, introspettivi, storici, sulla donna e sulle ingiustizie che ha subito, opere che hanno raccontato di sogni e l’ultimo giorno è stato dedicato all’amore, alla gioia, alla speranza e non sono argomenti casuali: forse l’unica arma che ci resta per combattere un’altra realtà, quella del quotidiano che invece sembra voglia parlare solo di morte e sventure. Se poi il messaggio viene lanciato da giovani acquista ancora più forza: a loro affidiamo il futuro, il compito di non lasciare che la negatività e il buio prevalgano sulla gioia. Ma i sorrisi che la scena regala non sono stati sempre presenti, il lavoro richiede sacrifici e ricerca, il teatro è terapia ed è attraverso un percorso che si arriva alla meta.

Il canto apre la serata, anche Renata sarà in scena e la sua presenza spezza l’iniziale emozione: magnifica come sempre. L’idea di partenza è scavare nel profondo della mente, lì dove si nascondono emozioni e ricordi che a volte crediamo perduti, ma basta un semplice sguardo per riaccendere un passato che credevamo scomparso. E la soffitta dei ricordi si anima: una scenografia piena di costumi, bambole e soldatini di piombo, qualcuno attaccato al muro ma molti altri  che prendono vita ed esprimono le proprie sensazioni, lasciano i loro messaggi, i loro timori, il desiderio di vivere vite vere dentro corpi animati e anime pulsanti. Il canto è sempre presente, con la grande bambolina Giuliana Carbone epoi Maria Carla Cianci, Pasquale Senatore, Manuela Panullo, Francesca Senatore, Luca Senatore, Gabriele Casale ed è una vera delizia per lo spirito. I dialoghi sono intriganti,come i giochi di parole e le frasi ad effetto “la più famosa malattia degli occhi è l’amore a prima vista” o “single per un colpo di genio” a significare di come spesso dall’amore ci si voglia difendere, perché sappiamo bene che quando arriva non ci sono armature che possono dare riparo.

Ma in una soffitta dove si parla d’amore, non può mancare la cattiva e la strega Biliosa, Federica Coppola, con il suo canto rap si impossessa del palco. E ancora una volta musica, sincronia e balli con Staying Alive dei Bee Gees, a ricordare anni di vera “febbre” da discoteca.

Dal passato poi sbuca Manuela Mary Poppins! È lei che con “supercalifragilistichespiralitoso” ci trasporta da Hollywood a Bollywood, come una vera star dei nostri tempi, con un mix di musiche che passano dal boogie alle melodie orientali e che pretendono un sincronismo di passi talmente complesso ma che cattura in parte, perché siamo troppo impegnati a cercare solo di seguire quegli scioglilingua continui recitati alla perfezione che stupiscono letteralmente. E Music freedom a chiudere, come ciliegia sulla torta. E che torta!

Finisce la prima parte e credo che la pausa serva quasi più a noi che a loro. In genere gli spettacoli sono in crescendo e davvero non so cosa aspettarmi. Il lavoro viene a galla prepotentemente ad ogni scena, ogni passo, ogni costume, ogni coreografia. Quel sudore di cui parlava la signora Clara si vede tutto; anche se nascosto da sorrisi gioiosi come possono essere quelli di bambole e pupazzi forse impolverati, ma carichi di una forza vitale che contagia. La forza della musica, del canto e del ballo, vanno molto oltre quella soffitta nella quale sono stati relegati.

La seconda parte è aperta da un grande Giuseppe Cardamone, con il canto all’amore. Riempie la scena, canta balla e racconta… C’è un passaggio nel suo dire che mi colpisce perché è un concetto che mi appartiene da tempo. L’amore è gioia e dolore e potrebbe non durare: l’unica relazione che possiamo considerare eterna è quella con noi stessi. Per questo abbiamo il dovere di essere onesti, perché quando ci inganniamo, inganniamo più facilmente anche gli altri. L’artista può far comprendere la disfatta.

Quando torna il momento di Pasquale Senatore, restiamo davvero rapiti, quasi senza respirare in sala. Non solo ha una voce splendida, ma quello che colpisce è proprio l’interpretazione del già bellissimo Maria da West Side Story. Quel modo di prendere completamente in sé il messaggio del testo e restituirlo a chi lo ascolta. È talmente bravo che gli applausi non riescono trattenersi prima della fine della sua esibizione.

Nella passerella degli assoli, non poteva mancare il Pulcinella Gabriele Casale. Sempre padrone delle sue performance a cui regala una forza profonda, si avvicina dal pubblico per dedicare una serenata e la chitarra è necessaria, con il maestro Peppe Palladino che lo affianca sulle scale; il suo vuole essere un racconto  semplice perché “o’ cor è analfabeta”, ma anche così, semplicemente, quando c’è sentimento, il messaggio arriva verso la sua “Oi Mari’”.

Il velo del sipario tenta di nascondere la vita che arriva sul palco, giovani ragazze lentamente ascoltano quella serenata d’amore. Sono tante, ognuna è un po’ Maria, e, interessate e attente, cercano di non perdere nessuna di quelle parole d’amore dettate da un cuore “analfabeta” ma innamorato.

E ancora riferimenti all’amore, Francesca Senatore racconta la forza del destino, il caso che si diverte a creare presupposti di incontri molto prima che le persone riescano ad immaginarlo, come foglie che accarezzano entrambi gli innamorati o valigie che si ritrovano inaspettatamente vicine… E giorno più bello non c’è!

Tornano balli da saloon in una trascinante suite da Sette spose per sette fratelli e solo un carillon riuscirà a rimetterli a posto.

L’ultimo pezzo ce lo regala Renata Fusco. Il suo cantare dedicato a Efraim… il ricordare Dolly, un continuo riferimento al tempo “C’è un tempo finché c’è tempo“Un tempo per capire… lunghissimo”. Ed è anche l’omaggio ad una delle perle della sua magnifica ccarriera: la partecipazione al musical Hello Dolly, con Loretta Goggi.

Ognuna delle sue frasi andrebbe analizzata, ma la sua voce, il suo coinvolgimento, non ci permette di soffermarci adesso;  poi arriva “Domani”e pensarci significa già sperare e nuovi orizzonti ci appaiono.

Arriva naturale il gratificante meritato interminabile applauso e Renata si concede e ci dedica pensieri. Pensieri che sono il racconto di un impegno, di quello che è stato il percorso di questi lunghi mesi, del sacrificio dei tanti ragazzi che riescono a conciliare impegni di studio, lavoro e vita personale con i grandi impegni che richiede il teatro. Ma tutto questo è possibile quando si culla un sogno, uno di quelli veri, non frutto di fantasie “sintetiche”. Sottolinea poi come il suo sia il lavoro di musical performer, perché sulla scena ognuno deve avere la capacità di ballare, cantare, recitare: è attraverso tutte queste arti che un personaggio può esprimersi completamente. I fiori, l’abbraccio con la signora Clara, i ringraziamenti al compagno di vita e a tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questo grande spettacolo, che sinceramente avrebbe bisogno di uno spazio molto più grande, molto più visibile. Sono i giovani della nostra città, ma non mi meraviglierei per niente se qualcuno li portasse via da qui. Troppo bravi!

Citiamoli dunque tutti questi ragazzi che si sono messi in viaggio, per alcuni stasera c’è addirittura il debutto, ma la loro unione, il sostegno reciproco, la sapienza della regia, li hanno saputo ben amalgamare al gruppo . Oltre ai solisti che abbiamo già evidenziato ci sono stati: Federica Coppola, Maddalena Califano,  Raffaella Zarrella, Elena Porcelli, Gerardo Senatore, Mario Fusco, Maria Laura Mollo, Vivian Apicella, Danila Budetta, Livio Cuccurullo, Carolina Avagliano, Carmen Landi, Francesca Pancrazio. A questi vanno sicuramente aggiunti i pilastri storici del gruppo come Lello Conte, il gruppo musicale Antica Consonanza, Alberto Fusco per l’immagine, Franchino Fausto per la parte tecnica, Daniele Pisapia e Franco Sorrentino per luci e fonica.

Questi sono tutti i ringraziamenti che la signora Clara e Renata hanno dovuto e voluto fare a chi, appunto, ha permesso la messa in scena di tutti i lavori della Rassegna. Ma ora tocca a noi farne qualcuno.

Credo che una città come Cava, e non solo, debba riconoscere molti meriti a queste due donne, Clara Santacroce e Renata Fusco, per le grandi qualità che hanno saputo affinare nel corso della loro carriera. Ma quello che maggiormente colpisce è la capacità dell’insegnare. Saper trasmettere tutta quella passione che traspare da ogni lavoro, quella ricerca della perfezione, incuranti che ci si trovi a Cava o forse al Sistina, perché non è importante dare il massimo nel luogo importante, importante è dare il massimo in quello che si fa, rispettando quelle assi che ti accolgono, rispettando un pubblico che viene a guardare.

Rispetto, Amore, Passione, Lavoro: di questi magnifici esempi che sapete insegnare alle nostre giovani generazioni, noi siamo davvero riconoscenti. Con un grazie che proviene da tutta una collettività.

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