Una vita a foglietti

Aspettando Li Curti – Scena Teatro Salerno

Teatro SalernoDal giornale Vivimedia

Casa Apicella , ore 21,30 circa. Nel buio del cortile spicca la lanterna di Don Nicola: la sua luce e il suo silenzio. Un silenzio sospeso, inspiegabile per una persona che non è muta e non è sorda: è solo l’unica conseguenza possibile verso un’umanità sorda. Lui è conosciuto come “u sparaviersi”, perché le sue parole sono i fuochi d’artificio.

Ore 23,00 forse, minuto più, minuto meno, parte una voce. È alle nostre spalle ma non ci giriamo: sappiamo che non vedremmo nessuno facendolo, anche perché non servirebbe guardare per capire a chi appartiene. È colui a cui è stata dedicata questa serata dal titolo Omaggio a Eduardo, per cui ora è chiaro anche a voi ciò che è stato evidente per noi.

Nell’intervallo tra i due momenti abbiamo visto tanto e soprattutto tanti personaggi, non solo quelli delle commedie del grande attore autore, da Le voci di dentro  con Don Nicola,  a Napoli milionaria, da Ditegli di sì a Filumena Marturano, ma anche gli attori del laboratorio teatrale di Scena Teatro Salerno. In una confusione di situazioni, personaggi, accavallamenti di combinazioni e storie, ci hanno portati nel mondo del teatro.

Di questi ragazzi molti li avevamo già ammirati, altri saranno stati alle prime uscite e quindi guardati a vista dai “vecchi” del gruppo. Ancora una volta, come per la serata precedente, non farò differenze di recitazione, di padronanza, di mimica e di “appropriazione” del luogo, termine forse inusuale, ma alcuni davvero hanno preso possesso dello spazio, dell’attenzione, del cuore di chi li guardava. Tra di loro alcune voci, alcuni occhi, hanno saputo lasciare un segno non superficiale e sono sicura che tra non molto saranno nuovi protagonisti dei lavori del loro regista Antonello De Rosa. Vi elenco i loro nomi: leggeteli con attenzione, qualcuno lo rivedrete di sicuro. Alessandro Tedesco, Gerardo Trezza, Alessio Sordillo, Mario Perna, Massimiliano Costabile, Luca Tastardi, Gianni Pisacane, Giuseppe Socci, Mauro De Simone, Umberto Notini, Simona Fredella, Rosalia De Blasio, Marianna Monaco, Daniela Cillari , Claudia Di Cresce, Daniela Guercio, Valeria Santoro, Serenella Alois, Mirella Costabile, Lucia Falciano, Brunella Peduto, Rossella De Martino, Antonella Mariella, Giusy Esposito, Nicola Ferrentino.

In una serata che avrebbe permesso di parlare di tanto, perché delle commedie di Eduardo si può parlare molto, vi racconterò invece di quella voce, anziana, stanca ma viva, forte, decisa, amante della vita, di una vita a cui ha sacrificato tutto, quella che è arrivata a sorpresa, mentre don Nicola sparava quasi il suo ultimo “botto”. Una vita che noi abbiamo sempre visto su un palco ma che lui ha vissuto dietro e dentro le scene. In continui cambiamenti di ruoli e di vite con il rischio di viverne tante e di dimenticare la propria. Una voce che ha parlato sfidando la sordità di quell’umanità che finge di non vedere, di non sentire, di non capire cosa succede intorno a lei.

Non una parola, non un rumore, neanche quelli possibili della strada adiacente hanno rotto l’incantesimo di quelle frasi raccontate da un uomo che ha vissuto anni e anni sulle assi di un continuo palcoscenico cercando di trasmettere quella passione che diventa missione. Il teatro cammina, non si arrende e non deve arrendersi, deve andare avanti con i giovani.

Teatro che però ti chiede un pegno notevole, ti chiede la vita con la promessa di renderti immortale: un cuore batte sempre quando il telo si apre, quando il silenzio scende nella sala, sempre. Non bastano gli anni di esperienza e per fortuna è così. Perché il cuore che non si emoziona più, non potrà regalare emozioni, ma se sarà in grado di farlo, allora riceverà quel dono che non è per tutti: continuare a battere anche quando si sarà fermato!

L’emozione è stata grande, la stessa Geltrude Barba, Direttrice artistica della Rassegna, quando arriva a presentare attori e regista, è davvero presa. Si affida allora ad Antonello De Rosa, colui che ha permesso “quei battiti” improvvisi e continui in questa splendida serata di inizio luglio.

Ad Antonello, che parla sempre ai suoi ragazzi come se stesse regalando un’ennesima lezione, non sfugge la delicatezza e la forza del momento.

Il suo modo di concepire il teatro è un atto di condivisione. Non ci si avvicina a questo mondo solo con l’ambizione di essere il nuovo grande talento del futuro; il teatro è una sfida con se stessi innanzitutto. È la voglia di avere coraggio, di mettere in gioco le proprie paure e i propri limiti. Concetti già ricordati nella serata precedente, ma che sono radicati in questo professionista.

Il teatro va raccontato, è fatto non solo da attori e registi, ma soprattutto dal pubblico. Il teatro che rimane in un libro è letteratura. Il lavoro va rappresentato, interpretato, modellato su coloro che lo racconteranno e “giudicato” da chi lo guarderà.

Oggi non si guarda a questo mondo come un serbatoio da cui ricavare ricchezze umane e sono pochi gli investimenti che arrivano. Per questo si chiede, a coloro che non vogliono indossare abiti di altri personaggi, ma che vogliono comunque essere protagonisti di una crescita e di una ricchezza morale, di essere presenti comunque a teatro.

Uno spettacolo senza spettatori è come un giorno senza luce.

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