Una vita a foglietti

Atti osceni in luogo privato – Marco Missiroli

marco-missiroli21/3/15 - Approccio

Sto leggendo Marco Missiroli, Atti osceni in luogo privato. Questo libro mi sembra un segno, qualcosa che non è arrivato per caso.

Sono poco oltre la metà e devo già tornare indietro: per scrivere.

Da quando l’ho aperto ho trovato nelle prime pagine quattro cose che mi intrigavano: Parigi, gli indiani, il tennis e i puzzle. Uaoh! A Parigi sta studiando mia figlia, gli indiani sono il mio popolo per eccellenza, il tennis è uno degli sport che adoro (da come parla di MacEnroe devo immaginare che prediliga Federer a Nadal) e il puzzle della mia vita è quello che sto ancora cercando di ricomporre.

E allora tutto diventa riflessione, per questo ho dovuto prendere appunti in corso d’opera.

Qui si parla di una vita attraverso delle fasi, una maturazione che nasce grazie agli incontri, alle scoperte: e a quello che noi li facciamo diventare.

E molte pagine mi accompagnano anche quando non sto leggendo, con alcuni scrittori che ho desiderato conoscere, mentre altri li ho ritrovati, come Sartre, Beauvoir, Silone.

Libri, passioni, ricerca, quanto incidono nelle vite degli uomini? È proprio quello che mi chiedo. È la domanda di tante ore. C’è chi un libro lo fa suo per tutta la vita, per ognuno c’è un riferimento, un passaggio, una crescita. E io mi sono interrogata sul mio rapporto con i libri. E mi sembra strano che l’abbia fatto solo oggi, a 50 anni, quando ho sempre saputo che per me erano una compagnia indispensabile. Ma il come lo fossero non lo sapevo. E ora me lo sono chiesta, ma queste riflessioni andranno da un’altra parte.

Ora mi piace prendere appunti, mi piace non dimenticare né perdere le sensazioni che sento nascere mentre Grand Libero cammina per le strade di Parigi, passa dal Sacre coeur all’Operà, mentre vive la passione della rivoluzione anche senza farsi travolgere, perché in lui è in atto un cambiamento ancora più grande, violento, sconvolgente: sta crescendo. Attraverso l’amicizia, i libri, l’amore e l’immancabile dolore.

11/4/15 – Conoscenza

Quelle parole scrivevo 20 giorni fa, quando non avevo ancora letto tutto il libro che comunque ho finito da diverso tempo. Ma non ho tratto conclusioni, non ho più raccolto pensieri. Me lo sono tenuto in bocca come un cioccolatino che non vuoi finire in fretta, di cui ti è piaciuta la copertura, ma non sai se il ripieno sarà di tuo gradimento o lo rovinerà.

I presupposti sono buoni, l’attesa c’è, ma allora perché non l’azzanno? Ieri sera ho visto uno spettacolo che ha chiesto dei pensieri, li ha pretesi. E io li ho restituiti.

Grand Libero no. Lui aspetta. E mi regala altre coincidenze, una data, 21/6 e un nome, Paola… troppe quasi.

Sono stata anche a guardare le foto di Pasquetta al Boi de Boulogne a Parigi, l’ha trascorsa lì mia figlia. Da lei mi sono fatta raccontare del Deux Magots, di come oggi sia “inaccessibile” a giovani studenti in terra straniera.

L’ho cercato Libero, ma nonostante le parole che arrivavano da ogni parte, l’adolescente con la vita erotica più pubblica d’Italia, non lo riconosco ancora. Dov’è il trucco? Perché questo libro mi fa nascere domande politiche? Perché quell’aria romantica mi sembra che sia diventata arma in mano a qualcuno?

Ma poi penso al bambino che inizia questo cammino. I loro affetti sono sacri, non possiamo immaginare quanto una scena, un gesto, un rapporto possano condizionare una vita. O forse si sa troppo bene, perché a molti è capitato di avere quell’istantanea nella testa, quel ricordo che non si cancella con nessun tipo di pittura, quella storia che hai vissuto, nonostante tutto.

Di lui si racconta del legame con il padre, uomo innamorato e tradito, ma sempre presente. Di Lunette, l’agognata ragazza che lo inizierà ai piaceri della vita, ma con la quale si spingerà in un territorio molto sognato e poco conosciuto, che si rivelerà troppo grande per loro. Dell’amicizia con Antoine e dei compagni milanesi che lo inizieranno alla sua nuova realtà italiana, fino a condurlo ad Anna, la donna della sua vita, in cui tutto si ritroverà: amore e sesso, complicità e fedeltà.

Marie è la donna della ragione, quasi come il titolo del libro di quel Sartre così idolatrato e che per me è stato l’uomo del risveglio. Da lui ho scoperto che un nemico si crea, altrimenti contro chi si combatte? Di come sia necessario trovare un “altro”, un “cattivo” su cui scaricare le colpe che non si possono confessare. E questa politica è stata ben attuata negli anni, purtroppo.

A me Libero è piaciuto quando l’ho visto abbracciato in un letto a sua madre: un figlio adulto che ritrova il suo posto naturale, che comprende la realtà di una donna che è stata, tra le tante altre cose, proprio la sua mamma. Quella che deciderà anche come e quando andar via, aprendo ancora un altro momento di riflessione.

Di quanto potremmo parlare? Forse questo mi spaventa del libro, i troppi spunti che offre.

Vorrei avere anch’io le stesse pause di Frida per leggermi il libro della “rivelazione”, per capire come risolvere l’abbandono, la voglia di libertà, la conoscenza di quel limite che porta all’inferno o forse lassù, in Paradiso.

Forse Libero non lo trovo perché lo cerco fuori, tra le strade, ma lui non è lì. Libero è dentro ognuno di noi. È la libertà di diventare grande con il proprio tempo, con le proprie paure, le proprie necessità. Libero ci indica la strada dell’accettazione che non è rinuncia, non è vigliaccheria. È capire chi e cosa siamo, in che modo viviamo le nostre esperienze, la capacità di rispettare chi incontriamo sul nostro cammino senza smettere di perderci di vista.

Libero siamo noi, forse quello che non sappiamo è se siamo liberi anche noi.

14/4/15 Conclusione

Devo chiudere, altrimenti resterò prigioniera. Non mi succedeva da tempo di rimanere aggrappata ad un personaggio così a lungo, forse dai tempi di Ravic un altro uomo a Parigi, guarda caso, l’uomo quasi sconosciuto di Remarque. Il  problema è che ho aspettato perché sapevo che avrei ascoltato l’autore di persona e che l‘incontro mi avrebbe detto altro. E così è stato.

Ho scoperto che il cioccolatino non lo ingoiavo perché ho timore di non trovarne un altro altrettanto buono in giro.

A Marco Missiroli ho invidiato la libertà che si è regalato scrivendo questo libro, la possibilità che ha avuto di affermare la sua vita, il riscatto di quella che era stata un’attesa che sapeva di sconfitta e che dopo si è rivelata solo una strada diversa per arrivare alla meta: dove non arrivano in molti. E questo, lui, prima, non lo sapeva.

MarcoTrovo magnifico che l’abbia fatto nel modo in cui l’ha fatto che forse è anche l’unico possibile: ha raccontato di sé, della sua vita, dell’amore dei suoi genitori, della loro vita in comune, della ricerca di un’identità religiosa diversa, e quindi ancora più vera.


Marco è Libero e libero
, questo lo rende eccezionale e ci lega al suo personaggio, perché sappiamo che è vero, non è rimasto dentro delle pagine di un libro, ma gira per le nostre strade, abbiamo la possibilità di parlargli, di conoscerlo.

E farlo non è una cosa banale. 

 

 

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