Una vita a foglietti

Briciole…

scoiattolo e uccellinoIeri pomeriggio notavo con maggiore attenzione i tanti uccellini che passeggiano sul mio terrazzo. Arrivano a due o tre, forse sono sempre gli stessi, affezionati, ma non li so riconoscere.

Sono delicati, teneri, indifesi. Scappano anche se sposti solo la tenda dal vetro. Vorrei dirgli che non intendo fargli del male, ma le parole non servono. Non conosco il loro linguaggio, loro non capiscono le mie parole.

Ma tra di noi un legame c’è. Non l’ho fatto con consapevolezza, ma quando tolgo le briciole dal mio tavolo e le lascio a loro, io gli permetto di mangiare.

Scoperta dell’acqua calda? Forse, ma sono azioni che mi fanno riflettere.

Quante volte riusciamo a pensare che ciò che per noi conta poco e niente per qualcuno significa sopravvivenza? È talmente scontato che forse la risposta è MAI.

Se lo pensassimo davvero, con consapevolezza, allora non avremmo l’atteggiamento da furbi, non proveremmo sempre a tirare acqua solo al nostro mulino, non calpesteremmo chi ci sta intorno per il semplice piacere di fare un passo in più che a noi non serve, ma che ad altri toglie aria.

Non c’è bisogno di tantissime cose. Il troppo rovina. Parlavo l’altro giorno con un’amica e quando ho fatto un’osservazione sul lavoro della terra, lei è rimasta sorpresa, stupita addirittura per una cosa che io penso da sempre e che forse ho anche scritto altre volte.

Lavorare la terra è un grande esempio di vita.

Il contadino passa ore e ore chino, senza arroganza, piegato sulle ginocchia, in una posizione di umiltà che ci aiuta a guardare le piccole cose. E ci insegna ad aspettare. Un contadino non otterrà mai niente in fretta, non ci saranno raccomandazioni che faranno crescere le sue piante da un momento all’altro, non ci saranno capricci che modificheranno lo sviluppo di un fiore o di un frutto.

La terra ti insegna che c’è un tempo per ogni cosa, che l’attesa e la cura e il rispetto per ciò che hai seminato è un impegno a cui non ti puoi sottrarre.

E da quel principio nasce l’esempio per tutta una vita. Seminare per ciò che ci sostiene. Curare un figlio come una mamma sa fare, formare una famiglia che diventi base per una nuova società, instillare i propri valori nei cuori di chi ci segue, come radici di una pianta secolare.

Senza radici non cresce nulla, senza passato non avremo un futuro, senza un luogo di appartenenza non daremo frutti.

Noi siamo figli di questa terra, siamo le “briciole” di un’immensità che ci ha accolti e che noi stiamo modificando. In peggio. Non mi parlate delle tecnologie, dell’evoluzione e delle conquiste e delle scoperte. Tutto questo è stato meraviglioso, l’orrore è stato vedere l’abbrutimento dell’uomo a dispetto di tutti i passi in avanti che si illudeva di fare.

Guardavo ieri delle scene di Hunger Games, non so quasi niente di questo film, ma come quello ne potrei citare altri: cosa succede nei cuori di chi ha visto tanto orrore? Quella è fantascienza che parte da una realtà che al solo pensarla mi fa accapponare la pelle. Perché da qualche parte, in troppe parti del mondo, quegli orrori esistono veramente. E noi li conosciamo e li guardiamo e qualcuno cerca anche di giustificarli.

Bambini siriani, iracheni, turchi, ceceni, africanieuropei, brasiliani… BAMBINI, persone uomini che vengono calpestati come le marionette dei mitici video giochi che tanto hanno preso piede. Solo che questi respirano davvero, amano qualcuno, qualcuno ama loro e la sofferenza spezza i loro cuori e quelli di chi li ama, creando un effetto domino di azioni e reazioni che ormai ci hanno circondati.

Ma noi, se ci guardassimo indietro, ritroveremmo le nostre origine di briciole, ci ricorderemmo che, se uccellini vivono delle nostre di briciole, noi stessi possiamo accontentarci di poco, del giusto.

Se ognuno riconoscesse all’altro ciò che gli spetta per il lavoro reso, allora il cerchio potrebbe ritornare normale.

Scoprire che alla fine si è tutti un po’ accattoni, che ognuno per poche centinaia di euro in più tradisce ogni giorno chi gli riconosce affetto e stima, è una sconfitta troppo grande.

E mi chiedo: ne vale la pena? In fondo stiamo solo accumulando troppe briciole, ma non riusciremo a mangiarle tutte noi, tutte adesso e alla fine avremmo fatto del male per qualcosa che non ci spettava e soprattutto non ci serviva per davvero.

2 commenti su “Briciole…

  1. Teresa d.

    Oddio Paola, io immagino che nessun politico nostrano sappia cosa sono le briciole, e nessun essere umano in carriera lo sa, pochi umani del nostro tempo sanno cosa vuol dire vivere del giusto. Mi pare di stare in una chiesa qualsiasi e ascoltare l’omelia. Tutti ascoltano, ma pochi capiscono e mettono in pratica i valori predicati. Con questo non voglio dire che parli inutilmente, anzi, mi stupisco quanto sia urgente ricordare queste cose all’uomo del nostro tempo, che non avanza in cultura e migliorie come invece fa la tecnologia.

    1. Paola La Valle Autore

      Il grande problema del nostro tempo credo sia proprio questo: dimenticare o dare per scontate le cose semplici. Ci riempiamo la bocca di grandi discorsi e perdiamo di vista l’essenza della semplicità.

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