Una vita a foglietti

Capolinea

capolinea_zoomCi sono punti di non ritorno, ci sono burroni sulle cui cime cammini per anni, sperando sempre di trovare quel varco che ti riporti sul piano, verso la via del rifugio. Ma può capitare invece di ricevere la spinta che ti butta giù. E lì la corsa finisce.

Stamattina mi ripetevo delle frasi nella testa, mi tornavano in mente momenti dimenticati: di paura, di sofferenza, di solitudine e abbandono. E mi dicevo che quella spinta l’avevo già ricevuta e non solo io. Ognuno era stato buttato in un crepaccio senza valigetta di pronto soccorso, senza appigli: solo con te stesso e l’imperativo assoluto di sopravvivere. Se avessimo voluto, se ci fossimo impegnati, se ne fossimo stati capaci.

E noi l’abbiamo fatto. Siamo risaliti, abbiamo ripreso la strada, abbiamo saputo guardare di nuovo il sole con gli occhi che ci eravamo costruiti, nuovi di zecca, adatti ai nuovi raggi che non sempre scaldavano, ma almeno non trafiggevano.

Sono nati giorni nuovi, disegnati più con la voglia dell’immaginazione che con la realtà. Quella, abbiamo scoperto di averla modificata per continuare a sopravvivere, per non scontrarci di nuovo con mani che avevano solo voglia di creare il loro spazio, rendendo sempre più piccolo il nostro.

Ma ad un certo punto anche il leggero refolo di vento è sembrata una concessione troppo grande per noi e avete pensato che andava eliminato anche quello.

Il mio pensiero oggi è semplice. Ci sono tanti modi per esprimere una mancanza di sentimento verso qualcuno, a volte basterebbe dirlo a voce. Avere anche il coraggio di non amare.

L’amore è un sentimento spontaneo. Capita che nasca tra estranei, e naturalmente fa parte di chi ha forti legami, ma in realtà mai è dovuto, mai è scontato.

C’è chi non è mai stato amante di grandi discorsi, preferendo che fossero i gesti a raccontare delle sua persona. Solo che tanti veri gesti noi li abbiamo cancellati quando siamo caduti nel crepaccio, modificando il linguaggio muto che ci veniva proposto, adattandolo per il nuovo corso di sopravvivenza e questo ci ha confuso le idee.

Oggi arriviamo alla resa dei conti. Al momento in cui i fatti raccontano quello che non si è mai stati capaci di dire con semplici parole.

Non c’è amore in quel cuore, non ne è capace. La tristezza e l’orrore di aver toccato un cuore morto, non riesce a calmare il dolore per tanti cuori vivi, carichi di un amore che hanno cercato di soffocare, di modificare ad ogni costo. Il dirupo è sempre sotto i nostri piedi, ma per motivi diversi da chi ci vuole spingere giù; e non servirebbe cercare di mostrare la via della salvezza a chi stravolge la realtà.

Ma ora il messaggio è arrivato. Chiaro e forte. E non cambierà mai più.

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