Una vita a foglietti

Catene spezzate

catenaOggi è il compleanno di Cirli: 18. Anche lui è maggiorenne. E’ tutto molto bello. Le sue feste, le sorprese. Quello che doveva essere un compleanno anonimo è diventata la festa di una settimana. Tutto bello. E perché io oggi, stasera, non so chi  sono? Voglio essere mamma, perché ho il mio giovanotto che mi abbraccia dopo aver letto la mia lettera d’auguri e di regalo. Tutti forse hanno fatto più di quanto ho fatto io, ma è mio figlio e lo amo. E glielo dico. E sono mamma appunto. Orgogliosa e fiera di esserlo. Di due figli con cui litigo e discuto, ma di cui ho grande rispetto.

Ma stasera vorrei anche essere figlia. Ho pronunciato le parole mamma dopo tanto tempo. Ho capito che era lei dal suo respiro prima che dalla sua voce, ma la sua voce non mi ha voluta. Sono stata scavalcata da un “Passami Salvatore”. Il mio essere figlia scomparso, perso nel nulla. Io solo mamma, ma niente altro. In un modo innaturale, ho saltato un anello della catena. E mi guardo allo specchio in una sera che dovrebbe essere bella, bellissima. E non vedo molto. Dolore, tanto. Lacrime, tante. E parole, forse poche. Ancora poche quelle che trovano posto su questi fogli. E’ una gara, un continuo spintonarsi per accaparrarsi posti che ancora non ci sono. E’ tutto da fare. E’ tutto ancora da vivere e soffrire. La lotta è dura. Devo cedere alla tentazione di rompere gli argini e far fuoruscire tutto, o continuare a montare mattone su mattone e comprimere e imprigionare tutto? Non so. So che il dolore ti consuma, che la voglia di lasciarsi andare è tanta, ma non sai in quale direzione. E allora aspetti. Di sopravvivere, di resistere, di farcela ancora una volta, solo che non sai se hai ancora la forza di farcela. Ci provi ed è sempre più dura.

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2 commenti su “Catene spezzate

  1. neve

    E’ giusto portare allo scoperto i propri dolori, riversarli su chi ci ha fatto soffrire, incuranti (o quasi) delle conseguenze, o tacere, preservare l’altrui serenità a discapito del proprio benessere? Ma giusto per chi? Una telefonata può fare tanto male quando non serve a “comunicare”. E le frasi non dette? Tutelano il quieto vivere, o rendono più sofferta la frattura? Risposte non ne ho, ma io vorrei vivere più che sopravvivere.

    1. Paola La Valle Autore

      Quando cominci a vivere, non puoi più tornare indietro. Ci sono troppe cose che non hanno ancora risposta, ma arrivano i giorni della dignità. E da quelli, per poter vivere, non si scappa. Anche in compagnia del dolore.

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