Una vita a foglietti

Cava tra due fuochi

fuochi 2Si avvicina giugno: non è un pensiero poetico che ci fa pensare alla bella stagione. È la considerazione che non da sempre ma da anni ormai, in questo mese di giugno si scontrano due grandi realtà della nostra cara Cava de’ Tirreni. Di cosa parliamo? Festa di Sant’Antonio e Festa di Monte Castello.

I miei ricordi della Festa di Sant’Antonio risalgono a tanti anni fa, quando si andava con i bambini a farli benedire, si prendeva il pane nella busta trasparente e si faceva il giro nella grande Chiesa di San Francesco.

Questa era la festa. Semplice e sentita, con le offerte e la bella atmosfera del chiostro.

La festa di Monte Castello era, è, un’altra cosa. È la festa della nostra Città, quella che ha portato il nostro nome nel mondo, scritto sui vessilli dei portabandiere dei tanti gruppi che vi partecipano e che vi appartengono.

Due storie che hanno in comune solo il mese in cui si svolgono.

Eppure qualcosa è cambiato. Anno dopo anno, una nuova forza è salita alla ribalta in questa nostra città. Una forza che è anche piaciuta all’inizio, per la determinazione dimostrata verso la ricostruzione della chiesa devastata dal terremoto dell’80, ma che nel tempo si è trasformata in qualcosa di molto diverso.

Quello che era un luogo di culto religioso è diventato altro, e, se meglio o peggio, lo decideranno i famosi posteri. Superando i grandi titoloni dei giornali delle magnificenze che vi si registrano, primati e miracoli, veniamo ai giorni nostri: quale delle due feste ha la priorità? Sembrerebbe domanda inutile perché tra una festa di parrocchia e una festa di Città, non ci dovrebbe essere competizione. Una fa il suo corso e l’altra pure. Ma non è così semplice. Qui a Cava de’ Tirreni niente è mai solo quello che si vede. O almeno, spesso quello che si vede non è quello che si dice, o quello che si dice non è quello che si pensa, ma non ci impantaniamo e andiamo avanti.

Da molti anni la nostra bella città è spaccata in due: chi sta con e chi sta contro. Autorità e Chiesa, istituzioni e comitati per la festa. Ma noi che siamo in mezzo, noi che non vogliamo farci condizionare né da colori politici e tantomeno da rapimento mistico, cosa dobbiamo pensare?

Leggiamo da locandine esposte in bella vista della grande faida in corso. Minacce a proibire l’ingresso in chiesa ai politici, come se fosse proprietà privata; turisti indirizzati fuori dagli alberghi cittadini; “anni di tradizione andati in fumo”; “festa che rimarrà dentro le mura della Chiesa”, come se non dovesse essere già così; ma di che state parlando?

È possibile che un luogo che un tempo era una chiesa, dove si viveva un raccoglimento religioso, oggi debba essere causa di disputa con le autorità forse perché non fanno la sfilata dei carri in città? O perché ci si deve contendere il primato di “fuochi” più belli tra la festa di Monte Castello e quella di Sant’Antonio?

Ma lo sapete che io mi vergogno di questa battaglia così tanto pubblicizzata?

Se a Cava sono arrivati tanti turisti in nome delle numerose manifestazioni che si riescono a mettere su a San Francesco, non mi sembra che questo debba autorizzare qualcuno ad avere in mano le redini della città! La Chiesa guarda il suo mentre il Comune tutela gli interessi di tutti.

Cava ha trovato da anni il modo di miscelare, in maniera alquanto strana a mio modesto parere, vita sacra e profana. Poter passare molte ore della giornata tra divertimenti, mangiare e bere e stando anche così vicini ad una chiesa, probabilmente ha facilitato di molto il percorso di tante anime. Ma l’anima, la vita interiore, forse avrebbe bisogno di maggiore silenzio.

Racconto una sensazione personalissima che ho vissuto una delle poche volte che ho ascoltato la messa a San Francesco, mentre al suo stesso interno, era presente un tavolo dove si effettuavano vendite di varie cose. La prima immagine che mi è venuta in mente è stata quella dei mercanti scacciati dal tempio da Gesù. C’è qualcosa che si scontra profondamente tra quello che è il percorso religioso e quelle che sono le capacità manageriali che permettono ottimi risultati di marketing.

Ma perché allora non tenere separate le due cose e lottare per avere più commercio e entrate e ristoranti e pasticcerie e allontanare l’immagine di quei due santi, San Francesco e Sant’Antonio, da tali attività?

Negli anni abbiamo saputo tutti di come si siano rivolte delle vere e proprie accuse tra le due fazioni, ma a quanto pare non si riesce a trovare una via d’uscita. Ma forse questa volta il sindaco Servalli è riuscito ad avere la fermezza di prendere una decisione che, credo, è a tutela dell’intera città, e che in tanti approvano nell’intimo di conversazioni private. Vedremo poi pubblicamente cosa succederà.

La festa di Monte Castello è parte integrante della nostra storia. Cava è profondamente legata a quella processione, a quegli uomini nel cui ricordo, altri uomini, ancora adesso, dopo centinaia di anni, salgono in cima al Castello per difendere quelle mura che sono più vive nella memoria che nella realtà, ma ci vanno per un ringraziamento che ancora non è sazio, che ancora non è abbastanza. Perché la peste, la carestia di quegli anni bui, deve essere stata davvero tremenda ed è giusto ricordarla adesso, ancora, in questi anni lontani, ma che ci restituiscono ancora forti legami con questa terra.

Perché allora non smettete di vestire gli abiti dell’occasione e mettete solo quelli che vi competono?

Nel cuore di Dio c’è posto per tutti. Non saranno i fuochi più belli a portarci più vicini a Lui, saranno i nostri cuori leggeri a permetterci di salire più in alto.

Leggeri, liberi da quei pesi di materialità che ci carichiamo addosso; pesi che, a lungo andare, diventano peccato.

2 commenti su “Cava tra due fuochi

  1. Maria

    Ancora una volta il messaggio di San Francesco è stato male interpretato io cosiglierei di rileggere le regole…..
    Ciao Paola tanti saluti
    A presto

    1. Paola La Valle Autore

      Ce la faremo un giorno a pensare a qualcosa che non sia solo materialità? Ci speriamo sempre. Ci rivedremo tra poco di sicuro

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