Una vita a foglietti

C’era una volta… Maurizio Sarri

C’era una volta un uomo chiamato Maurizio Sarri. Arrivò a Napoli, questa nostra città così amata, bella, umile e allo stesso tempo piena di difetti, ma dove poco si discute quando si tratta del Napoli.

E quel Maurizio lì venne proprio per questo. Non portava in dote niente, solo tanta passione e la determinata certezza che il calcio è bello quando si gioca bene. Perché è uno spettacolo e chi viene a guardare, si vuole divertire. Anche vincere certamente, e lui ci ha dimostrato in tre lunghi anni, che il bel gioco potrebbe anche far vincere. Potrebbe, se sulla sua strada non trovasse una potentissima società che ha un’altra filosofia: non importa come giochi, importa vincere!

E quel Maurizio lì ci ha provato davvero a vincere. Non l’ha fatto con grandissimi nomi, lui ha fatto sì che molti dei nomi dei suoi uomini diventassero grandissimi e noi abbiamo amato tanto questa capacità. Forse abbiamo discusso della sua testardaggine sui cambi, ma sono cose passate.

A noi era rimasto il ricordo di un uomo che sottolineava il suo certificato di nascita a Napoli pur essendo cresciuto un po’ più in alto; che lottava con noi quando ci scontravamo con quelle ingiustizie così palesi tanto da spingerlo ad offendere chi ci trattava male. Insomma, Maurizio uno di noi.

Le storie però finiscono, anche quelle più belle. E noi abbiamo salutato quell’uomo in tuta, nervoso a bordo campo, quell’uomo che qui, da noi, aveva avuto la libertà di esprimere non solo il suo gioco, ma quello che era il suo concetto di calcio e di lavoro. Gli abbiamo augurato il meglio per la sua carriera che è partita proprio da quel San Paolo e abbiamo gioito di quel trofeo che ha conquistato con altri giocatori e con un’altra società.

Ebbene oggi, un altro uomo, forse un omonimo, in giacca e cravatta, si presenta alla guida della Juve, quella società così piena di scheletri nelle sue bacheche, ma che deve avere il personale addetto alle pulizie di qualità superiore, e parla di noi. Parla del Napoli, dei nostri giocatori, di possibili applausi o fischi…

Ma chi sei? Noi non ti conosciamo. Tu oggi sei abbracciato a Nedved, al presidente Agnelli, esalti il loro stile, come ti permetti di paragonarti al “nostro” Maurizio Sarri?

Tu non sei nessuno, di certo nessuno che meriti la nostra attenzione. Come dice qualcuno, lassù, tra le strisce verticali bianco nere, si trova il palazzo, quello dei bottoni, quello che il nostro Sarri voleva combattere, quello che al nostro Sarri ha tolto, e ci ha tolto, uno scudetto sacrosanto che tutti sanno che avremmo meritato sul campo.

Dunque tu, nuovo soldato assoldato dalle truppe bianco nere, non ti preoccupare di come ti accoglieranno a Napoli.

Sai io non sono un capo ultrà, non sono una giornalista, nemmeno un’influencer, solo una persona normale, di quelle che usano anche la tuta e cercano di essere coerenti con se stessi, ma vorrei che il popolo napoletano davvero ti dimostrasse l’unica cosa che meriti: indifferenza!

Tu, uomo nuovo in giacca e cravatta, con Napoli non condividi nulla.

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