Una vita a foglietti

Cerco l’uomo.

luceCava 18/11/13

Sono un po’ pesante stasera, non perché ho mangiato troppo, ma forse solo perché è lunedì e come qualcuno ha letto, ero già stanca di prima mattina. Per dimagrire scrivo. Voi, se volete, leggete.

Se guardiamo TG, se ascoltiamo radio, se leggiamo giornali e articoli condivisi, vediamo quante cose ci sono in giro. C’è chi ti spara di continuo citazioni sull’essere mamma, chi delle nefandezze del suo comune, chi fa le foto ai dolci, chi ammira paesaggi, chi discute delle unioni gay, chi della politica in generale, argomento trattato con molto odio e poca razionalità, chi segue le barzellette dello sport, chi evidenzia le scorrettezze del doping, chi spera che gli aiuti umanitari arrivino davvero ai bisognosi, chi vuole combattere la pedofilia, chi ha le ultime novità tecnologiche, chi il nuovo business e sono sicura che a voi ne vengono in mente altre.

In breve guardiamo il mondo intorno a noi un po’ a seconda di ciò che più ci fa gioire o indignare! E di conseguenza, tra tante notizie, probabilmente ci sfugge quella che davvero può darci indicazioni, spunti di riflessione. Si discute tanto della libertà di stampa, di espressione. Oggi, volendo, si può scrivere ciò che si vuole con post, cinguettii, insomma lanciando parole. Ma è questa la libertà che vogliamo? Quella per cui si è lottato? Passano troppe informazioni, troppi scandali, troppa superficialità. E nel troppo, anche ciò che merita attenzione spesso si perde. E’ come scavare buche. Cerchiamo di portare alla luce qualche reliquia nascosta e intanto stiamo affossando l’altro pezzo del tesoro .

Ma l’uomo, cerca? C’era un vecchietto secoli fa che andava in giro con la lanternina dicendo “Cerco l’uomo”. E c’è differenza tra le due ricerche. C’è qualcosa dentro di noi che merita di essere conosciuto. Dobbiamo sapere con chi abbiamo a che fare per poter essere coerenti.

Ci deve essere stato un momento della nostra vita in cui hanno probabilmente invertito le indicazioni stradali. E a quel punto ci siamo persi. Non più cercare di sapere chi siamo, ma imparare ad apparire e quindi sembrare.  A noi manca la conoscenza della differenza dei due verbi: essere e avere. Volendo fare battute, ce ne accorgiamo anche con gli orrori grammaticali che leggiamo e sentiamo. Ma non è quella la parte peggiore, ma nella scelta tra le cose fatte perché ci crediamo e quelle che si  fanno perché “così fan tutti”. E non è così banale come sembra.

In fondo pensateci. Se tutti noi siamo indignati per la corruzione dilagante, per le strutture che non funzionano, per i disagi continui a cui ci sottopongono ogni giorno, secondo voi, perché tutto continua sempre uguale? Diremmo: la colpa è dei politici. Vero, sono corrotti, spesso impreparati, poco attenti ai loro doveri, poco responsabili verso chi rappresentano. Ma, numericamente parlando, loro non sono meno di noi MASSA? Quanti siamo che la mattina ci alziamo, accompagniamo i figli a scuola, andiamo a lavoro, gestiamo case e famiglie e ritorniamo la sera stanchi pronti per ricominciare domani tutto daccapo? I numeri dicono: TANTI.

Allora qualcosa non quadra. Perché se pochi sono cattivi, molti dovrebbero essere bravi. Ma sapete che non va così. Se vado negli uffici pubblici e perdo ore; se chiedo una visita medica e mi viene concessa velocemente solo a pagamento; se ho bisogno di aiuto e viene dato a chi ha già tanto; se lavoro e mi pagano in nero; se voglio lavorare in nero per non perdere contributi vari; se invece che essere esempio positivo divento quella “che non fa”, allora anche tra di noi che puntiamo il dito, c’è, non qualcosa, ma molto che non va. Perché abbiamo creato qualcuno che si prende soldi e anche colpe. Ne ha, non crediate che li stia difendendo. Solo che noi glielo permettiamo ogni volta che non facciamo il  nostro dovere, che non rispettiamo le regole, che abbassiamo la testa di fronte a un sopruso, di fronte a persone che non fanno il loro lavoro, di fronte a chi abusa del proprio ruolo. C’è un sistema che era stato creato per essere al servizio del cittadino. Oggi il cittadino se ne è dimenticato, perché se c’è da fare file e lui ha conoscenze, risolve il problema. E chi non le ha, cosa fa? La fila, ma per due.

Non è che in questo caos che ci hanno permesso di creare, e mi ci metto ovviamente anch’io con i miei commenti, c’era un disegno ben definito? Forse se ne stanno perdendo gli orizzonti, il foglio si è allargato a dismisura e ogni scarabocchio sbagliato si perde, mescolato a quello di un altro, che speriamo sia peggiore del nostro.

Non va così. Non credo proprio che sia questa la soluzione per uscire dal labirinto. Una brava Arianna ebbe la pazienza di reggere un filo per condurre l’amato fuori dal tunnel e rendere liberi dalla schiavitù del mostro. Noi quel filo dobbiamo ancora cercarlo, figuriamoci reggerlo. Ma proviamoci. Non è sempre puntando il dito solo verso gli altri che troveremo il colpevole.

Qualche volta l’assassino non è lo scontatissimo maggiordomo.

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