Una vita a foglietti

Chi sono io?

Magritte-La-reproduction-interditeÈ il 17 dicembre, domenica della gioia e terza d’Avvento. E questa domanda mi resta dall’omelia di padre Giuseppe: “Chi sono io? …non per gli altri, ma per me stesso…”.

Bellissima domanda, particolare domanda, inquietante domanda in questa domenica che oltre ad essere già tante cose è anche la vigilia del secondo anniversario di un addio. No, non un addio, un abbandono.

E alle parole che arrivano, si mischiano ricordi, momenti che appartengono a un periodo della vita che sembra un film, ma che invece è stato davvero vissuto.

Non ho voglia di ritornare ad affogare dentro tutto quel dolore, non ho voglia di ripercorrere le ore strazianti e assurde che ho vissuto, perché ho imparato da tanto tempo che ciò che è stato non si può cambiare. Ma ho imparato anche che, volendo, dal passato si può imparare. È quello che fanno le persone sagge, quelle che si permettono il lusso di commettere errori, che è storia comune praticamente a tutti, ma che poi sanno e vogliono guardare indietro e capire che qualcosa potrebbe cambiare. Che si può e si deve crescere, perché il male è sempre in agguato, ma con la ricchezza del cuore ci si può proteggere, come uno scudo, dall’abisso eterno.

E questa domanda, Chi sono io?, che mi sono posta tante volte e che spero di continuare a farmi, mi chiedo se altri se lo domandano. Non potrei dirlo con certezza perché alcune frequentazioni sono terminate, ma ci sono gesti, azioni, che parlano in silenzio.

Perché è carino leggere su dei muri che ci si ricorda di una persona cara. Chissà perché, però, quei muri mi sembrano sbagliati. Sono i muri di un posto abbandonato furtivamente, un posto che era stato un’oasi felice e che si è trasformato in un teatro di dolore e di menzogne. E i muri della piazza poi? Che relazione hanno con i fatti in questione? Sanno di pubblicità, di apparenza, quella stessa apparenza che è colonna portante di vite false.

Sapete perché poi tutto questo mi risulta ancora più indigesto? Perché c’è un muro dove invece bisognerebbe scrivere qualcosa. C’è un posto dove un’immagine, un nome, una data, servirebbero a dare dignità ad una vita. Non importa di che vita si tratta, se sia stata giusta o sbagliata: è stata una vita e merita solo per questo di essere ricordata. Ma quel muro invece è vuoto. Lì non serve fare pubblicità, lì gli amici della piazza non passano e pure chi passa non si accorge di quell’assenza, di quella gravissima mancanza. Quel muro vuoto fa male solo a noi, come tutte le cose accadute “dentro” certe mura e che sono uscite fuori trasformate.

Ma passa il tempo e anche i sentimenti cambiano. Solo la voglia di giustizia e di verità rimane intatta, come la curiosità di sapere qual è la risposta di certe persone a quella domanda: Chi sono io?

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