Una vita a foglietti

Ciao Pino…

pinoDue giorni di parole, canzoni, immagini, pensieri, battute, ricordi. Ognuno ha riversato fuori di sé quei quintali di emozioni che hai regalato in decenni di musica e non poteva essere diversamente.

Io sono seduta solo adesso davanti a questo foglio che ha il compito di raccogliere sensazioni un po’ diverse, emozioni passate, ma che in qualche modo è come se si fossero congelate ad un tempo andato che non si è più mescolato al presente.

Non avere neanche vent’anni quando comincia ad entrarti nelle orecchie quella musica di appartenenza ad una terra, significa muovere delle corde profonde, che trovano terreno fertile quando la rabbia di fuori si confonde con il tumulto di un desiderio di giustizia, di rivalsa, di affermazione di una terra e di un popolo che ha tanti desideri, ha tante qualità ma riconosce di avere anche tanti difetti. Quella di Pino era la voce del nostro Masaniello quasi moderno, un po’ Pulcinella, un po’ arrabbiato, molto emozionato. Io volevo avere Fortunato tra i vicini da frequentare, volevo guardare dentro il tuppo di donna Concetta, volevo capire le lacrime di chi cammina vicin o puort e m’er scassat u’… un sacco di volte per quella gente falsa che faceva finta di offrire un caffè e poi t’abboffn  e’ palazz.

Pino è stato questo per me, la compagnia per una rabbia che cresceva, che si riconosceva in questa società fatta di leasing, del lavoratore che s’adda magnà o limon, di cose che chiaramente prendevano una brutta piega e che poi quella piega è diventata una piaga. Un pozzo caro Pino e credo che a un certo punto anche tu hai capito che non sarebbe cambiata neanche con le parole bellissime, arrabbiate o dolcissime che sapevi combinare con la tua musica, e forse per questo hai scelto di togliere la rabbia e lasciare solo il resto. Io ti ho già perso in quel bivio. Oggi non mi sento triste più di quanto non lo sia stata quando hai smesso di dare voce alla tua come alla mia rabbia. Ho amato la tua amicizia con Massimo perché insieme eravate il nostro riscatto verso quel mondo che ci  ha sempre preso in giro, ma doveva e deve tutt’ora inchinarsi alla vostra genialità. Peccato caro Pino che la tua lotta sia finita troppo presto! Mi chiedo se hai mai avuto la completa consapevolezza di ciò che potevi significare per quella generazione di ragazzi che con il blues che gli regalavi confezionavano sogni, progetti, speranze. Speranze che ancora prevedevano un riscatto, una via d’uscita mentre cantavamo le tue canzoni a squarciagola che ci permettevano di guardarci negli occhi e vederci scorre le stesse emozioni, senza essere nascosti da monitor; quando le lacrime per il nostro dolore le piangevamo sulla spalla dell’amico e non dietro linee telefoniche intasate da messaggi. Allora avevamo o’ vient’ n’dì capill e la vita la stringevamo tra le mani come una forza da conquistare, dominare, cambiare e il tuo silenzio nel tempo, ha un po’ contribuito a cambiare quelle prospettive.

E’ andata com’è andata caro Pino, il tuo viaggio qui con noi è davvero finito, ma il vantaggio quando si è fatto qualcosa di così profondamente bello e importante, è che il segno resterà per molto tempo ancora oltre noi, e il tuo ricordo sarà uno dei pilastri portanti della mia storia. Di quella di una ragazzina che ha creduto, ha sofferto, ha gioito e sperato anche perché le tue canzoni glielo hanno consentito e insegnato. E di questo regalo immenso che mi hai fatto te ne sarò sempre, infinitamente grata.

2 commenti su “Ciao Pino…

  1. Maria

    Abbiamo pianto insieme ai miei figli …..le sue parole erano quelle che noi volevamo dire ma non avevamo il coraggio ….era un uomo libero che continuamente si confrontava per migliorarsi…indice di grande intelligenza….Resterà sempre con noi…

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