Una vita a foglietti

Ciao Simone

pioggia4 aprile. E’ una giornata che si aspetta con trepidazione, perché un detto vuole che metereologicamente, questa giornata si ripeterà per quaranta giorni. E c’era attesa nell’aria. Ieri giornata splendida, ma le previsioni erano brutte e guardando il cielo stellato di ieri sera, quell’aria calda che mi accarezzava, non riuscivo a pensare come poteva succedere che tutto cambiasse nel giro di poche ore. Ma così è stato. Stamattina cielo grigio e poi pioggia e poi tragedia. La telefonata che non capisci, momenti per  riflettere su quello che hai sentito e il temporale che arriva sembra quasi giusto, a lavare via quel senso di impotenza, di sconfitta che ti travolge, ti fa porre mille domande in un secondo. Ma niente ti risponde. C’è solo silenzio. E la pioggia che cade.

Non eri tu la persona che poteva far questo gesto. Se me lo avessero detto avrei sorriso, come sempre capitava quando c’eri tu in giro. Sempre si rideva con te. La tua faccia seria a raccontare storie che ti facevano scoppiare dalle risate e ora? Dove sono finite?

C’è qualcosa di troppo difficile nei cuori degli uomini. Dove, come, quando si spegne quella luce che sempre dovrebbe spingere a lottare, combattere contro i problemi? Cosa succede che cancella in un momento tutto quello che di bello e grande abbiamo fatto e costruito nella vita?

Non lo sapremo mai. Lo dicevo per un altro momento tragico che abbiamo vissuto da poco. E purtroppo ancora lo ripetiamo. Non sappiamo, non capiamo, non ci siamo a tenere accesa quella luce. Non ce lo permettete forse o noi non lo sappiamo fare. Ma ti assicuro che avremmo voluto. Ci saremmo impegnati tanto se avessimo saputo e capito. Ma siamo stati sconfitti dal silenzio, dall’ignorare ciò che il cuore nascondeva.

Scusaci, con quel tuo sguardo un po’ così, che non ti faceva capire se eri serio o ci prendevi in giro. Forse la seconda ipotesi è più vera. Ci hai fatto ancora uno scherzo, quello che forse non capiremo e tu non sarai qui a spiegarcelo.

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