Una vita a foglietti

Cosa può fare una foto?

Cosa fa foto? Un oggetto che neanche tocchi, ma guardi soltanto. Un’immagine catturata in un posto diverso dal tuo, in un momento che non condividi, che racconta una persona che non ti è permesso di vivere.

Cosa fa una foto? Una foto ti strazia il cuore, ti impone un viaggio dentro un baratro che non si sopporta, ma che sai benissimo che esiste e dove facilmente cadi.

Cosa fa una foto? Una foto ti costringe a guardare una realtà che è diversa da quella che hai immaginato per tutta la vita e che non sarà mai più quella che hai sempre voluto che fosse.

Cosa fa una foto? Una foto ti costringe a pensare ad altre persone che non ci sono in quello scatto ma che le appartengono molto di più di un’impressione chimica su una pellicola. A quelli che non ci sono più e a  quelli che non vuoi che ci siano, ma che hanno deciso il set dentro cui scattarla.

Cosa fa una foto? Una foto ti scava dentro l’anima, graffia contro le pareti con quel rumore tanto silenzioso quanto doloroso e tu non puoi fare niente.

È quella l’impotenza che ti stronca la mente, le forze, il cuore e che ti vorrebbe far urlare, gridare a tutti quelli che hanno partecipato a rendere possibile questa foto, questo scatto, questo momento, quanto sono stati cattivi, superficiali, inetti, inadatti nei ruoli che ricoprono.

Ma non ci sono persone disposte ad ascoltare le nostre parole, il nostro dolore, la nostra impotenza.

Ci restano momenti di silenziose lacrime che, imperterrite, continuano a scorrere sui volti di noi, pochi, solitari interpreti di una tragedia chi ci hanno imposto senza lasciarci nessuna scelta e nessuna via d’uscita.

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