Una vita a foglietti

Diego de Silva a Nocera per il suo ultimo romanzo

9e5e81964f005e2e8d117d217c6dca92Da Vivimedia

È con molto orgoglio che Claudio Bartiromo, responsabile del Punto Einaudi di Nocera Inferiore, presenta, venerdì 20 Novembre, nella Biblioteca comunale di Nocera Superiore, Diego De Silva. Scrittore salernitano di grande fama e prestigio, ritorna per parlarci del nuovo libro,“Terapia di coppia per amanti” (Einaudi).

Le prime parole di Claudio sono di ringraziamento e non potrebbe essere diversamente; la sala, capiente, è risultata piccola per il numeroso pubblico intervenuto. Ma per quest’evento si erano mobilitate le associazioni che sul territorio maggiormente incidono sulla cultura. E parliamo di Fedora e Rosa Aliberti, con Gaetano Fimiani, famosi per le presentazioni a Roccapiemonte; il Club dei lettori di Cava con quasi 200 iscritti, voluto da Luisa Robustelli e Antonio Ferraioli, con il sostegno di Isaia Sales. Senza contare numerosi insegnanti e relativi alunni, che non hanno voluto perdere l’occasione di ascoltare dal vivo, uno degli autori più seguiti in Italia. Le 40.000 copie già vendute, la prima ristampa in corso e la seconda che già si pianifica, la dicono lunga sul successo che riscuote.

Teobaldo Fortunato, Assessore all’estetica e alla bellezza del comune che ci ospita, porta i saluti del giovane Sindaco Giovanni Maria Cuofano, che ci raggiungerà a serata in corso, ed esprime la sua gioia per il pubblico numeroso e misto, che gratifica gli sforzi di una città come Nocera Superiore, con un passato illustre, che sta lavorando per farlo rivivere.

Si comincia con un riferimento all’importanza o meglio alla necessità di fare cultura oggi, in un mondo che ha semplificato le strade della conoscenza in due tappe: chat e libri. La prima è il mordi e fuggi, filosofia tipica dei nostri tempi e che regala conoscenza immediata quanto effimera, perché non sempre ha il tempo di mettere radici, viene subito scalzata dal “post” successivo. L’altra è il classico, vecchio, amato libro. Quello che ti chiede tempo e riflessioni, che ti accompagna nell’arco della giornata e che pretende attenzione e tempo per leggerlo, ma anche ovviamente per essere scritto.

A presentare il prestigioso ospite ci sono Geppino Gentile, Docente di Letteratura spagnola presso la Facoltà di Lingue e Letterature Straniere di Salerno, assidua spalla di Diego De Silva, e Gennaro CarilloProfessore ordinario di storia del pensiero politico al Suor Orsola Benincasa.

Le voci di Modesto e Viviana, i protagonisti del libro, sono di Antonio Grimaldi e Ada Perazzi.

È quest’ultima a dare subito voce alle inquietudini dei due amanti. Antonio Grimaldi a sorpresa, non legge parole di Modesto, come forse banalmente ci saremmo aspettati, ma un colloquio tra il loro terapista e la giovane compagna. Questo accadrà dopo, quando la nostra curiosità sarà stata ampiamente sfamata.

Quando Geppino Gentile prende la parola, traspaiono immediatamente la grande cultura e la profonda stima che nutre nei confronti dell’autore. Il discorso parte da radici lontane, il romanzo dell’Ottocento, la storie famosissime di grandi amanti, di amori finiti in tragedia, da Emma Bovary ad Anna Karenina. Il tono è pacato, forse troppo, e la voce non ha molte ridondanze. Ogni affermazione è frutto di riflessioni profonde, ma devo dire che ad un certo punto la presentazione sembra trasformarsi in una lezione accademica di non facile coinvolgimento. Della sala così piena, così curiosa di vivere una serata speciale, non riesco più a sentirne lo spirito. Molti guardano e sentono, ma in pochi ascoltano. Dispiace perché di certo le parole meriterebbero molta più attenzione, forse è solo poco indicato il momento.

Vengo coinvolta in una distrazione generale che mi fa scoprire disegnini su fogli, capannelli privati e qualcuno che ripete la parte muovendo le labbra come un lavoro in play back.

Intanto sento il libro definito come “il più antirealistico degli scritti di Diego”, un libro senza tempo, senza luoghi, senza date, senza descrizioni. Un libro che sembra parli di fantasmi a cui è stata data l’opportunità di vivere una storia. Il mormorio, intanto, si fa più fitto ed io stessa non riesco più a seguire questa persona che ha una cultura che cammina davanti a lui, ma forse proprio per questo rischia di coprirlo.

Accorgendosene, con apprezzabile sensibilità precorre la chiusura del suo intervento. Peccato: in un altro contesto sarebbe stato bello apprendere da tanta saggezza.

Gennaro Carillo usa un altro timbro di voce, alto e deciso, e la sala ritorna ad essere rapita. Deve avere un passato di avvocatura immagino, che lo accomuna ancora di più allo scrittore, avvocato a sua volta, e la padronanza della materia lo porta ad evidenziare la scrittura ricca di vocaboli giuridici. A partire dal tradimento, come trasgressione di una norma, o la visione di una moglie paragonata ad un giudice istruttore, con riferimento al romanzo di Balzac, in cui questa figura è più importante del re!

E partono dunque le considerazioni sul libro, su due amanti che cercano una terapia che possa chiarire la loro storia e dunque la contraddizione della loro posizione non ufficiale e la richiesta di un’opportunità che di fatto spetta solo a persone “regolarmente sposate”.

Racconta anche di quanto il libro si mostri con degli aspetti assolutamente divertenti che lo hanno deliziato in tanti momenti, anche in situazioni particolari, come l’attesa di un treno in ritardo alla stazione di Pompei, mentre gli altri passeggeri brontolavano alla grande e guardavano con irritata diffidenza la sua olimpica astrazione da lettura. “Se hai un fucile tra le mani, non ti fila nessuno, ma se hai un libro, la polizia ti guarda male.” Forse non è un caso che le grandi rivoluzioni partano dalla testa e non dalle mani…

Egli fa riferimento al mondo del cinema, così caro a Diego, viste le numerose sceneggiature scritte. E poi alla musica, passione comune:“…si sente la voce dell’autore. E’ il musicista che suona la chitarra”

Già, il libro è pieno di  musica, jazz in testa. Il Jazz non è codificato, ha una struttura ad anello, come un cerchio che si chiude sempre e che ti permette di sbagliare ma non di farlo capire, se riesci a rientrare nella vecchia musicalità. Passaggi che giustificano le grandi improvvisazioni vive in questo genere di musica e che fanno da esempio al comportamento di Modesto il quale, di fronte all’obbligo per qualcosa, cerca sempre di svicolare. Musica e cinema: due mondi che si ritrovano e che ti obbligano ad avere due chiavi di lettura diverse dello stesso testo.

Quando la parola passa a Diego De Silva, la prima cosa che fa, è raccontare un ricordo che gli è tornato in mente proprio in riferimento al comportamento di Modesto: scantonare per evitare il dibattito. Un esame lontano negli anni, Storia di Diritto Romano, e il professore che dice, più o meno testualmente “In 25 minuti non ha risposto a nessuna delle domande che le ho rivolto, ma sto per metterle un 30 e non so perché”. E mi sembra un’ottima presentazione per un personaggio che non conosco ma che mi incuriosisce già.

Il riferimento è poi alla scelta del titolo, che rispecchia la filosofia dell’ossimoro: affermazione e suo esatto contrario.

Il tema è quello dell’amore, della storia fuori dalle regole che piace per la precarietà che regala, perché sembra ti dia l’opportunità di riparare all’errore fatto forse nella scelta della compagna di vita. Quella che si dovrebbe scegliere perché “è la tua ossessione sessuale, non perché la ami”. Invece spesso si investe sulle sue qualità, non sul suo essere donna. E il tempo non regala passione.

Affermazioni del genere possono sicuramente essere recepite come una verità piacevole, il rischio è farle diventare “convenienti”, perché il discorso non è mai semplice e soprattutto non unilaterale. Ma qui cadremmo nel dibattito e, non avendone la possibilità, faccio obiezione! Da sola.

Con Diego, che sa far buon uso dell’arte delle parole, non in maniera ovvia ma sottile, le sfumature possono diventare infinite.

A conclusione di una serata come quella che abbiamo vissuto, possiamo ritenerci sicuramente soddisfatti. Molte parentesi si sono aperte nella mente, molte chiavi di lettura ci sono state offerte.

Quello che ci resta da fare è andare a verificare. Leggere per ritrovarci di nuovo su qualche pagina, a ricambiare le “loro” profonde opinioni, con le nostre. E scoprire cosa, e se, c’è ancora di nuovo.

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