Una vita a foglietti

Diego

Lo sapevo che sarei arrivata qui, di fronte al mio foglio bianco in compagnia di tutte le cose che ho pensato in questi giorni, di tutte le emozioni e anche della rabbia che spesso è ritornata.

Sono le stesse sapete? Le stesse che viviamo da quando abbiamo avuto la fortuna di averlo con noi. La gioia delle sue magie e la rabbia per le ingiustizie che gli hanno riservato.

Oggi parlano tutti di Diego, chi lo ha vissuto, chi lo ha guardato, chi lo ho solo immaginato, chi lo ha desiderato, chi lo ha invidiato e quelli che l’hanno tradito. Per Diego non posso usare il termine “odio”, perché a lui non è concesso. Per lui questa parola si cancella dal vocabolario, perché Diego è stato tutto, ma non credo che mai nessuno lo abbia potuto odiare.

Diego è qualcosa di fantastico. Ho letto di tutto, ho riscoperto la voce e le parole dei VERI giornalisti che con lui hanno avuto il coraggio di percorsi oggi inimmaginabili.

Chi ancora oggi, a distanza di decenni, quando tutto quello che doveva essere detto sulle esagerate prepotenze e ingiustizie che ha subito, parla di lui come “un drogato”, penso che abbia dimenticato nel “suo” personale vocabolario, la parola vergogna.

Perché ci si può solo vergognare oggi a parlare male di Diego.

Anche senza guardare indietro, anche per chi da solo scopre la reazione di un mondo a tale notizia, un lecito dubbio deve nascere. Come ha fatto una persona di cui pochi, ma potenti, hanno parlato male, ad aver saputo seminare un tale sentimento di amore planetario?

Diego Diego. Ma quanto sei unico, speciale, inimitabile.

Felice ed io siamo tra quelli che hanno un ricordo dal vivo perché ti abbiamo visto giocare e oggi capisco ancora di più l’accusa che mio fratello piccolo, Carmine, ci rinfaccia ad ogni occasione: Non mi avete mai portato allo stadio a vedere Maradona!

Hai ragione piccoletto. Oggi che non c’è più, oggi che conserviamo nel cuore non le immagini, perché quelle le hanno viste anche quelli che erano a casa, ma l’atmosfera, il sogno, la gioia, la rinascita di un popolo che ha trovato un suo posto in Italia e nel mondo grazie a quel piccoletto straniero ma figlio fratello padre di questa terra, so che ti sei perso molto. Lui che è venuto, ha promesso, ha mantenuto e ha soprattutto sofferto, ma non ci ha mai lasciati.

Avete mai pensato come sarebbe stata la sua vita in un altro club, uno di quelli lassù, quelli con le strisce? Quelli che la monnezza la tengono, ma se la nascondono in casa, quelli che permettono molto, basta che non si sappia. E se si sa, dura molto poco.

Diego sapeva anche questo, ma se un uomo di parola dice una cosa, non la ritratta per suo unico interesse. E chi vuole capire cosa dico, ha ben capito. Il suo nome non va scritto in questa pagina perché l’accostamento è sacrilego.

Ma di “grandi campioni” che farebbero meglio a tacere viste le bassezze che dicono, ne siamo pieni. Soprattutto oggi.

Oggi conta non la gente che ti segue a piedi, ma quelli che mettono il “like”, e ci si fa grandi.

Oggi che, piuttosto che essere disponibili per la partita nel campo di periferia per l’amico, ti fai fotografare nel parco macchine, nelle ville super lussuose e sui panfili, e allora come possiamo capire?

Oggi che in campo non possono neanche essere sfiorati e si buttano giù come manichini in vetrina e aspettano il fischio protettore dell’arbitro, come avrebbero sopportato i calci, le botte e la vera caccia che i difensori di tutto il mondo gli hanno sempre riservato?

Come possono credere, proprio queste persone, di inserire Diego dentro un gruppo di sportivi speciali perché sapeva giocare a pallone. Perché su questo mi sembra che davvero dubbi non ce ne siano da nessuna parte.

Diego sarà sempre e per sempre qualcosa di speciale. Lui è stato il racconto del riscatto del povero non che diventa ricco, ma del povero che si è sempre ricordato di essere stato povero. E quella sofferenza, quell’ingiustizia ha provato a combatterla sempre, ovunque l’abbia incontrata.

Non sono bastate le sue denunce, non è bastato scoprire negli anni quanto sia stato usato facendo leva su quel senso di appartenenza al suo popolo, alla sua terra per poi essere scaraventato, ingiustamente, in pasto ai leoni.

Diego drogato, Diego dopato, Diego tutto ma senza Diego non si faceva niente. Lui catalizzava un mondo intero, lui aveva il potere di riempire gli stadi, ma aveva anche un altro grandissimo potere che molti speravano che quelle droghe, quella vita dissipata, potesse venire a mancare. Ma non è mai stato così. Quelle gambe massicce, quel cuore che oggi ci raccontano malato, quella velocità di pensare ciò che l’avversario non avrebbe neanche immaginato, a lui, su un campo di calcio, non sono mancate mai. E se non lo fermi ad armi pari, allora devi essere infame e lo fermi con la pugnalata alle spalle.

Diego ha denunciato tutto questo. Ha raccontato al mondo intero ciò che gli hanno fatto e la gente di strada, la gente comune, la gente come lui, gli ha creduto e ieri, oggi, domani, glielo dimostreranno sempre.

Saranno gli “altri”, quelli con la puzza sotto il naso, forse con un naso che serve anche ad altro, a provare per l’ennesima volta a screditarlo o a toglierli quel posto che è suo e che nessuno gli toglierà mai.

Diego ha la grande capacità di mostrare l’ipocrisia del mondo marcio dell’informazione anche da morto.

Ieri, una delle innumerevoli trasmissioni fatte su di lui, che hanno dato picchi di share notevoli, immagino, hanno dato prova di questo. Se tu mandi il tuo inviato a Napoli, a seguire quello che sta succedendo e da quello trovi lo spunto per il tuo servizio, come fai poi, in pienissima ipocrisia, dopo aver intervistato chi portava un fiore, una sciarpa allo stadio, a dire “adesso andatevene a casa perché c’è il Covid”. Falsa gente. Ipocrita gente. Quelli che a te servivano per il servizio, erano distanti, avevano la mascherina e tu potevi e dovevi stare zitta. Ne avresti guadagnato in rispetto. Siete sempre voi dall’alto che provate a ricordarci quanto NOI siamo sbagliati, ma noi vediamo e sappiamo capire.

Ma d’altra parte molti di voi scribacchini, avete saputo sottolineare il comportamento di Diego con le donne, qualcuno ha anche fatto notare che, essendo morto in una giornata particolare, forse manco gli si dovevano i saluti…. Ma da Diego le donne andavano con i loro piedi, non mi sembra che sia mai accaduto altro. E quindi diventava un discorso privato.

Ma come mai, per quel nuovo idolo di pezza che viene sospettato di violenza, che si permette di decidere dove trascorrere la sua quarantena, che dice che le mascherine sono una stronzata, non dite niente? In quel caso la memoria è corta, le notizie mai ripetute, mai sottolineate?

Questa è la risposta al perché Diego è stato amato.

Lo abbiamo amato perché ha capito subito la nostra condizione e ha lottato con noi, avanti a noi, per darci quel posto che ci spetta, ma che troppo spesso ci sottraggono. Lui c’era davvero. Non ha mai parlato dietro i vetri del lusso, ma si è sporcato i vestiti con i nostri problemi.

Allora alla fine vi dico, a voi che “da lontano” volete giudicare, non sprecate il vostro tempo.

Noi abbiamo avuto avuto qualcosa che a voi, non umani, ma non perché divini ma semplicemente senza umanità, non è dato di comprendere.

Noi abbiamo avuto la gioia di condividere un sogno che sognavamo senza pretendere e quel riccioluto lì, quello bassino, quello col sorriso, quello col cuore che batteva per davvero come il nostro, ci ha permesso di realizzare.

E voi, che i sogni e il potere e la visibilità e spesso la carriera ve la dovete comprare, questo non lo capirete mai.

Grazie Diego.

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