Una vita a foglietti

Due fermate

15/01/18

Non so se sei salita con me o se eri già qui. Avevo notato “solo“, tra centinaia di persone, un ragazzo down che “casualmente” ora mi ritrovo seduto accanto.

Di te mi accorgo perché ti sento piangere: le orecchie prima degli occhi. Sei appoggiata alla porta, guardi il cellulare che hai in mano e piangi. Non sembri preoccuparti di chi ti sta accanto, ma neanche la gente si preoccupa delle tue lacrime. Solo io.

Invadente.

Sei alta, hai un lungo impermeabile e sembra che ti abbiano tolto qualcosa. Cosa? Non posso saperlo. Un amico, un amore, un lavoro, un sogno… non so cosa deve giustificare le tue lacrime.

Si libera un posto e ti siedi di fronte a me. Hai un basco nero che cerca di trattenere corti ciuffi di capelli chiari, chiari come i colori del tuo volto, dei tuoi occhi senza trucco. Porti un pantalone nero a gamba larga che si alza e mostra degli sgargianti calzini colorati che oggi stonano con te. Devi averli indossati prima della notizia delle lacrime forse; ti danno l’aria di un pagliaccio fuori servizio.

Singhiozzi ancora ma le lacrime restano negli occhi chiari e lucidi, come se, almeno loro, non avessero la forza o la voglia di abbandonarti.

Uno sguardo fuori, ti alzi e sei andata via. Il tuo posto è subito occupato da un’altra donna. Che ha altri colori, altri pensieri, che non si accorge di quelli che forse tu hai lasciato per alleggerire il peso che ti è caduto addosso.

Due fermate soltanto per concedere un incontro, per non permettere a quelle lacrime di essere versate in una solitudine troppo grande.

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