Una vita a foglietti

Farma e Benessere, insieme per solidarietà

Può capitare di trovarsi dentro una serata dove non pensavi di essere, dove non sapevi di poterci essere.

Questa è la sensazione che mi ha accompagnata per tutto il tempo che ha preceduto l’inizio della serata organizzata da Farma & Benessere alla Mediateca Marte a Cava de’ Tirreni la sera del 26 luglio.

Serata a scopo benefico, con raccolta fondi per sostenere i progetti delle tante Associazioni che hanno aderito e che lavorano sul territorio. Sono tantissime sapete?

A presentarle, insieme ai tanti ospiti presenti, Carla Russo, che fa fare gli onori di casa giustamente a chi ha dato il via a tanto lavoro, il dott. Marco Barone. Non credo che essere protagonista sia il ruolo che preferisca, almeno non quello che lo obbliga sotto i riflettori. Marco dà l’impressione di essere colui che intreccia i fili di tante vite, cucendole in maniera tale da renderli indissolubili e soprattutto dandogli una forma ben precisa.

Sapete, sono combattuta. Il lato giornalistico mi imporrebbe di seguire più o meno la scaletta della serata, i vari interventi, l’elenco più o meno fedele dei tanti presenti. Ma c’è allo stesso tempo qualcosa che mi spinge a parlare in tutt’altro modo di questa serata: il lato “umano” che è venuto fuori da tante parole. Le Associazioni hanno brochure, siti, contatti per specificare tutte le loro attività, ma non sempre hanno la possibilità di raccontare quello che provano, quali sono le emozioni e i sentimenti che li spingono a dedicarsi con così tanto impegno al prossimo.

Chi mi conosce un po’ già ha intuito che strada percorrerò. E ha ragione.

Quando parli principalmente di Associazioni che si occupano di salute, non puoi non ascoltare con orecchio attento quella sottile sensazione di velocità, di corsa, che regola la voce di chi parla. Come se ogni cosa andasse fatta sempre con la massima celerità, come se davvero si pesasse ogni singolo attimo e come ogni inutile ritardo può cambiare un destino.

La prima storia è proprio di Marco, del suo inizio con il banchetto in strada per misurare la pressione, a cui ha aggiunto i controlli glicemici e di come quei semplici gesti hanno generato aiuti concreti a chi non immaginava di avere un problema.

Nell’intervento del comitato scientifico ci sono i promotori dell’evento “Benessere In”, ossia il dott. Antonio Santoriello, il dott. Matteo Tortora Della Corte e il dott. Raffaele Giordano, che raccontano esperienze su trafile oncologiche, delle donne e Crescere in Rosa parla di loro e del loro mondo speciale, i melanomi, i bambini. Un mondo che ha al suo interno un altro mondo che ha bisogno di qualcuno a cui aggrapparsi, a cui affidarsi. E nelle Associazioni deve prevalere proprio questo, la solidarietà, quella voglia di mettere a disposizione degli altri una parte del proprio tempo libero, anche se è poco.

Sono tanti i modi che i vari medici usano per definire le loro creature: “stampella dello Stato” mi ha colpita. Il paradosso della nostra società è che ci chiede tanto in termini di tasse per l’assistenza e poi, nel momento in cui quell’assistenza serve, scopri che troppe volte, al posto della struttura, c’è il vuoto. E sono proprio queste attività collaterali che rendono possibile una forma di prevenzione, di assistenza domiciliare, di visite programmate e gratuite per permettere ai più bisognosi di non sentirsi completamente abbandonati a se stessi.

Le Associazioni presenti non sono solo mediche ma anche di altra natura: per i Lions porta i saluti Marcello Murolo, ricordando brevemente che le grandi collaborazioni sulla prevenzione permettono di colmare quelle lacune dello Stato che davvero sono diventate troppo evidenti.

Legambiente è presente con il dott. Palumbo. La sua testimonianza su chi getta carte per strada mi fa sorridere: mi rivedo quando in macchina colgo in flagrante chi mi precede mentre butta pacchetti di sigarette vuoti dai finestrini e, prima che il cervello realizzi un pensiero, la mano già batte sul clacson per una forma di protesta rumorosa e silenziosa allo stesso tempo, col desiderio di fermare quel piccolo ma significativo gesto di inciviltà che ferisce. E da questo nasce il termine “responsabilizzare”: bisogna educare, bisogna spiegare il significato del vivere civile, bisogna dare speranza per il futuro e quel futuro bisogna tutelarlo. La grande Rivoluzione non partirà mai dai piani alti o dalle multinazionali, ma da ognuno di noi. Siamo noi, i piccoli della base che dobbiamo lanciare messaggi forti a quelli lassù in alto.

Una testimonianza molto sentita viene poi da Pietro Paolo Russo, per l’Associazione “La Rondinella”, che si occupa di clown terapia presso l’ospedale oncologico di Nocera Inferiore. Non si limita a dirci quello che fa insieme ai suoi collaboratori, ci invita ad andare a vedere da vicino quello che loro vedono. È una storia che ho già sentito, che ho già dovuto immaginare e mi ha dato già troppi colpi al cuore in passato, ma ascoltare adesso che persone così, volontari che si offrono per chi soffre, devono essere criticati e ostacolati mi rattrista e non solo. “Noi andiamo a donare, ma usciamo con enormi ricchezze” anche se poi quelle “ricchezze” sono oggetto di terapie psicologiche a cui si devono affidare per superare i continui drammi che sono obbligati a vivere. Perché, lo voglio sottolineare per chi lo avesse perso come passaggio, loro sono presenti al reparto di oncologia pediatrica. Forse il peggio che si possa vivere.

E d’altra parte, una frase è rimasta ancorata sui grandi ombrelloni del terrazzo che ci permette di essere a stretto contatto col cielo stellato: “Finché non si è dentro al problema non si capisce”. Terribile verità che invece potrebbe cambiare se solo tutti noi facessimo tesoro di quanto accade a chi ci è accanto, senza girare lo sguardo, senza credere che a noi non capiterà mai. Perché poi invece, qualche volta capita, e quel calvario che abbiamo deciso di non guardare, siamo costretti a viverlo.

Queste le sensazioni, tra bruschette e birre che girano per i tavoli, chiacchiericci e saluti di improvvisati “compagni di banco”, ma non è finita qui.

Se si parla di uomini, le esigenze sono tante e l’alimentazione, con Pabulum e la cultura, come recita l’Associazione Terza Età Università Del Tempo Libero di Avellino, sono cose altrettanto importanti. La vita è fatta di tante cose, non solo di patologie, anzi. Tante volte la malattia compare quando non c’è nient’altro nella tua vita e si offre come unica compagna di viaggio. A poter scegliere noi preferiamo altro.

E la tutela del territorio, dei suoi prodotti, la collaborazione con i marchi di levatura internazionale che garantiscono serietà e vera qualità viene fuori con questa frase: “Non correte quando fate la spesa, guardate e scegliete cosa comprate” ci dice Michele Amato di Terre del Sud!

Un’altra difficile testimonianza è quella di Francesca Siano che rappresenta l’A.D.M.O. L’obiettivo della sua Associazione è quello di sensibilizzare soprattutto i giovani ad iscriversi a quel famoso registro locale e nazionale affinché diventi sempre più numeroso e offra sempre maggiore possibilità a quanti aspettano un donatore compatibile che possa ridargli una vita dignitosa. Ma la donazione è dolorosa, molti la temono e rinunciano, e intanto ogni no può diventare una porta chiusa su una speranza. Questa profonda consapevolezza la commuove, perché sapere fino in fondo quanto vale il proprio lavoro può rendere ancora più difficile lo scontro con un rifiuto.

Spazi poi vengono dedicati a Emotion on stage, associazione culturale che lavora sul territorio per promuovere forme d’arte, così come Carmela Bucciarelli, dell’Infinity Dance studio che presenta la scuola di danza e le nuove tecniche di gyrotonic e gyrokinesi che vi hanno introdotto, per “educare” il corpo.

Non poteva mancare poi l’attenzione alle disabilità con Emiliano Sergio a rappresentanza di Cava Felix  e addirittura la consulenza per le stesse associazioni per districarsi nei meandri burocratici con Exedra. La testimonianza del suo responsabile, Emanuele Pisapia, mi resta particolarmente nel cuore: “Vivo sempre on line e stasera ascolto emozioni dal vivo”. Banale? Ovvia? Forse, ma in questa nostra epoca di contatti virtuali, di parole che passano dall’etere piuttosto che colpirci con le loro diverse inflessioni, la trovo importante. Se poi è fatta da chi “on line” ci lavora e quindi deve avere quel tipo di frequentazione, diventa significativa per chi invece sceglie di nascondersi dietro un monitor. Riflettiamo.

E per caso adesso arriva il mio momento. Ebbene sì, in questa serata dove non capivo perché dovessi esserci, dove non immaginavo cosa potessi dire, mi ritrovo col microfono in mano a parlare del mio progetto “Pensieri in movimento”. Mi sembra così logico, così giusto quel desiderio che ho avuto di trasferire su delle T-shirt i pensieri che nascono proprio in serate come queste. Quante parole hanno rischiato di perdersi? Quante emozioni potevano finire tra i rifiuti “differenziati” di veloci consumazioni e mai portate a conoscenza di chi non è qui stasera, di chi non sa quante cose fanno queste persone, di chi non sa a chi chiedere aiuto se ne ha bisogno? E le parole che non credevo di avere, nascono spontanee e spero fluide, a spiegare che i nostri pensieri possono viaggiare con noi all’aria aperta e non rimanere per forza rinchiusi dentro un computer o un giornale.

Dopo il saluto degli sponsor, arriva la parte musicale, anche se il primo ospite è ancora un dottore: Doctor show è il suo nome d’arte, in realtà il dott. Pagliara, presidente dell’Associazione Medici Artisti, è un oculista che ha deciso di fare anche visite a domicilio per chi ha difficoltà motorie e in particolare si dedica ai bambini.

Lui è autore dei suoi testi, che ovviamente hanno a che fare con la realtà che vive quotidianamente e la forte verità che ci mette gli ha permesso di ricevere anche un premio dal famoso Mogol.

Con lui ci avviamo alla fine della serata che passerà definitivamente ad un respiro più leggero con il gruppo Caffeina Band.

Se qualche nome non è stato citato chiedo scusa in anticipo, anche se sono certa che lo spirito di ognuno sia stato raccontato.

Tra i tavoli c’è stato un po’ il “liberi tutti”, ci si mescola e si parla, si commenta e forse da questi incontri nasceranno nuovi appuntamenti e nuovi progetti.

Andiamo via lasciando un gruppo di persone in fermento, stanche per quanto hanno già fatto ma sicuramente carichi di energie per fare ancora tanto.

A noi, spettatori e ascoltatori, il compito di raccontarli, di parlarne, di tenerli “vivi”: aiutarli per poter essere aiutati.

2 thoughts on “Farma e Benessere, insieme per solidarietà

  1. casasenatore

    E io che credevo di leggere dei soliti spot su come ridurre le occhaie o lo stress…

    Quando la società civile si muove, non solo è capace di ottenere risultati, là dove lo stato è lento o assente, ma anche di promuovere una forma di protezione sociale per gente bisognosa.
    Sono felice di leggere che anche sul nostro territorio ci sono realtà, spero efficienti, ma soprattutto utili alla comunità.

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