Una vita a foglietti

Felice

felicita1Felice è un aggettivo, è uno stato d’animo. Per tutti.

Felice a cui penso io è un pezzo di mondo. Solo per me.

Strani pensieri mi arrivano ma adatti  allo strano modo di vivere che ho. E che lui sopporta.

Posso rimanere ore seduta davanti al computer: lui non sa cosa scrivo, mi vede ridere, piangere, arrabbiarmi, gioire. E non chiede. Mi gira intorno silenzioso, fa quello che dovrei fare io, ma non me lo rinfaccia mai.

Quando ho finito lo chiamo, o viene da solo. Mi appoggia una mano sulla spalla, non mi chiede niente. Sono io che gli leggo ciò che scrivo. Lo faccio ingoiando lacrime, saltando le parole che trovano posto sullo schermo, ma non nel suono della voce.

E lui è lì. So che altri, forse, leggeranno ciò che scrivo. Ognuno lo farà a modo suo, trovandoci dentro quello che sanno, non sempre tutto quello che realmente c’è. Lui lo sa invece. Sa. E sopporta.

Sopporta le mie assenze, le mie lacrime apparentemente ingiustificate, il mio crollare addormentata sul divano, la mia insonnia incalzata dagli incubi.

Lui mi aiuta quando devo togliere i macigni dal cuore: mi porge sempre le mani senza farle diventare mai invadenti. Divide questo peso che lui pure conosce, che lui pure sente.

Lui c’è quando torno a casa dalle serate, mentre lo travolgo con fiumi di parole che mi servono per raccontargli sempre tutto, tutti quei dettagli, quelle sensazioni che non abbiamo condiviso insieme.

Di lui non parlo molto, ma è molto di me.

Lui ha saputo dirmi di no quando sapeva che per me sarebbe stato importante un si. Ma la sua coerenza pretendeva quella scelta: è giusto così. Perché noi ci rispettiamo come persone innanzitutto, per  questo rispettiamo gli altri.

Con lui abbiamo condiviso le lunghe attese, quelle che hanno portato gioia, quelle che avevano terrore, quelle che hanno cambiato molte pagine della nostra storia. Ma eravamo lì. Anche quando c’erano chilometri di distanza, quando c’era un oceano tra di noi.

Lui ha accettato decisioni che in molti avrebbero considerato folli, ma che appartengono al mio modo di essere, e le ha rispettate.

Per me ha preso carta e penna, lui che non scrive mai, e ha conservato pensieri in momenti che meritavano di essere ricordati per le grandi sofferenze, ma soprattutto per il tanto amore.

Di lui riconosco il volto e gli atteggiamenti nei volti dei nostri figli: mitici, odiosi, adorabili, stupendi, pigri, forti, disordinati, intelligenti, veri.

Ecco perché una parola: “felice”, che è per tutti, diventa unica per me. Grazie.

Per la vita che mi hai regalato, per avermi così a lungo sopportata e perché sembra che tu abbia voglia di farlo ancora.

 

2 commenti su “Felice

    1. Paola La Valle Autore

      “Soffri, guarda, ama.” Rispondo per i due commenti o forse per tanti altri.
      Sono questi gesti che ci permettono poi di avere tutto il resto.
      Spero di non spaventarti troppo. :)
      Grazie della tua presenza

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