Una vita a foglietti

“Ferdinando” lo stage di Antonello De Rosa e Scena Teatro

Ci sono posti che ti appartengono in un modo a cui neanche pensi, ma che, quando li rivedi, si svelano come uno scrigno di preziosi.

Il Centro Sociale a Pastena a me fa questo effetto. Arriviamo per una serata particolare, c’è in cartellone “Ferdinando” di Annibale Ruccello, risultato dello stage del regista Antonello De Rosa con i suoi 40 allievi.

C’è molto movimento all’ingresso, il pubblico numeroso è accolto da Pasquale Petrosino, anche perché stasera ci sono nomi importanti del mondo del teatro; da Pasquale De Cristofaro a Pino Strabioli e Francesco Testi. Ospiti che riceveranno un riconoscimento da “Scena Teatro”, che ha deciso di istituire un premio che sottolinei l’impegno nel campo teatrale di personaggi illustri e la lunga attività dell’Accademia che ha già raggiunto i 15 anni di vita.

Ma quello che sono molto curiosa di vedere è questa nuova sfida di Antonello.
La storia prevede pochi personaggi: donna Clotilde, matura baronessa borbonica che non si adegua all’arrivo del “nuovo” che avanza; Gesualda, parente povera accettata in casa più per pietà che per necessità e dunque costretta a subire le angherie della “padrona”; il parroco don Catellino, confuso tra le mansioni che lo legano a Dio e alla casa della baronessa e ovviamente il giovane e bello Ferdinando.

Ma l’inizio dello spettacolo avviene tra le sedie del pubblico: un gruppo di bambini arriva con piccole torce e si fa strada fino al palco. Non c’è scenografia, i costumi sono degli “straccetti” indossati con molta disinvoltura e i giovani attori catturano la nostra attenzione con il racconto del Principe Serpente, in maniera colorita, con un testo dialettale. Bambini che provano l’emozione di salire su un palco ma non di vedere ancora alzato il sipario per loro. Eppure la padronanza, la perfetta tempistica che dimostrano nelle entrate, ci stanno già raccontando di giovani che presto vedremo comparire alle spalle del grande telone. Primi applausi tutti per loro: meritatissimi, soprattutto perché riescono a catturare così tanto la nostra attenzione, che, quando corrono via e ci appare la scena preparata sul palco, c’è un attimo di silenzio irreale. Come se, per un perfetto sincronismo del pubblico, tutti avessero bloccato il respiro.

La coreografia è imponente. Tutto il palco è occupato. Al centro due donne vestite di nero sono sedute ad un tavolo su cui troneggia un personaggio di cui è visibile solo il volto, ma che ha una struttura in bianco, immensa, a coprirgli il corpo e che si innalza al di sopra del suo capo per numerosi centimetri. Al loro fianco, in due semicerchi, gruppi di donne anch’esse vestite di bianco, che spiccano sul nero del fondale del palcoscenico.

L’effetto è potente, forte. Ne subiamo la forte presenza. Eppure conosciamo la storia, sappiamo dei soli quattro personaggi, chi saranno dunque tutte quelle anime lì sedute?

Ancora una volta Antonello le ha moltiplicate, ha sezionato corpi e menti ed emozioni e le ha disseminate come semi piantati nel terreno. E ha aspettato che ognuno fiorisse. E dunque donna Clotilde si triplica, lei è la baronessa bionda, bruna, donna e uomo. Ma tutti i suoi pensieri hanno voci diverse: sono quelle anime bianche a raccontare le sue paure, la sua durezza verso quel mondo diverso che sta nascendo e che lei vorrebbe chiudere fuori dalle mura della sua casa.

Ma anche Gesualda ha pensieri e segreti e anche a lei Antonello concede di moltiplicarsi. Cosi come si sdoppia don Catellino e si triplica lo stesso Ferdinando.

Ma cosa raccontano, di cosa parlano? La casa di donna Clotilde è un ambiente chiuso, piccolo, ristretto alle sole due vite che la frequentano, ma che non portano nulla di nuovo. Gesualda non può perché è chiusa in casa a sottostare alla volontà della baronessa, ma allo stesso tempo a disporne dei beni; don Catellino non ha nessuna intenzione di far sapere cosa succede fuori da quelle mura, perché rischierebbe di far scoprire la doppia vita che conduce con il giovane amante aiutante in chiesa e la relazione peccaminosa con la stessa Gesualda, che con lui ha conosciuto i piaceri della carne, ma anche la grande rivelazione della tonaca infangata. Nello squallido scorrere di queste vite, compare all’improvviso Ferdinando.

Ferdinando, bello, giovane, in cerca di attenzioni, di educazione, di affetto. Un mondo da scoprire per quei tre ormai avanti con gli anni e a corto di emozioni. La sua presenza sconvolgerà il loro mondo facendoli cadere sempre più in uno stato di perdizione, fino a scoprire che quel giovane bello e delicato, così ben disposto a soggiacere con chiunque gli possa permettere di raggiungere il suo scopo, ha appunto solo un obiettivo: truffare la baronessa e portarle via le fortune.

L’opera di Ruccello sembra decadere mano mano: più si va avanti e più quello che sembrava un racconto storico diventa racconto di perdizione. Cosa cerca di svelarci di nuovo Antonello con questa rappresentazione? La vita è piena di tante voci che parlano nella mente; è circondata da vizi e passioni inconfessabili; è manipolata da personaggi che si intrufolano con false sembianze, come il serpente dalle sette pelli e che poi si svelano per quello che sono, ma a volte è troppo tardi per potersi più difendere. Ha tale dimestichezza con le grandi sofferenze degli antichi come delle giovani generazioni, da potersi permettere di mescolare testi e spezzoni di altre sofferenze, di altre epoche; ma davvero il peccato, l’amore, la sofferenza hanno delle date storiche?

Luci ed ombre, verità e menzogna, amore e peccato, uomini e donne. Tutto e il suo contrario: tutto giusto, tutto sbagliato.

Noi siamo in grado di riconoscere “il giusto” in quello che vediamo? Noi siamo liberi dal condizionamento delle apparenze o dal richiamo dei sensi per poter riconoscere con sincerità i nostri sentimenti?

Punti di domanda, spunti di riflessione. Questo è il teatro di Antonello, questo è il suo contributo alla società.

Il premio che l’Amministrazione comunale gli conferisce a fine serata “…perché veicola cultura…”, è più che meritato, ma credo che il suo fare vada ben oltre il veicolare cultura. Il suo lavoro è porre domande ad una società che, probabilmente, ancora non sa rispondere!

 

 

One thought on ““Ferdinando” lo stage di Antonello De Rosa e Scena Teatro

  1. casasenatore

    Belle domande. Non so perchè, mi viene in mente il “così è se ti pare”, o il naso di Vitangelo Mostarda in “uno, nessuno, centomila”…

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