Una vita a foglietti

Frida: quando le donne parlano

friCome sempre riporto i miei articoli. Serata particolare…

Il 18 ottobre, al Social Tennis Club di  Cava dei Tirreni si sono festeggiati i cinque anni di attività di Frida, associazione che raccoglie le richieste di aiuto di donne, ma non solo, vittime di violenza.

Arriviamo in una sala rumorosa, affollata, con un andirivieni di persone affaccendate e la prima ad accoglierci è proprio il presidente dell’associazione Alfonsina De Filippis: è già chiaro che la sua sarà una serata “movimentata”.

Quando si chiude il sipario per catturare l’attenzione della sala all’ascolto di un testo, pensiamo all’inizio della serata, ma… no, non ancora. E’la falsa partenza dei 100 metri, la tensione che fa scattare i muscoli pronti a rendere in pochi minuti, la preparazione di tanti mesi e poi ti accorgi che non è ancora il momento giusto. Infatti all’arrivo del presentatore c’è già il colpo di scena: impianto audio che fa i capricci, microfoni in tilt, tutto da rifare. Lo facciamo notare non per puntare il dito ovviamente, ma anzi per sottolineare, da quel momento in poi, che tutti, da chi presenta a chi anima la serata, pagherà un prezzo sulla propria esibizione. Ma non se ne lamenterà nessuno, ognuno troverà la soluzione migliore per sé: chi adotta l’asta “vivente”, chi alza il tono della sua sola voce, insomma … si può fare.

A pagare il primo scotto è proprio Antonio Di Giovanni,presentatore della serata, con la dolce presenza  e collaborazione di Angela Carolina Moreno Sorrentino:  tuttavia, almeno come presentatore reggerà egregiamente fino alla fine della serata, nascondendo e risolvendo brillantemente i vari intoppi che gli si presenteranno sul cammino.

Ma tutto questo permette ancora alla sala di calmarsi, ai ritardatari di prendere posto, ai musicisti di dare un ultimo sguardo agli spartiti e … la serata inizia.

I saluti e i ringraziamenti sono doverosi quando si parla di un’Associazione di volontari, perché è proprio la collaborazione tra singole persone, forze dell’ordine, Comune e strutture mediche che si riesce a creare quella sinergia per poter essere presenti nelle situazioni di violenza non solo fisica ma anche psicologica e poi di accoglienza. E Alfonsina De Filippis, non dimentica nessuno, a cominciare dal suo vice Francesco Napoli, al tenente dei carabinieri Tatarella, alle sue collaboratrici che hanno permesso l’apertura di 3 sportelli di ascolto a cui altri faranno seguito.

Le persone che sono state coinvolte in questo progetto sono tante, così come tanti sono gli ospiti della serata. Diciamo che tanti artisti avrebbero potuto riempire più di una serata, invece sono tutti concentrati qui, ognuno a dare il suo contributo, affinché davvero non passi inosservata un’iniziativa di così largo impatto sociale.

Quello che non dovrebbe mai toccare i bambini è la violenza, ma se per salvarli dobbiamo informarli, allora è giusto che siano i ragazzi della scuola media Carducci-Trezza ad aprire la serata e a suonare le splendide musiche di Ennio Morricone che ricordano film stupendi e tremendi nella loro cruda violenza, ma che comunque tentano di conservare  ideali e valori, che a volte proprio la violenza e la sofferenza vogliono soffocare.

Dai musicisti della professoressa Maria Alfano, si passa al coro di Lucia Siani e all’orchestra di Giulio Piccolo. Non ci sono commenti da fare a questi ragazzi. E’ la loro innocenza che arriva fino a noi: lo sforzo, il lavoro fatto è chiaro e quello che ci hanno regalato è molto di più di un risultato da giudicare. Tutto è solo da accettare, conservare e ricordare anche lontani da una sala.

Ma il loro allontanamento dal palco mi fa nascere una riflessione rivolta molto agli adulti. Come mai dopo la propria  esibizione, si dimentica dove si sta, quello che si sta facendo? Come mai tanto rumore,tanto parlare, incuranti di altri che stanno salendo su quel palco, con altri messaggi da lanciare? Rispetto, parola che andrebbe spiegata e ricordata più spesso, in diversi luoghi, dalla famiglia, alla scuola e dovunque ci siano due persone. La nostra libertà finisce dove inizia quella dell’altro.

Anche perché l’artista che si va ad esibire, è Giacomo Casaula, che già  si è fatto conoscere per le sue performance che riportano sul palco l’illustre Giorgio Gaber, interpretato magnificamente, anche grazie ad una presenza fisica che lo ricorda molto. Le riflessioni sui luoghi comuni del “perché sono comunista”, sono attualissimi, verissimi e snocciolati in una maniera sentita, come se ognuna di quelle possibilità fosse stata davvero vissuta e capita, cosa molto più vera e possibile per l’autore che non per il giovane attore, ma questo dà enorme merito alla recitazione a cui abbiamo assistito. Io mi sono chiesta quanto si è creduto alla promessa di cambiare, e anche in quanti lo abbiano fatto, per ritrovarsi poi a vivere due miserie in un colpo solo: lo squallore del trascinarsi quotidiano e il fallimento di un gabbiano che ha visto rattrappire le sue ali.

Arriva poi il momento del maestro Enzo Manuel Siani. Lui si accomoda al pianoforte e ci regala una musica che ascolteresti in molti luoghi, soprattutto aperti… una spiaggia forse. Perché un cielo ci starebbe bene con quelle note ripetute, sottolineate, un po’ come le stelle che sono sempre lì, per noi immobili ma vive, uguali ma sempre diverse nella nostra lettura. Note e stelle che smuovono l’anima, non la lasciano tranquilla, la svegliano, la fanno pensare. E poi arriva un vortice nuovo, più veloce: qui ci vuole una sala, un cavaliere, un ballo, scarpette leggere, stoffe fruscianti, lampadari luminosi, capelli sciolti e la voglia di lasciarsi andare… fino  a quell’ultima nota lenta, ribadita, che si ferma come un inchino.

E’ proprio giusto allora che in questo momento, a prendersi quell’inchino sia Lei. Mi perdoneranno gli altri ospiti, ma credo sia doveroso dedicare alla signora Annamaria Ackermann un’attenzione particolare.

Annamaria Ackermann è un monumento della nostra storia teatrale, anche se la sua grande notorietà è dipesa dal programma radiofonico Spaccanapoli. Il fatto che ci racconti del suo vissuto con Eduardo, con Pupella Maggio che l’ha un po’ cresciuta, lavorativamente parlando, ci dà l’idea di quale bagaglio porti con sé. Ma sono convinta che le persone grandi, non hanno mai grandi proclami che li fanno riconoscere, ma dettagli. E quando lei fa un passo indietro su quel palco rinunciando ad un pezzo che aveva preparato, ma che ritiene troppo “forte” per i bambini presenti, l’ho trovata splendida perché con grande umiltà, con profonda signorilità, stava sgridando una sala “distratta”. E nonostante tutto ci ha regalato poesie. Una di queste è l’eredità che proprio Pupella Maggio “grande ma umile, con l’eleganza di una plebea” le ha lasciato nel giorno del suo addio alle scene. Pochi minuti, ma abbastanza per far nascere il rimpianto di non averla ammirata abbastanza in passato senza sapere quando si potrà rivedere in futuro. Per lei proprio un grazie particolare, da chi ha ricevuto un onore grande.

Arriva poi Renato Maffei: se il microfono ti abbandona, tu abbandoni lui,anche perché cantare diventa difficile con un microfono che ti fischia nelle orecchie. Ma nelle sue interpretazioni di Renato Zero, riesce comunque a  regalarci un tuffo nel passato, con un middle di successi che hanno accompagnato gli anni della giovinezza di una generazione come la mia.

Seguono intervalli con la presentazione di altre persone che seguono da vicino l’associazione, come Maria Gabriella Alfano, presidente dell’Ordine degli Architetti di  Salerno e Domenico Barbato, presidente di Mercogliano Cultura, che sottolineano come la collaborazione, può aprire nuove frontiere e permettere risultati che forse da soli non si raggiungerebbero.

Si esibiscono poi  giovani attori, Pietro Paolo Parisi con “Le cinque rose di Jennifer” di Annibale Ruccello e Giuseppe Salsano in un monologo di Stefano Benni sul dott. Divago. A questo proposito mi faccio e ovviamente giro una domanda: perché leggeva? Era un’esigenza della parte e mi scuso se non lo so o non l’ho capito, oppure era una necessità personale? In ogni caso il risultato non è stato eccellente.

L’attenzione viene nuovamente catturata quando arriva Alessandra Ranucci e le componenti della sua scuola di ballo Lithodora sport.

Il ballo non ha età, ritmo e lentezza nella stessa musica, nello stesso spettacolo. L’occhio è tentato dai corpi che danzano, ma la mente è catturata dalla quasi immobilità di un movimento che potrebbe essere suono perché lo strumento lo permetterebbe, ma continua ad essere muto anche quando il ritmo incalza: è una contraddizione strana un tamburello che non fa rumore con un passo che si fa sentire solo mentre lo guardi. La complicità di chi balla è grande; quanto condividono in quelle nacchere colorate che accompagnano un canto popolare, una storia di quartiere, di popoli, di donne…

E un quasi pulcinella, un cantore di storie senza maschera si presenta poi: Gerardo Trezza, allievo di Antonello  De Rosa, anche lui con un testo di Ruccello e ci racconta la storia di Medea, figlia del Sole. Anche qui il teatro aiuta: senza microfoni ma con grande voce e interpretazione.

E pi ancora musica con Patrizia Bruno e il suo Coro Polifonico D’Altro Canto. In genere si esibiscono con canti gospel, ma a Frida stasera è dedicata “You are not alone” e noi davvero non ci siamo sentiti soli con quelle magnifiche voci che hanno saputo trasmettere grandi emozioni a tutta la sala, forse troppo piccola rispetto alla potenza e alla suggestione di questo gruppo da applausi. Ma per fortuna è in arrivo un CD tutto loro, che verranno a presentare anche a Cava, in onore di Frida…

Ma per il compleanno di Frida c’è anche da consegnare un premio: quello di donna dell’anno. La scelta è caduta sul Prefetto di Salerno Gerarda Maria Pantaleone perché nei momenti del bisogno, vedi lo sbarco dei numerosi clandestini che hanno  raggiunto Salerno, è stata sempre in prima linea, a dispetto degli orari, degli impegni e della sua figura istituzionale. Semplicemente ha dato il suo contributo nel momento in cui era necessario. Molto più complicato invece essere presente alla premiazione, perché la burocrazia vuole che ci sia un protocollo per poter presenziare e ricevere riconoscimenti. Ma si farà anche questo anche per ritirare una scultura dell’artista Mimmo Sorrentino, che riporta un florido corpo di donna.

Ultimo momento di spettacolo ci viene regalato dagli INTREGO gruppo musicale che ha mescolato varie influenze dei grandi del passato, tra cui Battisti, e il risultato è stato davvero piacevolmente sorprendente.

E’ stata una serata lunga e molti degli  interventi avrebbero avuto bisogno di articoli singoli. Mi scuseranno gli artisti se ho scritto poco di ognuno e anche quelli che penseranno che ho scritto troppo. Ma in fondo abbiamo parlato di cinque anni di lavoro e quando in un periodo così si toccano tante vite e tante realtà tutto diventa molto più intenso.

Buon compleanno Frida.

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