Una vita a foglietti

Giorgio Fontana – Per legge superiore

leggeNon riesco a pensare a un libro senza immaginarmi chi l’ha scritto e perché.

E ovviamente la stragrande maggioranza di ciò che leggo è di qualcuno che non conosco, ma mi sforzo di farlo. Immagino di guardarlo, di sedermi di fronte a lui e fargli domande senza rivolgerli la parola: di fondo le sue risposte dovrebbero già essere nelle pagine che ho letto!

E cosa ho conosciuto di Giorgio Fontana dopo aver letto “Per legge superiore”? Un mare di sensazioni, di opportunità, di considerazioni, di filosofia, di arte e musica: un mondo intero. E se penso alla sua giovane età, resto sbalordita non dal tema affrontato, ma dal come l’ha fatto.

Lui chi è in questo libro? Doni? Elena, Claudia, Colnaghi, il Professor Cattaneo? A chi di queste persone dà la precedenza nelle scelte della sua vita? L’ovvia risposta sarebbe Doni e questo sottolinea ancora di più la maturità  del suo scrivere. Un personaggio giovane avrebbe avuto un approccio diverso al rebus che gli si è presentato. Il sessantenne invece che deve caricarsi dei ricordi di una vita, delle scelte già tutte fatte, vuole aggrapparsi ad una maturità reale dovuta alla sua data di nascita, ma che, proprio perché ha sempre vissuto “come doveva”, in realtà non le ha ancora fatte sue e quasi alla fine della carriera, viene obbligato dalla vita a superare quell’esame che aveva dimenticato, quello per cui non aveva studiato e per affrontarlo è costretto a scavare in ogni piccolo pezzo del suo passato.

Ci sono passaggi in questo libro di una grandezza e allo stesso tempo di una calma stravolgente. Fontana riesce a  tirar fuori drammi esistenziali personali, familiari, sociali attualissimi, facendoli passare attraverso la storia di questo Paese in un modo pacato, tranquillo. Tra le sue pagine non senti mai la rabbia, la sconfitta viene travestita da ragionamenti, la corruzione resta nel limite di due pagine. Il lavoro che apre finestre su tutte le scelte fatte per la vita, quel sentirsi sempre un po’ spettatore, mai attore. Ma il palco richiede la nostra presenza e prima o poi ci obbliga a salire sotto le luci della ribalta.

Anche noi possiamo decidere  di entrare in questo libro nei panni di qualcuno. Tutti vorremmo essere Elena, ma più spesso viviamo come Claudia; tutti vorremmo avere l’amico Colnaghi, ma poi ci dispiacerebbe perderlo; tutti avremmo avuto bisogno di un esempio come Cattaneo ma poi avremmo dovuto vivere in maniera diversa, più vera. È un libro che va assimilato, ci sono delle pagine che andrebbero analizzate e commentate una per una. Ne ricordo alcune (173), quelle che parlano di un’immensità. L’uomo con sani princìpi che conduce una vita normale e giusta, improvvisamente trascinato in una vita parallela, dove vivono le stesse sensazioni ma che dalla teoria diventano realtà; dove l’idea di giustizia deve diventare lotta per la giustizia e la ragazza, specie di coscienza, viene a chiedere di aprire quella valigia di valori che, se pur rispettati tutta la vita, sembra che non abbiano nessun peso. Pagine perfette.

E lo svelare quella frase, lì quasi nelle ultime righe,“Fiat iustitia et pereat mundus”  “Sia fatta giustizia, qualunque cosa accada”, sembra un modo delicato di aprire una porta verso nuove scoperte. Parole che meriterebbero profonde argomentazioni non di carattere filosofico, ma di pratica realizzazione. Ma in fondo è stata cambiata e la nuova versione, con un piccolo, quasi invisibile scambio, un et che diventa ne, ha aperto nuovi scenari. Sia fatta giustizia perché non muoia il mondo; la domanda che mi nasce spontanea è: il mondo di chi?

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