Una vita a foglietti

Giorni di parole

bla_bla_blaCava 13/9/16

Sono cominciate domenica le mie tante parole. Ma non è corretto dire così. Domenica ho provato a ospitare quelle che bussavano alla mia porta. Una delle due, la porta del cuore e quella della mente che hanno ingressi separati, ma poi le fanno accomodare nel salone comune della meditazione.

C’era stata una breve ma intensa passeggiata che pure ho raccontato su fogli di carta e non su file; un concentrato di appartenenza totale con la natura e il creato che in qualche modo mi aveva mostrato la nostra unione con il tutto che ci circonda. Se lo vogliamo, se lo sentiamo.

Poi arriva lunedì, la telefonata senza risposta che faccio io e quella che mi fanno per dirmi che l’attesa è finita. Giuseppina è andata altrove.

Poi il pomeriggio, la visita, le parole solo ascoltate, molte di circostanza, tante di dolore, tante… Io poche. Non ho molto da dire…

Perché poi ci sarà un altro incontro in cui di cose ne dovremmo dire tante. Quelle brutte. Ma ve le risparmio.

Racconto le mie domande, il mio interrogativo principale: Quanto costa la Verità?

Sprechiamo fiumi di parole, proviamo a salire sul pulpito che ci deve permettere di anelare alla giustizia, alla comprensione, a tutto quanto di bello può esserci nel vivere con sincerità e poi? Poi quando si deve lottare per dimostrare la verità, facciamo quel passo indietro che diventa tradimento. E fa male. Tanto. Ancora una volta, ancora un altro dolore.

Ma qualcuno mi dedica un’intera omelia per ricordarmi che il Signore è VERITA’. L’unica, quella che non può essere modificata né falsata. Non sappiamo quando arriva, ma arriva sempre. A noi il solo compito di crederci.

Ed io ho la fortuna e la forza di crederci. Anche se il cammino è duro. Anche se le ferite sono tante. E le cattiverie ci camminano sopra come pacchi di sale aperti, che perdono quei piccoli granellini, minuscoli e apparentemente insignificanti, ma che bruciano nella pelle lacerata. Piccole cose che provocano dolori atroci.

Ma la Parola del Signore è acqua che li scioglie. E se li porta via.

Altre parole sono quelle che ascolto stamattina, mentre salutiamo Giuseppina.

Giuseppina donna, Giuseppina moglie, Giuseppina madre, Giuseppina nonna. Una donna che ha saputo ricoprire tutti i ruoli che la vita le ha assegnato e in tutti ci ha messo forza, umiltà, amore.

E le è stato riconosciuto tutto.

È strano parlare di un funerale descrivendolo come “bello”. Non dovrebbe essere così, ma per lei lo è stato.

Quante belle parole, quante testimonianze, quanta ricchezza morale ha saputo lasciare

E quelle parole così belle, che ascoltavo con immensa gioia, mi riportavano sempre da un’altra parte.

Cosa racconteranno altri di te? Chi potrà raccontare qualcosa di te? Come avrai riempito il tuo tempo? A chi dedichi le ore che la vita ti ha concesso? A chi volgi lo sguardo tra le stanze vuote della tua casa? Con chi apparecchi per condividere il pranzo della domenica? A chi?

Perché hai scelto il vuoto e la solitudine per te, condannando la tua vita e mortificando le nostre? Perché?

Gli occhi di Annamaria mentre guardavano quella bara, sapevano andare oltre il duro legno. Lei sapeva tutto di quello che c’era al suo interno, non ha perso niente di tutto quello che è stato. L’attesa, il commiato, il dolore e forse, poi, la rassegnazione.

A me restano le solite lacrime, tante, esagerate che mi gonfiano gli occhi e mi prosciugano il cuore.

Mi restano le parole degli altri e quelle che non posso dire.

Mi restano i silenzi che non si riempiranno di niente, bolle vuote che, scoppiando, destabilizzano.

Mi resta la forza, nonostante tutto, di voler combattere per la verità.

Abbiamo capito ancora di più che la strada sarà dura e molto solitaria e non abbiamo né scorciatoie, né alternative. Ma non sarà fatto nemmeno un passo indietro. La nostra storia dovrà essere vissuta. Ogni giorno ci porterà un pezzo di dolore che non potremo evitare, ma non ci sottrarremo a questo supplizio.

Siamo vittime non carnefici.

Siamo indebolite nello spirito, ma non molleremo.

Siamo condannate alla sofferenza, ma ancora aspiriamo ad una ricompensa morale.

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