Una vita a foglietti

Giusella De Maria – Io non sono ipocondriaca

giusellaHo pianto due volte con questo libro: alla pagina 188 e alla pagina dei ringraziamenti. Quando ami la vita in ogni suo momento e quando ringrazi chi ti ha insegnato a vivere.

Quando leggi le prime pagine di Gisella un pò la prenderesti a schiaffi, un pò passeresti le tue giornate con lei, nel suo laboratorio di scoperte e prelibatezze. Ci entri e ci esci con disinvoltura. Puoi lasciarla e ritrovarla lì, intatta nelle sue manie, con le sue paure, con la sua voglia di affermare tutte le sue “malattie“.

Ma quando ti apre la porta di quell’altra stanza, non la puoi più lasciare. Non puoi abbandonarla mentre scopre le sue ferite, non puoi distrarti dalla scoperta della morte, non puoi mancare alla nascita dell’amore “per tutta la vita”.

Il suo libro è bellissimo e la prova ne è il suo editore (Mondadori), il suo successo, i premi già vinti (miglior esordiente alla rassegna Incostiera).

E’ la scoperta di quelli che sono i nostri sentimenti, le nostre giornate, le nostre paure. A ogni suo lettore potrà far suonare un campanello d’allarme. Ci si potrà ritrovare chiunque lo voglia: chi ha amato e chi non ha saputo farlo, chi vive e chi si lascia vivere, chi lavora con passione e chi subisce il peso del tran tran quotidiano.

Io ho riconosciuto lo scoppio di quel dolore. So cos’è stappare quella bottiglia dove non hai conservato vino buono, ma una bevanda che è stato aceto nella tua bocca. Tirarlo fuori ti fa riassaporare un pò del vecchio vino, quando aveva ancora il sapore della gioia, prima di trasformarsi in solitario dolore. Il dolore è la malattia e la cura, noi decidiamo cosa farlo diventare: aceto che brucia o che pulisce e disinfetta.

E poi scoprire che c’è qualcuno che sa trasformare quella solitudine in comprensione, che sa spalancare quelle braccia che avevi cercato da tempo. Spesso ci confondiamo pensando che il Principe Azzurro è solo quello alto bello intelligente e ricco, senza sapere ancora che ogni Principe diventa Azzurro, quando sa farti sentire alta bella intelligente ricca.

E ancora quell’ansia  che ti prende uguale, identica a quella di Nina quando ha preso in mano le redini della sua vita e cerca di dirottarla verso i propri desideri, è degna di una malata ipocondriaca: complimenti per il contagio.

E poi quell’ultima pagina, dove capisci come alcune persone rappresentano tutti gli incroci che incontriamo nella nostra vita. La mamma che ti insegna a vivere con ironia e affetto ti fa raccontare questo tipo di storie in modo brillante; un altro tipo di mamma pianta dentro il cuore una forma di dolore che fa di te “una scrittrice ermetica”.

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