Una vita a foglietti

Grazie Napoli

Molti staranno ridendo sull’epilogo che ha quasi preso questo campionato. Ridendo della nostra fiducia, del nostro sperare che davvero potessimo vincere uno scudetto, che di fatto non abbiamo ancora perso, del nostro essere piccoli e voler credere di essere grandi.

Ma noi Grandi lo siamo per davvero. E sapete una cosa? Lo sapete pure voi. Voi tifosi non solo della Juve che ci beffeggiate ma che ci avete temuti, come i tifosi della Viola del Verona dell’Atalanta, della Roma, di ognuna di quelle tifoserie che ogni volta sperano di offenderci ricordandoci che puzziamo, che dobbiamo essere travolti dal Vesuvio, che siamo ladri e camorristi, ma non potete poi fare a meno di venire a respirare la nostra aria, a guardare le nostre bellezze, ad ammirare il nostro mare.

Noi come tutti gli essere umani abbiamo pregi e difetti, ma in una cosa siamo sicuramente diversi: noi ci mettiamo il cuore. Per noi la passione è tutto. Noi non cambiamo se le cose vanno bene o male, noi non minacciamo disprezzando ciò che è stato fatto per l’ingordigia di ciò che si deve ancora conquistare.

Noi abbiamo vinto lo scudetto della lotta, del bel gioco, dell’onestà. È quello che non rimane in nessun albo, ma che si scolpisce nel cuore e che ti porta allo stadio ricco di speranza e che se pure ti delude il risultato, ti premia nell’averci creduto.

Ieri avevo pensato di lanciare un invito: non si potrebbe giocare un campionato in cui nessuna squadra gioca realmente contro la Juve? Non presentarsi alle partite con loro, classico 3-0 a tavolino. Lei vincerebbe come fa sempre a prescindere dai suoi meriti, e le altre si giocherebbero il reale valore in un campionato “parallelo”, dove nessuno deve fare “favori” presentandosi con formazioni dimesse o scansarsi davanti al padre padrone. Utopia, ma allora sì che si assegnerebbe uno scudetto. Uno vero, di quelli guadagnati sul campo, per poter dire “che vinca il migliore”.

Non sporcherò queste righe con l’elenco delle ingiustizie che vi hanno portato ad essere dove siete perché sono sotto gli occhi di tutti: di chi ne parla e di chi le deve nascondere, perché anche la menzogna racconta una verità.

Oggi voglio parlare di chi ha lottato, di chi ha creduto, di chi ha voluto cullare il sogno di un’intera città e non solo.

Grazie Napoli, per quei piccoletti che hanno corso tanto, che sono diventati giganti, che hanno dovuto combattere non solo l’avversario di turno ma un mondo di falsi che crede di risplendere di stelle e successi, invece calpesta valori e sogni.

Grazie Napoli, per quelli che giganti lo sono per davvero e che hanno tentato in tutti i modi di difendere quel sogno nato “un giorno all’improvviso”, un sogno in cui non speravamo da tempo, ma che è nei nostri cuori da sempre.

Grazie Napoli, per quel condottiero “straniero” ma napoletano, che ha capito la nostra passione e ha lottato per mantenere viva la speranza.

Grazie Napoli, per quei tifosi che hanno saputo cantare quando le cose andavano bene, ma soprattutto quando andavano male; le lacrime dei bambini che volevano conoscere una nuova emozione e quelle dei grandi che desideravano riviverla.

Grazie Napoli, perché hai onorato uno sport che si definisce meraviglioso, ma che sotto quei tacchetti, spesso, calpesta troppi valori e questa è la cosa più grave.

Grazie Napoli, perché nonostante tutto, la distanza dalla vetta e il poco spazio per un ennesimo sprint, noi siamo ancora in corsa. E quando l’avversario non è libero di correre da solo, mostra tutti i suoi difetti. E quest’anno ne ha dovuti mostrare talmente tanti, da far scoprire platealmente che non brilla di luce propria, ma solo di un lontano riflesso, quello costruito nel tempo, quello che le ha regalato un ruolo in questa nostra Italia, ma che non può andare oltre confine.

Questa sarà la vostra condanna perenne, essere giudicati all’estero come comuni mortali; e non ci accusate di essere italiani che non tifano per “le italiane” fuori, in fondo siete sempre voi che ci ricordate quanto siamo “lontani” e “diversi” in questa stessa Patria.

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