Una vita a foglietti

Il Circo Blu – Chagall – Casaula e Puccio

Giacomo 1A Cava, precisamente alla Mediateca, è stata allestita una mostra: “Marc Chagall. Segni e colori dell’anima  “…collocata di diritto tra i grandi eventi dell’anno  in tutto il Centro Sud”. Non sarò io a parlarvene anche perché, tra gli altri, Franco Bruno Vitolo ha saputo descrivere, in un articolo su Vivimedia da cui abbiamo tratto il corsivo, con la sua solita leggerezza e soprattutto con profonda competenza, quelli che sono i passaggi della vita e della mostra in essere del pittore russo.

A me è stata data la possibilità di ammirarla nella serata del  4 aprile, quando nel teatro della stessa Mediateca, andava in scena lo spettacolo “Il Circo Blu”, per la regia di Francesco Puccio.

L’invito mi era arrivato da Giacomo Casaula, giovane talento cavese che ho avuto il piacere di seguire già diverse volte e la sua forza, la sua capacità di riempire il palco, mi ha sempre affascinata.

Confesso dunque che non ero preparata ad un altro tipo di spettacolo, perché questa è stata una cosa ben diversa dalle precedenti.

La presentazione della serata viene dal regista che, grazie ai testi di Alfonso Napoli, aggancia questo suo spettacolo ad un progetto partito da lontano, patrocinato dall’Università di Siena “L’Antico fa testo”, il cui obiettivo non è quello di dare risposte, ma di far porre domande.

Già il suo ingresso ha dato un segno che la serata non sarebbe stata come l’immaginavo; Puccio è un giovane “filosofo” della nostra città, di cui ricordo ancora la presentazione per il libro d’esordio, che già allora metteva radici nel passato, dal mago di Oz, al viaggio di Ulisse, per cui l’attenzione doveva essere massima. Lui ha voglia di scavare nel passato per riportare a noi tutta la grandezza di insegnamenti che non tramontano mai, che sono passaggi fondamentali per capire da dove veniamo e quanto le realtà di secoli fa, possono ancora dare risposte a questa nuova “civiltà” che corre in maniera esagerata, ma che ha sempre bisogno di fermarsi a riflettere per poter interpretare saggiamente ciò che di buono abbiamo e quello che andrebbe limato dal nostro quotidiano.

E riflettere è una cosa che richiede calma, tranquillità, lentezza, silenzio, attenzione.

Tutto questo ci hanno chiesto e poi ridato gli artisti che si sono alternati sul palco.

Giacomo Casaula è il nostro Chagall, Germana Di Marino sua moglie Bella, Claudia Lo Casto coreografa e ballerina con Manuela Vesco, le musiche sono affidate a Ernesto Tortorella con la violinista Sabrina Barcellona.

Ognuno di loro, con la propria arte ha reso omaggio al teatro, al pittore e al suo rapporto con la vita attraverso le opere. Cosa ha significato per lui l’esperienza della guerra, di come si appiccica addosso agli uomini e li rende schiavi di una condizione diversa.

Tutto quello che è stato fatto è stato eccellente. Talento, professionalità, partecipazione, tutto quanto ha reso particolare una serata che ha dato un impatto molto diverso dai ritmi a cui Giacomo mi ha abituata, ma non per questo meno ricca di spunti. La tristezza della guerra, l’affanno  dei saltimbanchi che cercano di catturare l’attenzione di anime sempre di fretta, sempre in movimento che perdono l’essenza della vita, quella vita quasi centenaria che invece sembra non voler abbandonare l’artista che convive con la morte senza essere stato ancora scelto e quindi senza potersene liberare.

C’è profonda riflessione alla fine, pensieri che continuano ad accompagnarci mentre in silenzio giriamo per le sale della mostra, dove si legge e si vede quella disperazione che nasce dal vivere la vita, ma che volendo può diventare gioia: basta darle una pennellata di colore, una spruzzata di nuovo, un’interpretazione diversa.

Giacomo 2Un commento alla sala e alla prospettiva. Chi siede in alto non ha modo di vedere tutto il palco e alcuni passaggi dei balli si sono persi, e questo è stato un peccato. Ma guardare dall’alto Giacomo- Chagall, le sue tele, i suoi discorsi e la lenta indolenza di Germana – Bella nei dialoghi con il marito, ha dato quasi la prospettiva del tempo che ci separa da loro, ma che li porta sempre vicini, attraverso la capacità di lasciare un segno del passaggio su questa terra da parte di coloro che hanno un’anima e che riescono a lasciarla impressa in qualche luogo, e che noi possiamo cogliere. Volendo.

Rispondi