Una vita a foglietti

Il circolo degli illusi – Rosa Montoro

Quando leggi un libro del qual sai che dovrai dire “per forza” qualcosa, pensi di essere condizionata nel farlo, ma è solo il pensiero di un momento. Un libro è sempre un libro. Copertina, fogli e parole, pensieri che si mettono in fila uno dietro l’altro per costruire un disegno molto più grande di quel formato di pagina, e che si realizza in un tempo molto più lungo di quello che impieghi tu a leggere.

Il Circolo degli illusi  di Rosa Montoro, ha come scenario la piana di Sarno, che non tutti conoscono, e la seconda guerra mondiale, che dovrebbero conoscere in molti, anche per sentito dire, ma che spesso tendiamo a dimenticare.

La guerra che arriva nelle vite semplici di gente di campagna. Nuovi atteggiamenti, nuove realtà che si sovrappongono alle abitudini che vi regnavano. I matrimoni decisi dai genitori, la povertà come compagna quotidiana, gli affetti coltivati come le piante della terra, ma vicino alle quali cresce sempre la gramigna.

Don Antonio, quasi un signorotto in campagna, porta nella sua casa la giovane sposa Amelia. Cresciuta in paese, poco si adatta al sudore della campagna, alla fatica che rende callose le mani e alla presenza di una bambina accolta dal buon cuore del marito per rispettare la promessa fatta ad un amico vedovo.

La vita in paese, il Circolo degli illusi, quelli che parlavano di una politica socialista, che speravano in una società fatta di giustizia presto cancellata dal vento freddo delle idee fasciste. E mentre giovani operaie morivano nella speranza di lottare per un futuro migliore, lasciando, appunto, orfani alle loro spalle, tozzi e ignoranti personaggi prendevano il sopravvento spalleggiati da princìpi di violenza e soppressione.

In questo momento storico si intrecciano le vite di Alfonso, Sebastiano, Carmela, Filomena e tutti quelli che incontreranno nel loro cammino.

Sono tanti i sentimenti che passano da pagina a pagina, il senso di giustizia di Antonio, per il quale dubiterà viste le conseguenze che procura al figlio. Il rispetto verso una promessa che è giusto mantenere anche se l’aridità del cuore della moglie contrasterà fino all’inverosimile. Tanti sono i personaggi pieni di umanità che attraversano la storia, da Filomena a donna Viola, che a volte si affacciano dentro poche righe, ma che sanno dare il senso di vite vissute nel rispetto degli altri e dell’amore, che è unica ancora di salvezza nel mondo degli uomini persi.

Tante le note che ho appuntato nel corso della lettura. La scuola e l’istruzione: si è dovuto superare un periodo lunghissimo per comprendere che tutti avevamo diritto all’istruzione. Oggi che non contiamo più analfabeti, quanti “ignoranti” abbiamo? Carmela vuole imparare a conoscere “i segni”: noi che oggi li sappiamo leggere, ci impegniamo ancora a capirli? Un tempo arrivare alle scuole medie era l’opportunità per pochi, oggi è un obbligo per tutti, ma quanti gli danno la giusta importanza?

Eppure, nonostante queste considerazioni, non dobbiamo cadere nel tranello delle maschere assegnate. Avere un titolo di studio non rende automaticamente la persona “una persona saggia e perbene”.

Mimì, il fascista prepotente di turno, deve alla sua ignoranza e alla pochezza dei valori, un comportamento certamente deprecabile. Lui, “omm e nient”, riveste il ruolo perfetto nell’interpretare il “mazziere” per il regime.

Ma il professore Pace?Arrivato per mantenere vivo l’interesse per la cultura, per tenere accese le menti che ancora volevano e potevano studiare, come usa la sua preparazione? In nessun modo. Cade anche lui nella trappola dei propri istinti animali.

Vite misere sono sempre vite misere; l’ignoranza di Mimì lo aveva portato alla violenza, ma anche la cultura di Carlo Pace ha portato alla stessa conclusione. La forza dell’uomo è nell’animo suo. Coltivarlo con gesti quotidiani, come l’acqua che Antonio e Carmela regalano alla terra bisognosa, è l’unica ricchezza che porterà frutti.

E qui mi regalo una parentesi per Amelia.

Tutti, nella loro esperienza di vita di guerra, avevano conosciuto il proprio limite. Alfonso con l’amicizia, Antonio con i valori, Carmela con l’amore…

Solo Amelia non aveva colto niente di quel mondo fuori dalla sua casa. Il rancore per una vita che non aveva scelto, le aveva impedito di apprezzare quel marito sì imposto, ma non cattivo. Né quell’amore mai nato, né quello possessivo e sbagliato verso il figlio, le avevano permesso di cogliere il lato umano della vita. Quello che possiamo vedere davvero nei momenti di grande bisogno, come può essere una guerra, che davvero azzerano le differenze. Di fronte a quella realtà, la morte è compagna quotidiana. Amelia nel racconto non compare molto, sembra non appartenere alla fascia dei protagonisti, eppure quella sua meschinità, quel suo livore, quell’odio, sporcano la vita forse più di un Mimì, più di un Carlo Pace.

La vita non vissuta… Questo è stata Amelia in questa storia, una vita sprecata. La sua cattiveria ha procurato dolore, ma soprattutto a se stessa. Gli altri hanno saputo fare un passo avanti, sono andati oltre le ferite del corpo e del cuore, e hanno deciso che le loro vite meritavano di essere vissute nonostante tutto.

Anche la Fede ha un posto particolare in questa storia. Fede mista a realtà; la visione di un San Giuseppe, i desideri realizzati nelle punizioni e allo stesso tempo l’orrore che non finisce.

Dio ci mostra le nostre nature, come la Luna che ha due facce, come la notte e il giorno, come il bene e il male.

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