Una vita a foglietti

Il lungo addio

2311_Foto_549Di questa storia, di questa giornata, di questo funerale ogni cosa è un inizio; forse quello che manca è la fine.

Un’attesa durata 1, 2, … 4 …, quanti? 10 giorni? E ancora tanti giorni durerà: un lungo addio.

Non sembrava una cerimonia funebre: era un continuo stupore, il chiedersi perché eravamo lì, così tanti e il ragazzo urla quelle parole tra le lacrime : “Non sono convinto”, che diventano anche le nostre; chi lo porta via dimentica lì tra i banchi quel dubbio.

Poi la tromba: quante, una due note? Non lo so. Ma secca ti riporta lì mentre i pensieri andavano altrove, a cercare qualcosa. Ma non c’è nulla nell’aria, nella mente. Ci sono solo tanti cuori obbligati a trasportare un dolore pesante, insopportabile e soprattutto incomprensibile.

Il volto di Simone sulla bara ci dice una cosa diversa da quella bara che invece lo contiene. Cosa c’è lì dentro? Quale segreto hai portato con te? E’ la domanda di tutti, è il pensiero comune di questa gente che assiste e non capisce. Il prete ci ricorda che nessuna spiegazione potremo avere perché forse non ce ne sono; forse non è dato capire a poveri mortali la sensibilità di un animo diverso, così vicino alla parola di Dio, forse così vicino ai suoi desideri da decidere di correre tra le sue braccia per essere al più presto un fido componente dell’Arma celeste. Forse… per questo mancano le parole, per questo c’è silenzio, rotto da preghiera e desiderio puro : “… ciascuna di quest’azione si trasformi in atto d’amore…, che la mia giornata sia un continuo offertorio..” questo è ciò che si augurava Simone all’alba delle sue giornate, questo è quanto si è augurato anche quel lontano vicinissimo indimenticabile 4 Aprile? Punti interrogativi e la funzione va avanti, fino a quando si legge la preghiera alla Madre celeste, la protettrice dei carabinieri. E ancora la certezza di una fede, di un dovere da compiere.

Eppure ci saranno, tra le persone rimaste, alcune che più di altre avrebbero voluto chiederti un dovere diverso, forse verso di loro. La voglia di una compagnia quotidiana, la condivisione di nuove gioie e dolori: semplicemente ancora vita da vivere. Ma non sarà così. La corsa è finita prima.

Noi siamo ancora su questa giostra che gira talmente forte da farci girare la testa, da rendere confusi gli oggetti intorno a noi. Noi siamo ancora qui stupiti dalla velocità dell’abbandono e dalla lentezza della comprensione. Sono due passaggi che viaggiano insieme, sotto braccio, come due grandi amici: ma in realtà non parlano la stessa lingua e il loro spiegarsi, per noi, resta incomprensibile.

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