Una vita a foglietti

Il piacere del silenzio

silMi accusano, a ragione, di avere un vocione e che purtroppo lo uso. Sarà per questo che il silenzio entra spesso nei miei pensieri. 

Basta solo alzarsi un mattino presto? Forse sì per scoprire il dono del silenzio.

Nessuno in casa a far rumore, fuori sì, c’è qualcuno, ma dolci uccellini, il loro canto è compagnia. Quante cose succedono nel silenzio! Miracoli di pensieri che arrivano ed hanno un posto, meritano un momento di attenzione. I gesti che non scattano, ancora non c’è frenesia, forse tra un’ora cambierà, ma per ora c’è tempo, c’è silenzio.

La nostra società ci ha insegnato troppe parole, la comunicazione è tutto, ma quante cose si dicono nel silenzio? Un’immensità.

Il silenzio deve precedere le parole, le sensazioni; altrimenti tutto diventa caos e soprattutto non permettiamo alle azioni di avere un senso. Il silenzio dei grandi spazi, le montagne, le praterie, dove c’è il rumore della vita, animali, acqua, pioggia. Lì l’uomo forse, dovrebbe maggiormente capire che è parte di un qualcosa: non il padrone, ma una componente.

 

Sappiamo tutto sul rumore delle parole, molto meno sul senso dei pensieri.

Amo gli indiani, le loro pause nell’esprimere concetti. Sempre poche parole, di grande profondità, di vera conoscenza. Loro hanno vissuto cercando di integrarsi in quella natura che li ospitava e li sorreggeva: non volevano dominarla. E questo punto di partenza ha cambiato chiaramente l’obiettivo. Grandi spazi, grandi silenzi, grandi verità.

Ora viviamo come formiche, siamo sommersi dai rumori e imprigionati nelle nostre bugie: e soprattutto siamo soli e infelici. E la cosa grave è che questo è chiaro nella mente di tanti, è sulla bocca di tutti: ma allora perché non cambiamo? Perché queste nostre parole non hanno più senso e non ci danno verità?

 

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