Una vita a foglietti

Il tempo dei bambini.

Un video, una chat e pensieri parole e riflessioni che si rincorrono da una città all’altra.

Un bambino che gioca, la mamma che lo guarda e meraviglia, negli occhi e nei gesti.

Ricordi e un desiderio forte di andare a toccare con mano quel tempo che per me è passato, ma che è stato e che posso ritrovare.

Mi basta aprire un armadio. Il castello della principessa, le figurine e le biglie, colori e gessetti, costruzioni meccaniche e camioncini e macchinette. E palloni… ancora adesso mi riempiono la casa e se mi affaccio sul terrazzo ne vedo ancora altri, consumati, sgonfi ma che resistono alla pioggia al vento e al tempo, come  testimoni di un passato che è stato vissuto.

Cosa sono i giochi dei bambini? Se fossimo più furbi, ci accorgeremmo presto che sono i nostri giochi. Quelli che ancora ti puoi concedere perché un bambino ti offre questa possibilità: ritornare indietro nel tempo. Puoi essere un bambino cresciuto, più ingombrante dentro gli spazi di una pista di macchinine, più capace nel trovare soluzioni, ma più vittima della logica pura e semplice di un bambino vero. Dei suoi innumerevoli tentativi, dei suoi sforzi di dare un nome a ciò che vede, di attribuirgli un suono, un valore affettivo.

Perché siamo disposti a perdere tutta questa gioia? Perché preferiamo stabilire che la misura della felicità dei bambini di oggi sia dentro quelle scatole pulsanti da cui esce ogni tipo di distrazione?

A quante mamme ho sentito dire con immensa soddisfazione che “non danno fastidio” quando giocano con la play station o il tablet o il cellulare! Quanto è apparentemente comodo delegare ad una macchina la compagnia per tuo figlio? Ma così facendo, chi registrerà la sorpresa di quegli occhietti di fronte alla gioia per i primi mattoncini che si reggono da soli? Chi asciugherà le lacrime per lo scivolone preso sul pallone che stava rincorrendo? Chi sorveglierà l’abbandono del sonno che arriva mentre gli canti una ninna nanna?

Vorrei davvero parlare a voi genitori di oggi, voi che avete ADESSO la possibilità di vivere questa magia. Non credete a quello che vi dico, ma lasciate che vi nasca un dubbio. Andate a sperimentare da soli cosa significa dedicare del tempo a quell’esserino che voi avete voluto, a cui voi avete dato la vita: ma a cui un respiro non basta. Avete preso un impegno molto più grande con lui.

Permettetegli di tenere alto lo sguardo, fategli toccare con mano e con cuore un rapporto d’amore. Il più importante che si possa stabilire. Non li abbandonate al loro tempo. Non vi nascondete dietro il lavoro o altri impegni; quale può essere più importante di un figlio? Perché non dovete pesare quanto tempo passate con loro, ma come! Condividete le ore che avete. Non li lasciate oltre il dovuto di fronte al freddo contatto di uno schermo.

La vita è fatta di contatti, di carezze, di baci e anche di rifiuti. La vita deve essere reale per capirne il valore profondo.

Il contatto di quegli anni, una volta stabilito, vi resterà per sempre.

Immaginate di trovarvi poi un giorno di fronte ad un giovane ventenne, con tutti i suoi nuovi interessi e poter ancora giocare con lui una partita a scacchi, e ridere delle proprie incompetenze e ricordare di averlo già fatto un tempo.

Immaginate di avere solo un filo oggi che vi permette un contatto da km di distanza e sapere che dentro quel filo possono scorrere non solo parole, ma vagoni di sentimenti, di confidenza, di rispetto e di fiducia.

Immaginate di poter aprire un vecchio portafoglio e trovarci dentro, pezzi di quel tempo mai sprecato, che anzi, forse sarà quello speso meglio.

Costruzione. Appartenenza. Conoscenza.

Ci meravigliamo tutti della continua violenza, della facilità con cui si perde la pazienza e si cancellano vite, come se davvero fossero i soldatini dei tanti giochi di guerra che rendono “forti”. Solo che gli omini virtuali sono finti, il male che facciamo noi e poi loro, è tremendamente vero.

In tanti facciamo girare nelle varie bacheche i “noi che eravamo…” Noi che eravamo, oggi dovremmo continuare a pensare che tante cose erano difficili ma anche belle. E insegnarle ancora. Ricordiamo i giochi nei cortili, fatti di risate e anche di scontri, ma che sapevamo affrontare e risolvere, quelli che ci facevano diventare più grandi in maniera naturale, che ci permettevano confronti con persone in carne ed ossa.

Noi che non sapevamo di dover chiedere “all’influencer” cosa pensare, che non delegavamo ad altri la scelta dei valori nella nostra vita e non pagavamo per veder convivere persone per poi giudicarli.

Quelle nelle scatole, non sono vere vite. Sono costruite per farci immaginare qualcosa che non c’è. Per farci allontanare dalle domande verso di noi, per toglierci il peso di prendere decisioni e responsabilità. Loro danno apparentemente risposte a tutto, riempiono il vuoto che scaviamo intorno a noi, ma è tutto falso.

Ciò che doveva essere una grande invenzione, la comunicazione, l’accesso al sapere di massa, è diventato strumento di dominio. Un tempo ci comandavano perché eravamo analfabeti, oggi siamo ipertecnologici ma lo stesso non sappiamo pensare liberamente. Cosa è cambiato? Solo la forma del guinzaglio. E la cosa assurda è che ce lo mettiamo al collo da soli, anche scegliendolo tra i più belli.

L’uomo è grande e grande è la sua scienza e il suo intelletto. Rispettiamo queste qualità che ci hanno elevato al di sopra delle bestie, anche se sembra difficile credere che siamo superiori a qualcuno che, nonostante secoli di evoluzione, ancora non ha deciso di uccidere per prepotenza, né di pretendere più di quanto gli basti per sopravvivere, e che mai, se non forzatamente, lascia da soli i propri cuccioli.

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