Una vita a foglietti

Il tempo dei grandi…

tennisMomento nero, difficile, uno dei tanti forse, o forse quello particolare, che farà la differenza.

Stamattina ti dicevo che hai fatto sforzi notevoli per arrivare dove sei e che ogni cosa che hai, te la sei guadagnata e te la meriti. Ma…

C’è un ma, cara mia piccola Camilla

Ora avrei due strade per parlarti: continuare a dirti che sei stanca e trovarti una giustificazione, oppure dirti un’altra cosa, farti un altro esempio.

Tu sai che seguo il tennis. A te piace il calcio, lo so, ma i tennisti sono un esempio più calzante in questo momento.

Un tennista, a differenza di un giocatore, in campo sta da solo. Ogni cosa che va bene o va male, è riconducibile a lui solo.

E, anche se non li conosci tu personalmente, mi puoi credere: di bravi giocatori, nel circuito ne girano parecchi. Bravi giocatori che hanno un momento di gloria, un torneo giocato bene, due forse, ma poi spariscono. Non reggono la pressione, le aspettative, non riescono a pagare il prezzo di quello che hanno raggiunto. E forse era proprio quello che volevano, per cui hanno lottato, corso e sudato.

Ma una volta arrivati lì, al di là della rete c’è un avversario grande, grandissimo: se stessi. La sfida che combattiamo Camilla cara, non è mai contro qualcun altro, è solo contro noi stessi.

Quando non lo vogliamo o sappiamo ammettere, allora vestiamo il nostro alter ego con un abito diverso, con capelli di un altro colore e ci sembra di avere di fronte qualcuno che non conosciamo.

Ma siamo sempre noi. Camuffati, travestiti, ma sempre noi. Ci conviene vederlo con occhi diversi per poterlo accusare e farci dare una possibilità di scusa.

Questa è la seconda opzione che ho di parlarti. Sei stata brava, ma per essere dei veri campioni, un Federer un Nadal, una Williams, non basta giocar bene un torneo.

Devi essere il vero campione, quello che sa accettare una sconfitta perché guarda gli errori che ha fatto nel suo gioco, e i limiti che il suo avversario ha messo in evidenza.

Non si sfugge da una partita. Si deve giocare per forza e puoi decidere di dare tutto quello che hai o perdere tempo e forze a cercare scuse: la rete, la riga, l’arbitro… Nessuna di queste cose conta nell’arco di una partita intera, sono solo dettagli.

Per questo le classifiche contano centinaia di giocatori, che sono già selezionati rispetto alle migliaia che giocano a tennis, ma nei top ten ce ne sono SOLO 10, e i campioni sono quelli che hanno LA STOFFA, quel qualcosa in più che li distinguerà sempre, anche nel momento di difficoltà, anche nella sconfitta.

Allora adesso la mia domanda è: senti di averla quella stoffa da campionessa?

Io una risposta ce l’ho, ma non ti deve interessare in questo momento, perché l’unica che conta è quella che ti darai tu.

Nella vita non ti sarà dato niente gratis, e lo hai già ampiamente verificato, ancora di meno sarai aiutata per salire quei gradini lassù più in alto, quelli che ti faranno vedere un cielo ancora più blu. Ma è giusto così, perché se sarai in grado di salire da sola, saprai farlo sempre, anche dopo una scivolata.

Ricordati che ci sono atteggiamenti che ci appartengono, che abbiamo avuto per anni e ci hanno sempre sostenuti, ma poi non bastano più. Gli esami studiati all’ultimo momento, prepararsi con gli amici già fuori ad aspettarti, quel vivere sempre sul filo del rasoio è una prerogativa che ti appartiene e ti ha dato forza e stimoli in tutto quello che hai fatto, ma ora devi fare un passo avanti. Ora non si vive più alla giornata

Ora devi avere il coraggio di non aver paura. Volevi la promozione e ci sei arrivata. Ora che hai visto cosa devi fare, devi avere anche la forza per farlo. Se lo decidi.

Ricordati che situazioni simili, ma che mettevano a dura prova solo il tuo fisico, le hai vissute anche quando facevi la cameriera. Ti sembrava di non farcela e poi continuavi ore e ore. Ora devi scavare dentro di te. Non è una questione di muscoli: è una fede, un credo che riguarda te.

Corri con la testa come quando corri in bicicletta, giù dalla discesa, sai che ti puoi rompere l’osso del collo, ma i brividi sono grandi lungo la schiena, è bello il vento in faccia, è grande il sorriso per quel pericolo cercato, ma sapientemente evitato.

Come gli atleti passano lunghe giornate, per lunghi anni dentro una palestra per poi entrare in campo e giocarsi tutte le proprie chanches, anche tu, ogni mattina, dopo mesi di sacrifici e di rinunce, entra in campo. È la tua partita quotidiana, è il tuo torneo da vivere per arrivare al Grande Slam o alla Champions, decidi tu.

Sappi che di campioni veri non ce ne sono molti. Molti devono stare a guardare perché non hanno neanche qualità e dovrebbero sopperire solo con il fisico, ma per chi ha le doti, a maggior ragione conta la forza mentale, l’attitudine, come dici anche tu, che conosci bene teoricamente, ma che deve diventare una costante, non una presenza ballerina.

Non pensare che la soluzione è andar via. Concediti un momento di raccoglimento e pensa a quanta strada hai percorso, quanto ti sei spinta lontano, ma anche a quanto hai ancora da fare.

Fisicamente sarai sola, ma per tutto il resto, sai che siamo qui. Lo vedi da mille cose, soprattutto lo senti.

Ecco, questo è ciò che ti deve spiegare “quell’andare oltre.”

Non sei con me fisicamente, mi manchi, ma non riesco a non sapere, a non sentire, sempre, che sono vicina a te.

Girati indietro, guardati intorno e io sarò da qualche parte. Nel sorriso di un passante, nel colore di un vestito, ovunque vorrai. E questo ti spiegherà la differenza tra quello che puoi modificare con le mani e quello che puoi controllare con la testa e con il cuore.

Potere, mia piccola Camilla. Potere che non è quello del comando sugli altri, ma quello che sappiamo pretendere su di noi.

Fai tua questa pagina, queste parole, e poi spiegale alla tua squadra, a chi dovrà fare la tua stessa strada.

Sei una leader nata, così come alcuni nascono campioni, tu sei nata “comandante”. Ma a grandi qualità, si associano grandi responsabilità e non è mai facile.

Ma ad un destino non ci si può sottrarre, credici e fai tutto quello che c’è da fare.

È solo finito il tempo di giocare. Ora sei veramente una donna in carriera. E il mondo ha bisogno di te.

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