Una vita a foglietti

Il Viaggio

Anche questo brano ha partecipato al concorso che ho citato nel foglietto precedente. In realtà si è classificato secondo, ma quando i giurati hanno letto il nome dell’autore, non hanno potuto premiare la stessa persona!  Non credo però che  meriti di finire nel dimenticatoio, o meglio, sarebbe stato qui comunque.

viaggioMi guardo intorno e comincio ad accettare l’idea che qualcuno ci sta cancellando non solo il futuro, ma anche il presente. Siamo in un paese in guerra, siamo in uno dei paesi venduti, o forse uno dei pochi ancora da “comprare”.

Guardo mio figlio. I suoi occhi parlano più che le sue labbra. Mi chiedono quello che non posso dire, per questo non pronunciano nulla. E allora accetto. Accetto di fare quello che fanno in tanti.

Vedo che già la notizia riaccende una fiamma in quegli occhi che si stavano spegnendo.

Ci prepariamo, raccogliamo il quasi niente che non abbiamo più, ci avviamo verso quell’appuntamento che, comunque vada, significa un gesto di speranza.

Ci raccogliamo un attimo insieme, mani nelle mani, tra quelle mura che sono state la nostra casa, che hanno raccolto e ospitato prima la mia storia e poi la sua, giovane breve storia su questa terra.

La nostra è una preghiera. Ci affidiamo al nostro Dio, alla sua Madre Misericordiosa. Alla sua capacità di affrontare una vita speciale, come tutte le vite possono essere, di crescere un figlio che l’avrebbe lasciata senza lasciarla mai. Tutto nel nome di una fiducia, di un abbandono che non ha bisogno di certezze terrene. Solo cuore speranza amore. Non possiamo far altro. E andiamo.

La notte è il momento migliore, l’unico possibile per scappare. Ma è anche il più buio, il più freddo, quello che fa più paura.

Ci teniamo per mano, così stretti da diventare un’unica cosa.

Pensiamo di esserci sistemati, ma arriva sempre qualcun altro, e ci stringiamo sempre più. Quando crediamo di non avere più spazio, ce ne chiedono ancora altro, finché non siamo più solo noi due uno nell’altro, ma in dieci, venti, cento…

Ormai dividiamo anche il respiro, gli occhi stessi sono rivolti l’uno verso l’altro ma così vicini che posso guardare nel fondo della sua anima. So che non capisce tutto quello che sta succedendo, ma lì, in fondo, ho piantato il seme della Speranza. Gli ho detto che dovrà resistere a questa notte. Poche ore dure, ma che ci apriranno le porte di una nuova storia, ci daranno una nuova opportunità.

Ci siamo ripetuti, muti, quella stessa preghiera “fatta in casa”, ci siamo di nuovo affidati. E alla fine siamo partiti.

Sono lunghe poche ore, sono l’infinità “quelle ore”. Passate così, senza nulla tra le mani e allo stesso tempo con il peso di una vita che si stacca dalle sue radici e l’incognita di una costa, di uno scoglio che dovrà diventare la tua nuova casa.

Sono lunghe poche ore quando l’aria comincia a mancare, quando tu riduci il tuo respiro per concederlo a quegli occhi che non si chiudono e si nutrono di quella fiammella che tu hai acceso, ma che per bruciare ancora ha bisogno di ossigeno. Li guardi quegli occhi, come li hai guardati dal primo giorno del vostro incontro e ci ritrovi tutte le promesse che vi avevi riposto. Ma sono cambiate tante cose.

Sono lunghe poche ore quando gli uomini fanno diventare lunghi anche pochi chilometri, quando cambiano la storia della nostra vita.

La fiammella combatte, ma un vento gelido si sta impegnando a ridurre il suo bagliore.

Non so quanto manca, vorrei che qualcuno aprisse quella botola, ci permettesse di respirare quell’aria fredda che il Signore ci ha donato e che loro ci negano.

E riprendo la preghiera della casa, le parole della Misericordia infinita e mi accorgo di averle rivolte al Signore, mentre uomini le hanno “rubate” rinchiudendole sul fondo di una stiva, facendo perdere il loro vero significato, rendendo vana l’aria che è per tutti, come il diritto alla vita.

Mi sforzo di guardare quel volto di fronte a me, dentro di me ormai, ma gli occhi non mi guardano più.

Anche l’urlo di un dolore che nasce dall’anima mi hanno negato. Non c’è aria neanche per questo. È un urlo antico, già gridato, già vissuto, ma non per questo capito o digerito.

Il Signore dona speranza, l’uomo ne sa spegnere la fiamma.

2 commenti su “Il Viaggio

    1. Paola La Valle Autore

      Si, sono pensieri nati dopo l’ennesima tragedia che si ascolta. Immaginare solo lontanamente ciò che hanno nel cuore fa piangere.

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