Una vita a foglietti

Incontri

contrastiCapita che se decidi di andare a vedere come sta una persona puoi fare qualche incontro… Sì decisamente capita. E allora sguardi che si affrontano e occhi che non si abbassano e che non si abbasseranno mai! Stanne certo. Ma poi si permettono di nominare il Signore, quello unico e vero che dona pazienza a poveri mortali imbrigliati in beghe di miseri affari e allora, a parte gli occhi, si dona anche qualche parola. Perché un comandamento vuole che non si nomini il Signore invano!

E da lì casca l’asino e pure i mostri. Il lui e la lei che insieme, se facessero qualche esperimento chimico, darebbero vita ad una nuova arma di sterminio di massa, per la grande quantità di veleno che sanno sprigionare da ogni poro e sguardo e gesto… Ma nel frattempo sono cascati di nuovo nella trappola del dover chiedere aiuto a qualcuno, qualcuno che gli ha conferito potere perché loro sanno bene qual è il momento di prendere gli applausi, mai quando è il momento del bisogno.

E allora andiamo via, dopo aver potuto dimostrare alla persona in quel letto, chi è che caccia e chi abbandona.

Sapete, ho iniziato questa pagina ieri, nel pomeriggio, e penso che l’intenzione fosse quella di ripagarvi delle vostre miserie con la stessa moneta, ma vi sorprenderò. Sapete perché? Perché io ho un tesoro che ho messo da parte. Senza rubare, senza avere una casa, una macchina nuova, senza andare in crociera, senza vestire con abiti firmati o avere il preparatore atletico o il nutrizionista per le mie passioni sportive e tutto quello che fa molta apparenza e poca sostanza. Il mio tesoro è la mia famiglia.

È la certezza di aver cresciuto ed amato due persone che, non vorrei sembrare troppo di parte, oggi, a soli 20 anni, mi regalano gioie e orgoglio come se avessi vinto un premio Nobel.

Loro mi amano e sono forti e veri e hanno coraggio. Coraggio di dire quello che pensano ai diretti interessati, coraggio di capire i loro sentimenti, coraggio di confessarli. E se un giorno lo vorranno, forse vi farò leggere quello che loro scrivono a me e forse capirete cosa vi siete persi in questi lunghi e inutili anni che avete vissuto.

E allora questa mi sembra l’arma migliore per abbattervi. Voi siete veramente soli e abbandonati.

E a tal proposito, cambiatelo il disco del nostro abbandono, non regge più. Le persone che abbandonano non stanno vicino a chi ha bisogno per ore, tutti i giorni, con amore, con mani e occhi per vedere ciò che serve veramente. Forse chi abbandona è quello che si prende il permesso di esserci 24 ore al giorno e poi è presente al massimo un’oretta, possibilmente quando non gli si rovina la passeggiatina della sera. È veramente un consiglio, trovate nuove strategie. Vi avverto pure che vi sono rimaste vicine solo le due o tre persone a cui ancora servite. Non c’è nessun altro a cui potete raccontare le vostre baggianate.

E poi, cosa più grave, avete fatto finta di non capire quale sia la reale condizione del caro malato. Dico così perché la vostra mente eccelsa, in due poi farete faville, non ha capito cosa sarebbe meglio per lui. Che forse il calore di una casa, poter vedere le vostre belle facce amorevoli tutto il giorno, potrebbe essere la soluzione migliore in questo preciso momento della vita? O forse non ho considerato che ciò che sarebbe meglio per lui, non combacia con il Vostro meglio? Come potrebbe rilassarsi la duchessa e come potresti far bastare le famose telefonate quotidiane? Siete patetici e soprattutto tremate di paura. Ieri cosa hai pensato quando sei tornato indietro? Cosa ti aspettavi di dover trovare o fare ancora? Chiamare quei famosi carabinieri che tanto nomini ma che non fai mai intervenire? Come mai? Lo sai bene che non conviene a te togliere il coperchio da quel pentolone di fetido marciume che avete riempito in questi lunghi anni di cattiverie, dove non avete risparmiato nessuno. E per nessuno intendo nessuno ad ampio raggio. Sapeste quante belle storie stiamo ascoltando. Saranno tutte quelle che arricchiranno l’album di famiglia una volta che sarà scritto e a quel punto, la frase che ti piace tanto ripetere: “IO SONO UNA BRAVA PERSONA”, non avrà più nessun senso neanche per te, tanto che sarà falsa.

Io vi auguro una nuova bella felice giornata. Sicuramente non sarà radiosa come la mia perché io posso guardarmi intorno, posso tornare a casa e trovare sempre persone che mi amano, che mi aspettano, che si fidano di me. Voi non lo so cosa vi raccontate in privato, quando non avete da fare quadrato di fronte ai cattivi immaginari. Ho il vago sospetto che la conversazione sia alquanto scadente. Che peccato.

Eppure un’ultima cosa ancora mi viene da ricordartela, a te, persona colta che legge ascolta e guarda senza capire senza sentire e senza vedere. C’è un libro che abbiamo letto tutti, non so neanche se te l’ho già detto, ma con te si possono ripetere le cose perché non sei di veloce apprendimento, Espiazione di McEwan, te lo ricordi? In quel libro, stupendo e tragico, si racconta proprio il dramma della menzogna. Di come una bugia possa modificare il destino di una due, tante vite. E ne parlammo con orrore, con dolore, con la certezza che non fossero cose che potessero accadere a noi. E invece di cosa stiamo parlando?

Però dimostri in ogni caso di non aver capito, non solo perché avete basato la vostra vita sulle menzogne, ma perché non ti ricordi il finale. La verità vince. SEMPRE e voi siete sconfitti in partenza, per questo cammini già piegato e l’altra è diventata “un metro di infamia” (frase che le ho dedicato personalmente e che ti riporto, come quella che ti ho riferita a voce, perché io sono responsabile delle mie azioni e dei miei pensieri, cosa a voi sconosciuta!), il peso vi sta spezzando e a breve completerà il lavoro.

Comunque vi lascio a crogiolarvi nelle vostre miserie ricordandovi le mie e le nostre ricchezze, anche perché so che adesso siete in due a leggermi, per cui sono diventata ancora più famosa. Grazie per il sostegno al blog e ai miei pensieri. Mi date nuova linfa per continuare a pubblicare. A presto.

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