Una vita a foglietti

Insegnanti

carpe diem

Cava , 12/10/13

Non so perché alle 8.00 di mattina di un sabato che non mi vede impegnata con il lavoro (ma la sveglia mentale delle 7.00 non sbaglia mai!), mi ritrovo a pensare agli insegnanti. Boh! Stavo forse pensando al mio passato, al mio diploma magistrale (sì, esisteva ancora) e alla mia unica certezza: non voglio fare l’insegnante! Bella coerenza vero? Ma in un altro foglio parlerò di questo, forse.

Dicevo: assolutamente no. Il motivo? Compito davvero difficile. Davvero. Di enorme responsabilità. Forse allora in maniera ancora inconsapevole, guardavo al mio gruppo di insegnanti, a come ognuno di loro svolgeva il proprio lavoro e dei risultati che ottenevano. In alcuni c’era il dono di saper trasmettere amore per

quello che insegnavano. Che fosse italiano, inglese o qualunque altra cosa. Come invece diventavano piatte le materie di chi era lì per caso, per motivi diversi dalla passione! E il loro essere “vuoti”, non permetteva a noi di prendere niente. Ci sono parole che mi si sono scavate nella mente e così anche i volti di chi le ha pronunciate. Per questo motivo, in maniera vigliacca o responsabile, ho detto no.

Però… Sono passati molti anni da allora, da quegli insegnamenti buttati o conservati  e cosa è successo a questa categoria così importante? Credo si sia evoluta insieme al suo tempo. Oggi non vado ovviamente a scuola, ma vivo per i figli questa condizione. Rapporto scuola famiglia non lo tocco perché ci vorrebbe un’enciclopedia, ma mi fermo a quei ruoli. Hanno ragione ancora di più oggi a dire che sono malpagati, maltrattati, spesso impediti nello svolgimento del loro lavoro. Ma come mai? Io sono una persona comune, quella a cui si raccontano le vicende scolastiche, quella che vede alcuni comportamenti, quella che ascolta commenti. E mi chiedo: quanti insegnanti di oggi, lo sono per scelta o meglio per vocazione? L’insegnamento è una missione, come il prete, il medico, il politico. Ogni cosa che scegliamo di fare che non sia l’eremita è una responsabilità che ci assumiamo. Anche se sono operatore ecologico o impiegato. Se accetto di vivere in una società che deve darmi qualcosa, anch’io devo donare. Ma non divaghiamo. Gli insegnanti hanno avuto molti privilegi in passato. Mesi di ferie, lavoro part-time… E per tanti la scelta era dovuta a questo. Ne sono sicura e lo siete anche voi. E questo col tempo e col moltiplicarsi dell’epidemia, ha contagiato sempre più persone. Chi rimaneva sano, viveva forse la condizione opposta: quella del recluso. Cosa può fare uno in mezzo a tanti? E così abbiamo la figura dell’insegnante politico che passa le sue ore a inculcare le sue idee più che la sua materia; il nullafacente che legge il giornale; l’”amico” che permette di ripetere le “altre materie”. E c’è chi lavora e, agli occhi di molti ragazzi, è quello che rompe.

Parleremo della necessità di rispetto che noi genitori dobbiamo pretendere dai nostri figli verso la figura degli insegnanti. Ma quanti di loro dimostrano in classe di meritarlo? Nei loro scioperi chiedono l’adeguamento degli stipendi, si lamentano di dover lavorare anche il pomeriggio, ma quando sciopereranno per riacquistare la loro dignità?

E concludo dicendo che queste mie parole sono dedicate soprattutto  a quelle bravissime persone che fanno di mestiere l’insegnante, a cui va il ringraziamento mio, dei miei figli e degli alunni che hanno avuto la fortuna di incontrarli sul loro cammino. Mi chiedo perché in pochi devono essere così fortunati.

E starà a voi che leggete scegliere se prendere il rimprovero o il complimento.

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