Una vita a foglietti

Jazz di assoluto spessore con le Corti dell’Arte

20170823_233848 (1)Da Vivimedia

Santa Maria al Rifugio è la nuova sede della quarta serata delle Corti dell’Arte. Mercoledì 23 Agosto, nella Corte di Piazza San Francesco a Cava de’ Tirreni, si è tenuto il concerto jazz di Fabrizio Bosso & Dino Piana Quintet, tromba e trombone del gruppo a cui si accompagnano Julien Olivier Mazzariello al pianoforte, Gabriele Evangelista al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Scopriremo che Dino Piana sarà assente per motivi di salute e ce ne dispiace; il suo strumento avrebbe dato ancora più lustro ad una già magnifica performance. Ma auguri a lui di pronta guarigione.

La serata è davvero molto movimentata, numerose persone si sistemano in piedi e in una corte che accoglie centinaia di posti a sedere rende l’idea dell’attesa che c’è per questo gruppo a cui appartengono artisti di fama internazionale.

È dunque quasi normale che per l’inizio del concerto si aspetti qualche minuto in più, proprio per consentire l’affluenza e la sistemazione del numeroso pubblico, ma l’attesa è ben utilizzata. Noto delle signore che girano tra il pubblico con fogli e penna alla mano: non sono concorrenti, ma persone che seguono la manifestazione da anni, a cui non va giù l’idea che questa edizione possa essere l’ultima. Visto che il parlare senza fare non porta a niente, hanno deciso di raccogliere firme per far sapere, a chi non viene a vedere di persona, quanto lustro e quanta ricchezza offre a tanti il duro lavoro di pochi. E noi firmiamo convinti.

Quando Eufemia Filoselli prende la parola, luminosa nel suo abito da sera, ma ancor di più per la gioia che sa di regalarci, cerca di recuperare del tempo usando brevi frasi “…desiderio di ascolto…”, e il concetto di Archie Sheep sul “jazz come dono dei neri ai bianchi”, che rendono come sempre l’idea del suo messaggio, anche perché cede in fretta la parola al Direttore artistico della Rassegna Felice Cavaliere, che di cose invece ne ha da dire. Che questa edizione sia particolare, lo si potrebbe dedurre proprio dal numero dei suoi interventi. In tanti anni non credo di averlo mai sentito parlare così tanto, ma lo fa perché, di fronte ad un pubblico così numeroso e anche così nuovo, sente il bisogno di spiegare lo spirito con cui è nato tutto il progetto. I concerti a cui noi assistiamo non sono l’essenza del lavoro, ma la logica conseguenza che nasce dall’impegno di maestri e allievi che vengono da ogni parte del mondo a perfezionare il loro talento. Lavoro e studio per i musicisti alla base e concerti in “dono” per noi profani che raccogliamo il frutto di così tante fatiche. E, visto che lo spirito è legato al piacere della musica e non all’apparenza delle forme a cui tanti tengono, non c’è da chiedere il posto in prima fila, la preferenza o il dover sottolineare chi si è o non si è. Qui si viene ad ascoltare musica. Che piaccia o no, la protagonista è lei.

Visto che è così, ascoltiamola, che ormai siamo davvero impazienti.

Inizia la tromba di Fabrizio Bosso e a lui si accodano man mano il piano di Julien, il contrabbasso di Gabriele e la batteria di Amedeo. La prima impressione è che questa musica andrebbe ascoltata ad occhi chiusi. Quando la tromba va in pausa, il suo suono forte lascia spazio ad un gioco tra gli altri strumenti. Il piano rende squillanti le note, il contrabbasso le amplifica e la batteria le sottolinea. Tutto in un crescendo di abilità e passione. Al contrabbasso Gabriele gioca con le corde e lo strumento stesso: più alto di lui, ma chi domina è l’artista. Estrema confidenza.

La tromba in alcuni momenti si zittisce, ma serve per presentare un nuovo gioco con il rullo della batteria e le note veloci del piano. È lei che detta il tempo. E tutte le mani vanno a mille, sui tasti e sulle corde, sui piatti della batteria e non sembra niente male neanche il fiato per la tromba! Non è passato molto tempo ma noi siamo già percorsi da brividi e stasera non è colpa del vento.

Loro ridono, felici del nostro entusiasmo o divertiti dalla loro passione. Amedeo si concede un assolo e il ritmo ci travolge, mi sembra di essere senza fiato, ma loro non se ne preoccupano. Il ritmo di tutti diventa incalzante e Fabrizio ci ringrazia per l’apporto caloroso ricevuto fin da subito, ma sono loro che fin da subito ci hanno deliziati.

Nell’assolo del contrabbasso, Gabriele ci racconta la complicità che ha con il suo strumento, da cui tira fuori un suono potente, quasi cupo.

Quando riprende la tromba, manca solo il fumo delle vecchie strade di New Orleans. L’atmosfera è quella della notte, quella delle emozioni nascoste cercate dentro vicoli e bar malmessi. Nascoste, ma lo sforzo per cercarle è inutile: basta seguire l’uno o l’altro strumento e ti accorgi che sono a portata di mano. La loro forza è proprio nello stare insieme.

Un solo attimo di sospensione, crediamo di avere tempo per applaudire, ma non è così. Ripartono ma quel ringraziamento scrosciante non si interrompe, fino a quando Julien viene lasciato solo.

Ma è solo un uomo che suona il piano in quel modo? E prima che le ultime lente note si stacchino dai tasti, la tromba riprende il suo verso struggente. Poi il lento ingresso della batteria e le dure e forti corde del contrabbasso.

Ci sono di nuovo tutti, ma sono così uno dentro l’altro, che ci sembra di percepire un’unica voce: la voce della strada.

È finita, ma non ci muoviamo. La tromba arriva improvvisa tra di noi, graffiante, passionale. Fabrizio ci regala i suoi suoni da vicino, attraversa le file degli ospiti stupiti e colpiti da quella maestria che si legge sui tanti volti sorridenti e intanto continua a raccontarsi fino a quando raggiunge di nuovo il palco.

Ora è finita. Loro si abbracciano tutti per il saluto finale, noi registriamo la passione di artisti che non possono far altro che condividerla e regalarla con gioia.

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