Una vita a foglietti

Jennifer, la donna sola ma solidale.

Jennifer 2Al Centro Sociale a Pastena sabato 11 febbraio, nuovo appuntamento con Antonello De Rosa e la solidarietà. E quando si parla di sostegno, non può mancare lei: Jennifer.

Sapete, avete sempre il dubbio che averla già vista vi autorizzi a non rivederla, ma è un grave errore. Perché Jennifer è donna di vita, è donna di mondo e anche se in quel suo mondo è difficile vivere, lei sa far entrare i problemi degli altri.

È come andare a cena da un’amica che sai che ha un piatto forte e te lo cucinerà, ma l’incognita dell’ingrediente a sorpresa può sempre esserci e devi saperlo cogliere.

La sala come sempre è affollata di persone (€ 1355 l’incasso) e la prima cosa che mi colpisce è vedere tutte quelle sedie messe a semicerchio lungo tutto il palco. La casa di Jennifer è solitamente vuota, solitaria. Alla radio e al telefono è concessa l’entrata, ma forse stasera è un’altra sera.

JenniferDopo la breve presentazione di Pasquale Petrosino per salutare il pubblico, gli ospiti in sala e spiegare che gli incassi di tutti questi spettacoli di beneficenza saranno devoluti per gli abitanti del Centro Italia colpiti da troppe tragedie negli ultimi mesi, si spengono le luci. Il passo con il tacco alto ci fa immaginare l’arrivo di Jennifer, la vestaglia gialla sulla sedia è inconfondibile e indimenticabile…

All’accendersi delle luci la ritroviamo di spalle, pantalone nero, scarpe vertiginosamente alte come sempre, camicia bianca e corpetto nero a raccontare di un tempo che passa ma che sul corpo di Jennifer non lascia tracce. Pochi attimi, ma il respiro che si intravede nel movimento sulle scapole, racconta di un’emozione, di una presenza emotiva forte, perché Jennifer vive sempre di emozioni.

Le sedie servono per ospitare i ragazzi che racconteranno con lui questa nuova storia e sono curiosa di sapere come.

Sono Simona Di Gregorio, Maria Giuseppina Russo, Mirella Milite, Marco Ronca, Ilaria Sisti, Camilla Levita, Simona Avallone, Enza Barone, Loredana Veneziano, Donatella Forte, Caterina Ianni, Sara Scalea, Camilla La Corte, Francesca Ferraioli, Alessia Cappello, Emilia Battipaglia, Rita Casale, Pasquale Senatore, Lucia Adinolfi, Alessandro Tedesco e Emanuele Ferri. Tutti in piedi, tutti in attesa…

Ritorna lo squillo di quel telefono muto, la rincorsa a rispondere per trovare il vuoto il nulla… solo il confronto con lo sguardo di altri che hanno il tuo stesso desiderio, ma che realizzano lo stesso fallimento.

La storia di Jennifer è quella di una donna, di un uomo, di “una persona”, che vive nella propria fantasia un amore che non si capirà forse mai, se è davvero esistito. Ma lo fa circondandosi di elementi veri, come la radio: Radio Cuore Libero, che le regala compagnia e le dà la certezza che oltre lei, un mondo esiste veramente. Ma è proprio la radio la prima novità. Ha cambiato il palinsesto. Le canzoni non sono le solite, per ben tre volte diventa viva, con Alessia che viene a cantare di fronte a noi. Le dediche intanto, sono quelle di Annunziata, la poesia è quella di Sonia, con l’altra sua tristezza e le telefonate sono quelle del commendatore, di Giorgio, del marocchino insolente e di Genisa, l’amica frettolosamente liquidata, “per non tenere la linea occupata”, ma immediatamente rimpianta.

Jennifer parla, ma i suoi dialoghi prendono le voci degli altri ragazzi, i suoi pensieri diventano i pensieri di altri, le voci si accavallano e il dolore, la solitudine si amplifica in un misto di sentimenti che non si riescono a definire. Sono troppi, sono pesanti, sono incalzanti.

Jennifer 1Arriva anche Anna, la vicina. Anche lei, nell’interpretazione di Caterina è diversa. Ha un atteggiamento più aggressivo, ha una voglia diversa di affermare la sua presenza e il suo disappunto. E quando si parlerà di Rosinella, la gatta così tanto amata da Anna, arriva il fuori programma che però ha un che di eccezionale come tempismo: Frida. Lei non sta in nessuna sceneggiatura, non è stata adattata da nessun copione, ma quando si parla di gatti, lei che ora è il cane mascotte di Scena Teatro, compare come da una scalinata percorsa al contrario, dal basso verso l’alto e dichiara la sua presenza. È un brevissimo passaggio, arriva, si prende una carezza che è forse anche un rimprovero, ma non si nota, e sparisce dalla vista. Jennifer non si è scomposta, ha colto quella improvvisata come se si fosse aperta un finestra per un refolo di vento, come un uccellino venuto a chiedere una briciola sul davanzale. Un attimo di vita vera dentro una vita immaginaria.

Questa è la vita di Jennifer, con la morte che può arrivare per mano dell’assassino del quartiere o nel gesto estremo compiuto per zittire quelle voci che si sono fatte insolenti, insopportabili, che ormai spuntano da ogni lato del palco e soprattutto da ogni profondo ricordo della sua mente.

Sono tante quelle voci, Jennifer le ha rese pubbliche e forse c’è un motivo anche in questo e per questa serata.

Saranno forse le voci di chi chiede aiuto in posti molto più lontani di questo palco, in posti dove si combatte con la paura del domani, con il timore di una solitudine che non è di un singolo, ma di un’intera collettività.

Il silenzio finale di Jennifer deve far riflettere in maniera diversa: lei si rende muta per dare maggior risalto ai bisogni di altri.

Ignorare il prossimo non è mai cosa da fare perché, prima o poi, il prossimo potremmo essere noi.

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