Una vita a foglietti

La luce e il sale

La prima cosa che ricordo di te sono i grandi occhi che già fissavano chi era arrivato da lontano per conoscerti. Occhi che hanno visto tante cose che non abbiamo condiviso, ma che sempre ci sono stati quando la famiglia “chiamava”.

Può sembrare strano in certe circostanze sentire crescere un affetto così grande con una persona che hai “vissuto” poco, perché la lontananza non ci ha permesso di essere presenti nei tanti passi compiuti fino a questo giorno. Ma la prova che non è solo il tempo passato insieme, ma come lo si è impiegato, a fare la differenza nei legami che abbiamo nel cuore.

Quest’ultimo anno è stato forse il più significativo nella nostra storia; da quella telefonata improvvisa che ci metteva a conoscenza della decisione del matrimonio fino al passato 28 aprile, abbiamo continuato ad essere quello di sempre gli uni per gli altri, lontani, ma vicini. Molto vicini.

La tua decisione ci ha regalato momenti particolari: come le ricordo le lacrime di gioia a quell’annuncio. Un’emozione forte, un passo che aveva un significato importante, responsabile per voi e anche per me, per noi che nel matrimonio crediamo fortemente.

E a dimostrazione di questo valore, ci siamo rivisti due mesi fa, a testimoniare un’altra promessa fatta 25 anni fa e che ancora oggi sentiamo più viva e importante che mai. Quella sera siamo forse stati vicini come mai in passato. La gioia di vederti in quei banchi e quel primo pensiero scattato immediatamente nella mente “il bouquet dobbiamo darlo a Chiara”! Eri la persona più giusta, la più pronta, la più vicina a prendere quel testimone che avevamo coltivato e tutelato negli anni passati insieme con zio Felice.

E sabato, quando sono arrivata a casa tua e ti ho cercata per poter guardare quei tuoi splendidi occhi grandi, la prima cosa che ho vista è stata la luce del tuo vestito, il fiocco sulla schiena e quel color panna così coerente con tutte le tue scelte. Troppo rumore in quegli istanti, troppa frenesia per tutto quello che doveva ancora essere. Una cosa certa: la tua bellezza, la tua gioia e la tua emozione.

Poi la Chiesa di San Pietro in Montorio, splendida, internazionale, con il celebrante straniero, come è giusto che sia nella Casa del Signore senza confini.

La passeggiata fino all’altare, quegli ultimi passi al braccio di papà Enzo, con le lacrime di mamma Emilia, giuste, liberatorie, d’amore e quella nuova persona sull’altare che ti guardava come se ti vedesse per la prima volta. Questo è il mistero dell’amore: la scoperta di piccoli nuovi dettagli, altri particolari, fresche sfumature di una persona che conosci da tanto, ma che hai voglia di continuare a scoprire.

E poi la Santa Messa. Adorabile quell’accento spagnolo del Prete che cambiava un po’ i vostri nomi e le parole a voi dedicate, ma chiarissimo nell’esposizione del concetto di felicità e di testimonianza che una nuova famiglia assume all’interno della comunità. La prima domanda a cui avete risposto con un filo di voce e quella battuta “questa è tutta la vostra convinzione?”, che ha cancellato forse tutta la tensione che avevi accumulato e ci ha regalato una delle tue tante risate squillanti, sincere, bellissime.

La luce e il sale sono stati il centro del brano del Vangelo che avete scelto. Parti di un discorso più ampio ma significativi nella loro unicità. L’uomo che testimonia la fede nel Signore, è sale e condimento nella vita di tutti i giorni per sé e per gli altri; così come la luce, che non va nascosta sotto terra, ma posta in alto, affinché possa rischiarare la propria casa, ma anche il cammino di chi affianca la nostra strada. Testimoniare, dimostrare con la nostra vita e con le nostre scelte ciò che siamo e quello che vogliamo diventare.

Dopo la Messa tutto è stato più semplice, più libero. Quello era il momento fondamentale, il nodo cruciale, l’impegno profondo, quello che aveva rapito la nostra attenzione e le nostre energie.

Tutto quello che è venuto dopo è stato altrettanto bello, anche perché abbiamo avuto l’opportunità di scambiare qualche parola mentre venivate rapiti e richiesti da ogni tavolo. Ti ho detto di quanto eri radiosa, con quell’abito che ti donava luce o forse rifletteva quella che hai dentro, che raccontava nella sua semplicità quanto tu sia una persona essenziale e forte, che mostrava un colore che provava la coerenza e la consapevolezza della tua scelta.

Bella, splendida Chiara. Grazie perché ci hai regalato tanto, in un solo giorno ci hai fatto tornare a casa più ricchi, più fiduciosi di qualcosa di bello che deve e può sempre accadere.

Auguri ancora, a te e Gianluca, al vostro amore e al vostro cammino: che sia ricco di scoperte, che sia tutelato dalla sincerità, che sia sempre, semplicemente, vero.

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