Una vita a foglietti

La scelta di Maria

mariaMi piace pensare di essere illuminata in un posto come la Chiesa. Ascolto le parole di don Antonio e resto perplessa a riflettere su una cosa che è talmente ovvia e banale, ma alla quale non avevo mai pensato in questi termini. La classica scoperta dell’acqua calda! Ieri si festeggiava l’Immacolata Concezione. Era ovvio parlare dell’annuncio a Maria e di come Lei abbia detto si. Decidere di essere al servizio del Signore.

Niente di nuovo, tutto conosciuto e dato per scontato. Ma quella donna che noi abbiamo sempre immaginato solo come la Perfetta, quella Senza Peccato, la Prescelta, la Numero Uno, come potremmo definirla nel nostro linguaggio corrente, in realtà, nella sua vita da grande Donna, cosa ha avuto più di una donna normale? Non è una domanda blasfema. È la riflessione banale su cui mi sono soffermata.

Nel nostro mondo, quello del linguaggio corrente, cosa significa essere il Numero Uno? Cosa significa essere prescelti? Cosa significa essere conosciuto in tutto il mondo? Banalmente tutto questo è uguale a fama e ricchezza. Cioè l’unità di misura che conosciamo e che utilizziamo per quantificare l’importanza di una persona.

Ma Maria, quella Maria, l’Immacolata Concezione, quella a cui sappiamo di poter attribuire tutti gli aggettivi prima citati, cosa ha ricevuto materialmente nella sua vita? Essere la sposa di Dio non le ha concesso ricchezze, non le ha portato onorificenze, non ha goduto di privilegi e servitù, non le ha risparmiato il dolore. Anzi. Quante mamme potrebbero sopravvivere e accettare la “Passione” che Gesù Uomo ha vissuto? Gli insulti morali, fisici, le torture, l’abbandono e la morte, come pensiamo che siano stati vissuti da quella donna che era ed è e sarà sempre la Numero Uno, la Vergine, ma che aveva un cuore di madre e lacrime di donna e sofferenze umane, mentre le uccidevano ingiustamente un figlio sotto gli occhi?

Sono pensieri grandi e dolorosi quelli che ho pensato. Forse qualcuno sorriderà a queste considerazioni che sanno davvero della “scoperta dell’acqua calda”, ma io avevo sempre pensato alla Madonna come un essere così perfetto da non poter essere toccata da quello strazio che invece è tipico dell’uomo. Lo riconoscevo nella grandezza di Dio che si è fatto uomo per poter capire le nostre debolezze ma non l’avevo mai associato a quella donna che era “una di noi”, quindi da sempre umana e dunque già dentro la storia degli uomini. Ma lei davvero ha avuto un coraggio immenso. Ha sopportato il peso delle ingiurie, delle maldicenze, ha sacrificato la sua vita di donna, è stata grande ed oscura allo stesso tempo. E questa sua meravigliosa grandezza mi è apparsa per davvero in un giorno normale, attraverso una predica speciale, che mi ha regalato un nuovo tesoro. Perché davvero  mi sento piccola piccola di fronte a questa immensa figura che ai miei occhi, confesso, non riusciva ad assumere appieno il vero ruolo che le compete.

Sapeva cosa significava quella frase di accettazione pronunciata davanti all’Angelo Gabriele? Non lo so. So che però ha tenuto fede al suo impegno sempre. I tormenti che di certo hanno attraversato il suo cuore e il suo corpo, non sono mai stati abbastanza forti da prendere il sopravvento e farla desistere dalla promessa fatta.

E ripenso a noi. Piccoli mortali. Noi che come piccole piattole ci attacchiamo spesso alle spalle di chi crediamo che ci possa portare in alto senza fare fatica, disposti a inchinarci davanti ai potenti di turno per conservare piccoli privilegi momentanei, effimeri, meschini. Noi che alle prime difficoltà decidiamo di cambiare strada per cercarne una più semplice, venduti all’idea malata del successo veloce, di quello senza fatica e per questo poi, facili prede di mercanti di anime.

Folli. La grandezza non è di questa terra. Qui abbiamo il compito di scoprire le nostre qualità, non di coltivare i nostri difetti. Non ci saranno ricchezze che potremo trasportare nel viaggio finale, ci saranno valori e amori, quelli che non hanno peso, ma che non possono avere un prezzo.

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