Una vita a foglietti

La sfida infinita…

Cava è famosa per la sua festa e per questo è conosciuta a tanti, forse a tutti. Ma ci sono altre sfide, altre battaglie troppo dolorose, anche se molto meno pubbliche. Per questo qualche altro indizio bisogna  continuare a mostrarlo, perché ancora sento in giro vaneggiamenti di onnipotenza che vanno stroncati. Anche da lontano. Rabbia contro rabbia. Ma la mia giustificata da valori, la tua da interessi.

Ovviamente parlo con il mio fan numero uno, quello occulto, quello delle sparate vuoto a perdere, quello che ruggisce solo davanti alla sua unica seguace, no mi sbaglio, ne ha due di ammiratrici e devo essere precisa, ma poi mette la coda fra le gambe e sparisce. Qualcuno direbbe: A sparate e Picchiecone  (mi scuso per la mia ignoranza nello scrivere in dialetto, ma chi vorrà, capirà lo stesso)

Ti confesso una cosa, così a quattr’occhi, visto che parliamo in privato: mi fai ancora arrabbiare. Molto. Quando sento di quello che ti permetti di fare, mi viene il voltastomaco pensando all’aria che consumi, agli sguardi che ancora ti sono concessi di posare sul mondo, ai pensieri da squilibrato che ancora osi pensare e che ti vedrebbero interpretare il ruolo della “persona per bene”. Ma mi consolo abbastanza presto, sai perché? Perché ho i miei foglietti, che non sono fatti di carta, ma di lame taglienti e affilate e che so che ti colpiscono perché dicono la verità e non puoi farci niente, li devi subire. Come noi abbiamo dovuto subire le tue bugie e la tua falsità, anzi correggo, vostre, senza poterci difendere perché non le potevamo immaginare. Certe crudeltà, per poterle comprendere, le devi tenere nel cuore, altrimenti ti sovrastano. E per noi è stato così.

Ma oggi vi guardo da lontano, vedo te che ti fai le passeggiatine pomeridiane mentre dovresti essere in un altro posto, quello delle famose 24 h su 24, tu mi capisci come al solito, ma che purtroppo ti vedono assente. E cosa racconti a chi ti accompagna? Come puoi giustificare il giorno libero? Ah beh, è vero, anche le donne di servizio hanno un pomeriggio a settimana da dedicare alla “famiglia”, per cui è concesso anche a te!

Strano solo che questa tua nuova famiglia sia così vicina a te nel momento del dolore da non volerlo condividere per niente! Come mai nessuno ti accompagna? Come mai a nessuno viene in mente di venire  a guardare come siete in grado di coccolare e salvaguardare il vostro “fondo perduto”?

Le giornate in solitudine che vi state regalando, sono le prove generali di quello che sarà il vostro prossimo futuro. Glielo stai raccontando alla tua complice, quella che non retrocede di un passo? La stai preparando per quando non ti servirà più e la lascerai da sola, questa volta senza nessuno che si preoccuperà delle “sue” di piaghe, del fatto che beva o meno, che mangi o no, che respiri o no?

E tu, con questo macigno che hai sulla coscienza, senza voler guardare tutti gli altri precedenti, ti permetti ancora di accusare qualcuno? Qualcuno che ha il coraggio di chiedere quali sono le pesanti accuse che muovi e a cui non sai rispondere? SEI VERGOGNOSO! Dall’alto della tua supponenza ti permetti di indicare qualcuno come un “po’ più su” ma che poi ricade in basso quando non è con te, in una giostra che tu fai salire e scendere a seconda del tuo umore ballerino! Tu, che ti sei guardato bene dall’incontrarla quella persona per ben due anni, sempre spalleggiato dalla solita complice che avvisava, come una perfetta spia. Come vedi, di qualunque cosa parli, sei spalle al muro.

Parli di persone abbandonate e non ti accorgi che l’opportunità che questi cattivi ancora colgono è segno della loro grandezza e della tua sconfitta. Tu sai solo puntare il dito, tu vuoi gestire le situazioni, tu non vai a regalare un gesto d’amore, non vai a fare una carezza disinteressata. Tu vai a controllare che ci sia ancora un respiro perché quel respiro ti regala agi e non gioia. Ma tu non le capisci queste cose. E vuoi parlare!!!

A me piace scrivere, sai? Mi calma. Un sacco. L’ho imparato tanto tempo fa, ma proprio tanto tempo fa, che potevo cercare di appoggiare un po’ del peso che ho sempre avuto nel cuore su qualche pezzo di carta. La mia vita a foglietti non è solo un titolo, è proprio così. La mia vita passa attraverso fogli, cartacce, quaderni, pezzi come bombole d’ossigeno, come rattoppi, che sono serviti a tenermi in piedi. E oggi me ne servo.

Ti ho detto che mi arrabbio quando sento della tua arroganza? Ma poi, quando mi siedo e scrivo, mi consolo e penso che le tue parole sono fatte d’aria fritta. Svolazzano, sporcano e vengono cancellate. Le mie parole invece restano  e sai che chiunque vorrà le leggerà. E ho il vago sospetto che oggi, a dispetto di quelle fandonie che racconti del girare a “testa alta”, (mi viene da chiedere dov’è che giri e con chi?) sai che crederanno a me, a noi, e mai più a te. Anche perché se avessi il coraggio di  affrontarmi mi risponderesti, ma non puoi. Dovresti ammettere che ti riconosci in quello che minaccia, in quello che non sa amare, in quello che guarda solo i suoi interessi e mi sa che non ti conviene ancora. Ma manca poco. Anche il tuo famoso fair play sta scemando. Sei diventato un “terra terra” pure tu? Anche tu fai le sceriffate? Attento, che poi non potrai più frequentare i salotti dell’alta borghesia a cui tanto ambisci! Eh Eh!

Oggi pensavo che quando incontro qualcuna delle persone che conosciamo tutti e due, io le saluto con il sorriso sulle labbra, guardandole diritto negli occhi, con lo sguardo attento di chi aspetta un minimo accenno a qualcosa per far sentire anche la mia di campana. Ma non capita. Forse non hai potuto raccontare a tutti quanto sei bravo solo tu e quanto sono “cattivi” gli altri. Come mai? Io so che invece chi ha saputo quello che hai fatto e ha scoperto quello che realmente sei, ha ribrezzo di te. Che effetto ti fa sapere dello schifo che hai seminato?

Non mi sottovalutare perché non mi vedi. La mia presenza è più ingombrate del solito. I motivi che mi spingono a non esserci non provo nemmeno a spiegarteli, non te lo devo e soprattutto sarebbero parole sprecate. Ma sappi che ci sono.

Sei scoperto, e se può farti piacere ti dico un’altra cosa, che mi è venuta così su due piedi, visto che io sono un po’, come dire, impulsiva, ma tu lo sai bene: mi potrebbe venire in mente di fermare qualche tua gallina dalle uova d’oro, di quelle che spremi da tanto e che ancora non hanno capito, perché sei molto bravo a manipolare la realtà, te lo devo riconoscere. Ma a volte una spintarella può servire. Insinuare il fatidico “dubbio”…

Chissà, qualche giorno potrebbe accadere. Così avrai il piacere di sentire ancora parlare di me. Un tempo ci vedevamo tanto, ora non più e di sicuro la tua vita sarà molto più vuota senza la mia “cara” compagnia. Ma non preoccuparti, di me avrai ancora notizie, e queste parole sei libero di interpretarle come vuoi.

A te, e al tuo animo delicato, l’ampia e ardua scelta.

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