Una vita a foglietti

La solitudine nella compagnia

Single Red Tulip Among White Tulips

Quando si impara a rimanere soli? Quando siamo in grado di porci questa domanda, molto presto negli anni o molto dopo?

Cosa significa essere soli quando siamo in mezzo agli altri? Come possiamo raccontare a chi ci sta accanto che la loro presenza non basta se non è accompagnata da attenzione?

Troppe volte ho vissuto questa sensazione. Essere circondata da respiri parole discorsi gesti e non esserne mai coinvolta.

La monotonia di quei respiri il vuoto di quelle parole l’inutilità di quei discorsi e il poco amore in quei gesti rendevano vana ogni cosa.

Nulla restava oltre la meccanica.

Un battito accelerato del cuore, un tono amorevole della voce, la profondità di un racconto, l’obiettivo di un gesto.

Questo crea compagnia. Sapere che chi è presente c’è per te e tu per lui. E allora gli occhi brillano, il sorriso nasce spontaneo, il tempo si riempie di scoperte.

Non far esistere la monotonia nelle nostre giornate è un obiettivo, riempirle di arcobaleni di stoffe colorate è la nostra vittoria.

 

One thought on “La solitudine nella compagnia

  1. casasenatore

    Capita, la sensazione di non essere percepiti, ma capita anche il contrario, di isolarsi e non percepire gli altri. E’ questa la solitudine, una mancata partecipazione alle cose intorno. Bisognerebbe essere in grado di stabilire se andare via o restare.

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