Una vita a foglietti

L’amore eterno di una madre

g_klimt-madreLe parole durante i funerali hanno spesso lo stesso sapore; sono quelle del dolore, del saluto, della speranza. Eppure non ci stanchiamo di ascoltare. Noi li accompagniamo in chiesa i nostri morti, vogliamo sentire quelle parole che devono darci conforto, che devono spiegarci quell’abbandono, la rinuncia ad una persona cara. Ne abbiamo bisogno per poter tornare a casa e colmare quel vuoto che è sempre troppo grande, sostituire quelle carezze che non riceveremo più, soffermarci su quella voce che non sentiremo risuonare in giro per le stanze.

Eppure in ogni occasione, c’è qualcosa di nuovo che ci viene regalato; se vogliamo ascoltare. O forse solo perché le nostre orecchie sono molto più sensibili quando si parla di affetti, quando si parla di rapporti tra genitori e figli.

E giovedì scorso, che ha visto l’incontro tra tante persone che non si vedevano da tanto, per salutare chi non avremmo più visto, tra le tante parole sono rimaste quelle di un figlio.

Sono belle le parole dei figli per una madre. Sono belle perché raccontano una bella storia, una storia fatta di amore, di comprensione, di insegnamenti e di valori. Sono il resoconto di una di quelle vite vissute al chiuso tra quattro mura e che all’improvviso diventano di pubblico dominio. L’amore che in pochi si sono confidati in tanti anni di convivenza, diventa conoscenza per tutti e diventa grande agli occhi di molti. E questo lo moltiplica all’infinito.

Quando la vita che ci è stata riservata ci ha permesso di costruire così tanto, quando nei cuori di chi resta è impressa la figura di chi ha saputo davvero insegnare il valore dell’amore e delle cose, allora di certo non ci può essere rimpianto o dolore.

In queste vite, e di chi parte e di chi resta, c’è la risposta alla domanda degli uomini: “Perché viviamo?” Per seminare amore. Se riusciamo in questo nostro intento allora abbiamo dato un senso alla nostra esistenza. Non tesori, non immobili pezzi di mattoni, ma solo invisibile amore. Quel legame che non ha la durezza della catene, non mostra il colore delle corde, ma che non ti lascia mai da solo, che rende indissolubili le vite di chi ha contagiato.

E questo è quasi sempre il compito di una madre. La donna è il collante della famiglia, per questo la sua mancanza sembra qualcosa di insopportabile.

Ma l’amore di una madre va ben oltre la morte. L’amore di una madre è una seconda pelle, un abbraccio perenne e continuo che scalda nei momenti difficili e che mostra la via quando ci sentiamo persi.

L’immensa importanza di una madre la comprendi non quando ti ha amata e l’hai persa, perché in quel caso hai avuto la fortuna di sperimentarne la dolcezza e il sapore. No. La sua importanza ti è completamente chiara quando, sapendo tutto quello che poteva essere, ti accorgi che non sempre va in questo modo. Ghiaccio al posto della coperta, indifferenza a sostituire gli abbracci e porte chiuse quando hai chiesto accoglienza.

Succede. Se ogni donna sapesse anche essere madre, avremmo meno anime perse in giro per il mondo e cuori più disponibili a seminare vie feconde. Se così fosse sarebbe molto più chiaro che anche la morte non è mai una sconfitta, ma solo un passaggio da compiere per proseguire nel viaggio eterno.

2 commenti su “L’amore eterno di una madre

  1. casasenatore

    Quanta tenerezza nel quadro di Klimt. Deve essere la stessa che ha donato la mamma volata via.
    Scrivi: “Se ogni donna sapesse anche essere madre”, eh, magari, non ci sarebbe malvagità ma solo amore, un sentimento che ne trascina tanti altri. Come dedizione, gentilezza, gratuità, rispetto, perdono…

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