Una vita a foglietti

Le Corti dell’Arte – Garcia Lorca e La Noche Flamenca

cava_dei_tirreni_le_corti_dell_arteDall’articolo di Vivimedia.

È partita il 18 agosto la manifestazione Le Corti dell’Arte, un evento ormai storico per Cava, visto che si ripropone da 28 anni. L’anima di questa rassegna è senza dubbio Felice Cavaliere, Direttore Artistico e fondatore dell’Accademia Musicale Jacopo Napoli. Cava e la musica dunque, in un binomio che non solo permette di sfruttare le bellezze di una città che offre cortili, portici e bellezze millenarie come la nostra Abbazia Benedettina, ma che si prefigge anche l’ambizioso compito di coniugare ad esibizioni di valore internazionale, anche la formazione per giovani talenti. E la lunga storia di questa rassegna, già parla di numerose personalità che hanno avuto modo di mettersi in mostra proprio nella nostra città.

La prima tappa della manifestazione è la Noche Flamenca, un inno al baile flamenco ed alla musica e alla cultura spagnola, nel nome del grande poeta Federico Garcia Lorca, che di queste culture è una delle anime più magiche e significative. L’evento si svolge presso la Corte dell’ex Mattatoio, non un caso partire da un luogo di paura e che ora si trasforma invece in aggregazione, musica e passione.

Fa gli onori di casa Eufemia Filoselli, appassionatamente emozionata come sempre, dalla nuova esperienza che parte e dalla numerosa presenza di un pubblico che ha occupato tutti gli spazi possibili del giardino. In tanti hanno voluto salutare quest’esordio, come il vicesindaco Nunzio Senatore, che porta i saluti di un’Amministrazione che si pone come baluardo a difesa della cultura di Cava, attraverso le sue forme più diverse, come appunto la musica, ma senza dimenticare il teatro e tutto quello che contribuisce a migliorare lo spirito di una comunità che ha radici profonde e valide, ma che hanno bisogno di essere sempre nutrite e alimentate, per non cadere nell’illusione di un’eredità che possa bastare per sempre.

La serata in programma è un omaggio al grande Garcia Lorca, alla sua teoria sul “Duende”, demone e folletto, genio né angelico né demoniaco, sfida per la ragione ma mai senza limiti: forse semplicemente “istinto”. Con le parole di Rosa Maria Grillo, docente di Spagnolo dell’Università degli studi di Salerno, veniamo introdotti nel magico mondo della Compania Flamenco Fuente Ovejuna con la prima ballerina e coreografa Francisca Berton, il corpo di ballo composto da Vania Granata, Flavia Luchenti, Giulia Pettinari. Si aggiungono l’attrice Daniela Catone, al canto Rosarillo Ana Rita e per le musiche Sergio Varcasia alla chitarra, Carlo Cossu al violino, e Paolo Monaldi alle percussioni.

Ve li ho presentati tutti in una volta perché dopo non vorrei interrompermi, per cercare di farvi rivivere quelle che sono state le sensazioni che questo splendido gruppo ha saputo regalarci, attraverso la musica, il canto, la danza, e cioè tutte quelle forme di arte che Lorca considerava il centro della nascita del Duende, il punto di incontro che dà vita a tutto: un Big Bang delle emozioni.  E per noi Big Bang è stato.

Francisca, che ho battezzato “bambola” per una forma di ammirazione alla sua bellezza e alla sua profondità, e non certo per sminuirla, è seduta al centro del palco. Aspetta la presentazione di tutti, ma il centro di tutto è lei. Ci guarda con occhi rapiti, ascolta le parole di Lorca, lei le capisce bene. Sa, dove e come, si scopre un  animo “Duende”.

E inizia la musica.

Lei comincia a ballare al ritmo di un flamenco, il muro di fronte accoglie i suoi movimenti eleganti, a volte lentissimi, poi i tacchi, forti, la passione comincia a crescere. Musica e tavole che rimbombano, battiti di mano forti, più forti; piedi che vanno a mille e occhi fissi, sguardo immobile.

Alla fine della sua esibizione, arrivano altre due ballerine. La sensualità del tango, i fianchi che avanzano e arretrano… tutto è spettacolarmente passionale. Lo sventolìo dei ventagli è eccezionale. La bambola in rosso le guarda estasiata. Dai suoi occhi percepisci la bellezza di ciò che abbiamo visto.

Una voce comincia a recitare e di nuovo la “bambola” si impossessa del palco. Si aggiunge una voce che canta, con quel timbro lontano, graffiante, come un lamento forte e con la chitarra parte la danza.

Gli occhi di chi balla guarda un altro panorama. Non ci siamo noi davanti al suo sguardo ma un’altra terra, la polvere di un’altra nazione. Le sue mani si muovono accarezzando altri orizzonti, altre storie. Quei tacchi corrono su altre strade, verso un’altra vita. Il sorriso  è per una sola persona, il suo corpo si muove per lui, per tutto quello che rappresenta. Ogni piroetta è un abbraccio, un aggrovigliarsi ad un altro corpo che non c’è ma che si prende ogni briciola d’emozione che si sprigiona da quell’abito rosso, da quegli occhi di fuoco. Splendida.

In un alternarsi di musica, recitazione e canto, ritornano le ballerine. Di nero e bianco vestite adesso. Anche la bambola ha nuovi colori. Corpi che si muovono in un’armonia così perfetta e allo stesso tempo autonomi l’uno dall’altro: mani, testa, busto, fianchi, gambe, tutt’uno, tutto perfettamente ritmato, tutto singolarmente perfetto.

Quando loro vanno via, la sola bambola in nero riprende il suo ballare con noi, ma col pensiero lontano. Ogni passo è il pezzo di un viaggio, un viaggio che racconta la passione di gente, di luoghi, di storie. La fierezza di chi lotta e non importa come finirà la guerra. La battaglia è ora, qui, tutta da combattere.

Si recita ancora e non vi riporto parole, perché sotto forma di musica, di ballo, non le stiamo solo ascoltando ma riusciamo a vederle, per questo  noi aspettiamo lei. L’intensità cresce sempre di più. I passi le mani si ripetono e noi vorremmo che continuassero ancora per molto. E ci regalano ancora emozioni, fino alla concessione di un bis che ci ripaga del pensiero che tutto è già finito ai nostri occhi.

Novanta minuti che si concludono con un buffet spagnolo, gestito dai ragazzi dell’Istituto Filangieri per i servizi turistici, per entrare ancora di più in quest’atmosfera “caliente”.

Anche se non siamo riusciti a concludere la serata con un buon bicchiere di Sangria, andata a ruba, colgo l’occasione, a fine serata per complimentarmi con quelle splendide donne che hanno lasciato tutti a bocca aperta. Quando esprimo i miei complimenti sembrano quasi sorprese, come se non avessero compreso appieno tutta la grandezza del loro spettacolo, o forse solo per una forma di umiltà che le rende ancora più adorabili. In un mondo di persone di poco valore che non fanno altro che mettersi in mostra, forse un modo per trovare qualcosa di valido e particolare, è andarlo a cecare.

Appuntamento a venerdì 21 Agosto, nel chiostro dell’Abbazia Benedettina di Cava, con al pianista Anna Kravtchenko. 

Un commento su “Le Corti dell’Arte – Garcia Lorca e La Noche Flamenca

  1. Paola La Valle Autore

    Commento di Francisca Berton che è arrivato sull’indirizzo di posta. Lo riporto per il motivo di sempre: ogni cosa al suo posto

    Cara Paola,
    mi permetto di salutarti come una vecchia cara amica, che dire dopo la lettura del tuo articolo?
    Grazie mille!
    Mi sono davvero emozionata, è incredibile ed inspiegabile dirti cosa rappresenti per me leggere una così bella descrizione di ciò che provo e di ciò che mi piacerebbe trasmettere in particolare in questo spettacolo, in questo progetto a cui tengo tanto. La scelta delle parole, il fluire dei pensieri, delle emozioni…
    Inoltrerò subito il link che mi invii a tutti e ti ringrazio ancora a nome di tutti.
    Leggerò sicuramente i tuoi prossimi articoli perché, al di là dei complimenti che ci fai, adoro lo stile in cui scrivi

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