Una vita a foglietti

Le Corti dell’Arte – L’Elisir d’amore di Donizetti chiude la Rassegna

donizettiDa Vivimedia

È arrivato molto in fretta, forse troppo, l’ultimo appuntamento con Le Corti dell’Arte. La serata conclusiva è ospitata dal Social Tennis Club e il giardino all’aperto sarà lo scenario per una nuova esperienza: il melodramma, L’Elisir d’amore di Donizetti, interpretato dai solisti del Laboratorio Lirico Jacopo Napoli e dall’Orchestra del Conservatorio “Martucci”.

Non c’è quell’aria raccolta, le voci sussurrate, l’intimità di luoghi all’aperto, ma allo stesso tempo al riparo da tutto quello che c’è fuori. Chiusi ma pronti ad accogliere altre bellezze: contraddizioni, che spesso sono il sale della vita. Ma c’è lo spazio per accogliere un’orchestra completa, di quelle che si vedono generalmente a teatro, oltre all’”angolo” della recitazione.

Scopriamo allora cosa ci riserva la serata: da un lato l’insegna dell’Osteria La Pernice, fieno e forconi a sottolineare una vita campestre e dall’altro numerose sedie e spartiti. Stasera ci sarà musica, recitazione e canto e si ritroveranno artisti con tradizioni e radici diverse, ma accomunati dalla passione per questa disciplina che supera ogni frontiera.

Un drappo di velluto rosso nasconde una grande sagoma. A occhio e croce immagino che stia proteggendo un’arpa! Aspetteremo che si sveli.

I musicisti si avviano per prendere posto, tutti in nero i ragazzi, tutte in abito lungo e colori diversi le ragazze. Sono belli da vedere. Si accomodano, accordano gli strumenti. Piccole note che catturano la nostra attenzione e scaldano le loro mai. E gli calmano il respiro. Dopo qualche minuto lì, ognuno al suo posto, ritrovano la condizione ideale. Si è ricreato il loro spazio il loro mondo privato e comune, da dove l’arte spiccherà il volo.

A presentare c’è di nuovo Eufemia Filoselli. Anche per lei, esperta padrona di casa, si vede che non è una serata qualunque. È palese l’orgoglio con cui parla di questa creatura, di questa manifestazione consolidata da quasi un trentennio che trasforma Cava in un vero e proprio Auditorium, affinché tutti, intenditori e non, possano deliziarsi con la musica. Ci spiega che il lavoro che vedremo rappresentato, è frutto di pochissimi giorni, circa due settimane. Un concentrato di impegno che ha preteso uno sforzo inimmaginabile, considerando che contemporaneamente, venivano allestite gestite e portate a compimento tutte le altre serate. Ma, con un detto a noi caro, anch’esso ormai conosciuto a livello internazionale, ci consoliamo: “Pazz e criatur, Dio l’aiut’”.

Interviene anche il Direttore della Rassegna, Felice Cavaliere, che sottolinea come oggi si contino tanti talenti emergenti della musica italiana e non solo, che sono presenti nell’archivio della manifestazione e che hanno, a loro volta, la possibilità di inserire nel proprio curriculum la presenza e il perfezionamento presso Cava. Le Corti dell’Arte come momento di grande crescita, di forte aggregazione, di sviluppo musicale teorico e pratico. Si potrebbe dire, un Master della musica.

A rendere omaggio alla conclusione del Festival, anche il Presidente della Provincia  di Salerno, Giuseppe Canfora, che sottolinea le grandi capacità organizzative di chi si cimenta con artisti di tale caratura, ma soprattutto il saper mantenere alto il livello della manifestazione negli anni.  Si definisce politico “atipico” perché preferisce i fatti alle parole, per questo definisce Cavaliere e il suo staff  un gruppo di “eroi”, visto che, nella loro storia, di fatti ne hanno realizzati tanti.

Si aggiungerà ai saluti e ai complimenti, anche il Sindaco di Cava Vincenzo Servalli, confermando, come detto dal suo vice Nunzio Senatore in occasione della serata di apertura, la vicinanza dell’Amministrazione ad una rassegna di tale spessore, che mette Cava al centro di un turismo ricercato, durante tutto l’arco della sua durata.

Come padrone di casa non poteva mancare Francesco Guarino, presidente del Social Tennis, che ringrazia Felice cavaliere per la capacità che hanno avuto di emozionarlo anche durante le prove e di come la struttura sia da sempre disponibile per iniziative di così alto spessore.

Arriva poi il momento dello spettacolo. Ancora Eufemia Filoselli ci racconta di come Donizetti sia stato uno dei pochi a godere del successo in vita e non postumo, grazie alla sua capacità di scrivere opere che sapevano alternare momenti  di allegria ad altri drammatici. Il tema dell’elisir si può riassumere come il momento magico grazie al quale ogni persona fa nascere il proprio amore.

Violini e gli altri strumenti a corde partono, pi arrivano i fiati. Mentre tutto si fonde in una delicata armonia che regala i primi brividi, i grandi tamburi danno la sveglia alla vita della piccola città.

Qui si consumerà la storia d’amore tra Nemorino (tenore – Yoosang Yoon), semplice contadino e Adina (soprano – Erika Liuzzi), giovane, ricca e bella, che non accetta la sua timida corte. Anche per la presenza di Belcore (Baritono – Giuseppe De Ruvo), il sergente del paese. A ribaltare completamente la situazione contribuirà il dottor Dulcamara (Basso – Luca Simonetti), in realtà un ciarlatano che vende pozioni magiche per illudere persone inesperte e disperate, come Nemorino. Sarà lui infatti a comprare, con gli ultimi soldi a disposizione, una bottiglia contenente l’elisir d’amore che, si illude, faccia cadere ai suoi piedi l’amata Adina.  Questa però, per niente colpita dal filtro d’amore, decide di sposare Belcore, ma quando si accorge che Nemorino non è presente alle sue nozze, scopre che in realtà era per fargli dispetto che aveva preso la grande decisione. Nel frattempo il contadino cade di nuovo nella truffa di Dulcamara che gli consiglia di bere più elisir per ottenere lo scopo, e a questo punto, per poter comprare ciò che crede indispensabile, decide di arruolarsi per guadagnare il denaro necessario.

Quando Adina scoprirà, grazie alle voci del popolo, in particolare di Giannetta (Soprano – Maria Infranzi), che Nemorino è innamorato di lei e pure erede delle ricchezze dello zio defunto, ricompra la sua libertà, liquida Belcore e gli dichiara il proprio amore.

Questa è la trama dell’opera che abbiamo visto svilupparsi sotto i nostri occhi. Colpisce l’ottima dizione di Yoosang Yoo, a cui forse manca un po’ di capacità espressiva, cosa di cui invece è ampiamente dotato Luca Simonetti. Il suo è un personalissimo show all’intero dell’opera: aggiunge anche vocaboli napoletani in un “fai da te” a effetto. Tutti gli altri interpreti, sono stati all’altezza della situazione, compreso il coro e le guardie che accompagnavano Belcore.

Il sincronismo è stato notevole. Le voci camminavano perfettamente sulle note, come binari che guidano un treno, senza farlo deragliare mai. Un incastro perfetto di  ritmo e voci, in un crescendo che racconta tutto. Alcuni strumenti entravano nell’opera come una battuta.

Per scoprire il drappo rosso, che spero non abbiate dimenticato nel frattempo, dobbiamo aspettare il secondo atto.

Prima di riprendere, Eufemia Filoselli, che ha un tempismo e una padronanza perfetti, presenta il maestro dell’orchestra Fabio Silvestro, ed elenca e ringrazia: il regista Enzo Di Matteo, le Luci di ON OFF, le scene e i costumi dell’Accademia Jacopo Napoli, la truccatrice Rita Russo, del San Carlo di Napoli.

Questo anche per prendere tempo, perché riportando un concetto di Nello Salza, fa notare che cantare e suonare all’aperto  non è mai facile e dunque gli strumenti vanno nuovamente accordati. E più di tutti colei che è stata in silenzio e nascosta fino ad ora. L’arpa si mostra nella sua bellezza estetica ma che dire quando comincia a cantare? Che suono! Delicatissima. È uno di quei momenti in cui non ascolterei nessuna voce. Sembra di essere altrove e quelle mani hanno un movimento difficilmente descrivibile. E la delicatezza che le dita hanno nell’accarezzare le corde si legge anche negli occhi di chi la suona, mentre seguono spartito e maestro. Un insieme di gesti, ma un unico rapimento.

Le note che arrivano alla fine, sono petali nell’aria, senza peso, solo meraviglia.

Il pubblico non è avaro di applausi. Il maestro ringrazia  e poi mostra un biglietto ai suoi musicisti. Ho immaginato che avesse scritto per loro un “Bravi” o un “Grazie”, in ogni caso sulla fiducia. Fiducia che tutto sarebbe andato bene, proprio come è stato.

L’emozione è palpabile. Quando Eufemia Filoselli si avvicina di nuovo al microfono, ha gli occhi lucidi. Ma è un’emozione positiva, quella che porta già alla nuova avventura. Ed il suo saluto è proprio così: a breve.

Perché un anno passa in fretta e la certezza che ancora una volta si comincerà a lavorare per una nuova sfida è già la spinta giusta.

Anche noi ringraziamo: per esserci stati, per aver avuto il privilegio di raccontare, per augurarci che il prossimo incontro sia davvero “tra poco.”

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