Una vita a foglietti

Le Corti dell’Arte – Nello Salza “la tromba del cinema”

Il trombettista Nello SalzaDa Vivimedia

Il terzo appuntamento delle Corti dell’Arte è ancora alla corte del Mattatoio. La serata propone un quintetto di musicisti, manco a dirlo, di levatura internazionale. A quanto pare solo il meglio per la nostra città!

A parte gli ospiti di prestigio, durante la Rassegna ci sono nelle stesse giornate corsi di perfezionamento, lezioni con i musicisti che poi si esibiscono, insomma un vero scambio culturale tra professionisti e giovani talenti emergenti.

Quest’aria un po’ da lezione, è rimasta anche nell’impostazione della terza serata. Specifichiamo, lezione apprezzabilissima, anche perché viene dal maestro Nello Salza, definito “la tromba del cinema”, per le innumerevoli collaborazioni con i migliori registi ed esecutori e come tale consacrato dopo l’Oscar per la colonna sonora de La vita è bella, originariamente eseguita proprio da lui.

Lo spettacolo che ci regalerà è un omaggio alle colonne sonore del grande schermo, attraverso un viaggio che attraversa decenni e soprattutto risveglia molti dei nostri ricordi.

A presentare lui e i componenti della band, Eufemia Filoselli, anche lei portata questa sera “alla lezione” per le innumerevoli notizie che si possono raccontare su un artista che ha interpretato oltre 400 colonne sonore in trent’anni di carriera, che l’hanno visto protagonista non solo al cinema ma anche in televisione (per ani è stato la tromba di Pippo Baudo), come a teatro. Eufemia prova a spiegarci i grandi sacrifici che ci sono dietro la bellezza che noi ascoltiamo, perché la musica richiede tantissimi anni di studio e non ti permette mai di fermarti. Ci accenna a come sia nata la sua passione e soprattutto come, dopo tutti questi anni, sia ancora viva e per l’interpretazione che per l’insegnamento. Come vedete cadiamo tutti nella stessa “trappola”!

In questo viaggio, in cui lui suona tromba e flicorno, è accompagnato da Simone Salza al sax, Vincenzo Romano pianoforte e arrangiamenti, Gianfranco Romano alla batteria e Massimiliano Serafini al basso.

Anche da parte di Salza, la serata non è quindi fatta solo di musica, ma anche di aneddoti, spiegazioni, frasi famose che rientrano nel suo parlare con noi, ma a volte quasi con se stesso, come a ricordare vecchie verità che qualcuno ha detto e che, all’improvviso diventano realtà. Come la frase: “All’aperto si gioca a bocce”, perché gli strumenti a fiato risentono dell’umidità e anche il suono dovrebbe essere condizionato dai rumori esterni. Per la prima cosa ha assolutamente ragione,  visto che verso la fine della serata lo vediamo combattere con i pistoni della tromba che si sono asciugati, ma per il suono, a parte un iniziale rombo di qualche spericolato motociclista, non abbiamo sentito proprio niente che potesse disturbare la meraviglia che questi pistoni ci hanno regalato, con quel magnifico canneggio sottilmente intenso, armonioso e compatto manovrato da una tecnica e da una sensibilità sopraffine.

Decisamente succosi gli aneddoti, a cominciare dall’incontro con Ban Ki Mun , il Segretario Generale dell’ONU e la difficoltà a riconoscerlo visti i tratti somatici piuttosto “uniformanti”, o i lavori con Ennio Morricone, non solo autore di grandi colonne sonore,  ma anche compositore a tutto campo, (ha scritto una Messa per il Papa!), che pure suona la tromba e che gli ha fatto sapere che, se l’avessero suonata allo stesso modo, sicuramente Nello non avrebbe lavorato per lui. Ricordando Sergio Leone, Salza ha raccontato di come chiedesse di avere le musiche rifiutate dagli altri perché a lui potevano sempre servire. E poi le citazioni su Benigni e “La vita è bella”, sui tanti italiani di talento che si sono trasferiti all’estero, con nomi ormai da “yankee” e che noi non riconosciamo neanche più come nostri connazionali. O gli intrecci con registi e musicisti e i lavori di colonne sonore che si sono miscelate a quelli per gli spot pubblicitari. Per non parlare poi delle dritte tecniche, sull’”ostinato” le tre note ripetute all’infinito che sono state alla base di successi clamorosi. (“Se telefonando” tra tutte, visto che ultimamente spopola nell’interpretazione di Nek ndr.) O sull’inventore del flicorno da parte di Adolfo Sax, ovviamente anche “papà” del sax e di molti altri strumenti a fiato, delle loro musicalità. Insomma di appunti ne abbiamo presi e ci siamo arricchiti anche di nuove storie.

Ma alle Corti dell’Arte si parla in musica ed è giusto lasciarle spazio.

Lo schermo alle spalle del gruppo ripropone alcune immagini ma per riconoscere i film o le canzoni di cui ascoltiamo la magica interpretazione, non ce ne sarebbe bisogno. Ma “il visivo” per Nello Salza è importante. Io, da profana, penso che in certi momenti distragga.

Se ascolto, ad esempio, la musica di “C’era una volta in America”, ogni nota mi fa ricordare quelle strade, quel ballo rubato e la tromba sempre lì, a sottolineare un amore eterno, profondo, passato tra gli anni del dolore, della disperazione, della ricchezza e del tradimento, ma sempre disposto a preservarlo puro, come può essere solo un sogno.

O come non riconoscere la Pantera Rosa, il basso che avvia quella marcia incredibile, seguita a ruota dalla tromba che ti obbliga a ripetere quel motivo ascoltato da una vita, mentre sorridi al pensiero del personaggio animato e alla bellezza della musica.

Rocky non può mancare. Il sax che sottolinea i pugni più famosi del cinema, con l’acuto forte della tromba e via via tutti gli altri strumenti, in un crescendo che fa sentire il peso di quei pugni e della vittoria. Alla fine manca solo il grido di “Adriana”.

Quando attaccano con L’ultimo Tango a Parigi, il piano mi fa partire un brivido lungo la schiena e non è il freddo della serata vi assicuro. Se poi si parla di Marlon Brando, non si può non arrivare al Padrino, una musica che si contrappone ai loschi affari della famiglia, diventa davvero parte fondamentale di una storia di corruzione e violenza, perché si assume il compito di salvarli, renderli umani, gli ridona sentimenti.

Dopo l’omaggio all’America, con i suoi western e i classici, non si poteva dimenticare l’italiano per eccellenza: Alberto Sordi. Le sue interpretazioni storiche con Il vigile, Il Marchese del Grillo, Il medico della mutua, la marcia del dottore che è stata in maniera geniale “ripresa” dalla Boheme di Puccini da Piero Piccioni, che, con i dovuti arrangiamenti, è diventata una pietra miliare della cinematografia.

Ma con Nello Salza, suona suo fratello Simone, che per anni ha fatto parte della Band di un altro grande, Pino Daniele. E anche se quest’anno tutti hanno cercato di dare un saluto al cantautore napoletano, Nello ci tiene a sottolineare che lui questo pezzo in scaletta ce l’ha da tempo, perché un posto lo merita a prescindere. E le note di “Quando”, non solo ci regalano la magia di uno dei pezzi più belli di Pino Daniele, ma inevitabilmente associano il volto di un Massimo Troisi, eccezionale interprete di quei film che, come diceva, nascevano sulle note della musica scritta dall’amico. C’è malinconia in quel sax, ma allo stesso tempo vera bellezza. Ci sono cose che rendono gli uomini immortali e la musica è una di queste. Quelle note rievocheranno sempre gli occhi di Troisi e la voce di Pino.

Nella parte finale della serata, arrivano le ultime scene e alcuni degli aneddoti che vi ho raccontato. Ecco, forse in questo momento mi è dispiaciuto vedere mischiare le due cose.

Ci sono musiche che noi “comuni mortali”, sappiamo solo associare ad un film, ad un abbraccio in un cinema, ad una lacrima versata e forse non ci piace sentire che poteva essere la musica del taralluccio del Mulino Bianco. Non in questo contesto, non con quest’atmosfera. Ma sono punti di vista. Anche perché se chiudo gli occhi e ascolto soltanto quella musica, sono costretta a perdonare tutto.

La chiusura è dedicata ad Umberto Bindi uno dei grandi cantautori italiani non sempre adeguatamente ricordato, ed al suo celebre brano di ascendenza  e tchiakovschiana  Il nostro concerto.

Ma il pubblico non lascia facilmente un gruppo del genere e allora si passa ad Astor Piazzolla, che ha avuto il merito di rivitalizzare uno strumento, il Bandoneon, usato inizialmente nelle chiese tedesche più piccole che non potevano permettersi un organo e finito poi nei bordelli Argentini a musicare danze di tutt’altro genere. Ma quello spirito di passione che lo ha caratterizzato, prima in maniera così celeste e poi così carnale, lo ha reso adattissimo per una delle musiche più passionali che esistano: il tango.

E sarà Libertango il saluto di Nello Salza per noi.

Un basso fantastico riprende la marcia, la tastiera si unisce, la tromba alza la voce e accompagna i passi di ballerini immaginari, il sax è per la passione finale insieme ai colpi della batteria e ognuno riprende il suo ritmo, il ballo continua, si gira vorticosamente nella sala. Immagini non ce ne sono più, il “visivo” è spento sullo schermo, ma nei nostri occhi ballano i ballerini. Eccome se ballano!

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