Una vita a foglietti

Le elezioni a Cava

comune-cavaA Cava oggi abbiamo un nuovo sindaco. Da buona cittadina devo essere contenta ed augurare il meglio al nuovo che verrà.

Ma qualche pensiero mi viene in mente. E non saranno commenti alla persona e tanto meno al suo programma perché non lo conosco, anche se i programmi vanno valutati quando vengono attuati e non quando vengono presentati.

Vorrei però soffermarmi sulle percentuali dei votanti. Dal primo turno che faceva registrare un 69.71%, si è scesi al 50.17%!

Cosa significa? Già le comunali spesso non hanno il peso politico inteso come corrente di pensiero, spesso si vota per il “conoscente”, a quali fini non lo voglio dire o pensare, ma è un fatto di rilievo, indiscusso E poi a Cava questa volta avevamo quasi aspiranti sindaci per ogni quartiere!!!

Ma una volta finito l’interesse per il fratello, cugino, amico, sorella, padre, zio etc…, non ci siamo più ricordati che avevamo da votare un sindaco? Sottolineo che non parlo ovviamente di chi doveva o non doveva essere votato, non sto discutendo il risultato, sto facendo notare che la gente non si interessa al voto. Voto come principio, come dovere, come uno dei pochi gesti che ancora ci permettono, usandolo con coscienza, di pensare che possiamo essere liberi!

Come facciamo a rinunciare ad un’azione così fondamentale? Anche per andare a lasciare una scheda bianca, anche ad annullarla perché non ci sentiamo rappresentati, ma dimostriamo la nostra presenza in quelle che sono decisioni che riguarderanno la nostra vita. Oggi non votare è quasi una moda, “tanto non cambia mai niente” e per forza! Se non siamo neanche presenti con il nostro pensiero, cosa vogliamo che cambi!

Però poi non c’è nessuno che si sottrae ai commenti sul mondo che fa schifo, che la politica è fatta di corrotti, che tanto “uno vale l’altro”! Ma perché siamo così facili alle critiche e così poco disposti a fare qualcosa di concreto? Perché non abbiamo almeno il coraggio di dire che in questa società, dove quasi tutto va a pezzi, speriamo che qualche volta capiti “una botta di fortuna” pure a noi, o che forse il famoso amico coltivato raggiunga l’obiettivo e sistemi anche noi?

Siamo responsabili di ciò che succede. Siamo responsabili delle nostre azioni. Siamo responsabili della nostra ignoranza intesa come persone che non sanno riconoscere in un gesto, come quello del voto, la lotta di tanti altri uomini che sono morti per consegnare ad altri, che reputavano più fortunati, la possibilità di esprimere un pensiero e di non doversi solo sottomettere.

Questo condanno, non la scelta che è stata fatta. Se il nuovo sindaco saprà far bene, ne saremo tutti contenti, soprattutto se sarà capace di tenere alti e vivi gli interessi della nostra città e non di altri. Se così non sarà ne riparleremo, ma coloro che avranno deciso di essere assenti in queste urne, dovranno almeno avere il buongusto di tacere.

E il bavaglio se lo saranno messi da soli.

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